BOTTINO AL SICURO, TORNA IN ITALIA PER FARSI ARRESTARE
AI DOMICILIARI SPACCIATORE ALBANESE DI COCAINA A CHILI

BOTTINO AL SICURO, TORNA IN ITALIA PER FARSI ARRESTARE AI DOMICILIARI SPACCIATORE ALBANESE DI COCAINA A CHILI

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In manette Fabjan Falli, 27 anni, residente a Macerata. In tre mesi i Carabinieri del Norm imputano all’extra comunitario circa 860 cessioni di droga e un fatturato lordo di 120.000 euro. Il ragazzo ha riconosciuto l’accusa ma non l’ingente entità del traffico


Preferisce saldare il conto, ancora indefinito, con la Giustizia italiana piuttosto che restarsene, ancor giovane, nella natia Albania.
La prospettiva di una condanna per droga, magari da scontarsi ai domiciliari, non ha spaventato Fabjan FALLI, 27 anni, nativo del Paese delle Aquile ma residente a Macerata.
Il ragazzo – accusato di aver detenuto e quasi interamente spacciato, in breve tempo, tra maggio e luglio dell’anno scorso, ben 2 chili di cocaina – dopo aver subito l’arresto da parte dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Osimo, aveva scelto di far ritorno in Albania facendo perdere le proprie tracce pur restando pendente, a suo carico, il procedimento giudiziario.
Ad incastrarlo, circa un anno fa, furono le meticolose indagini dei militari osimani, bravi a ricostruire, a carico del FALLI, circa 860 cessioni di sostanza stupefacente, oltre a rinvenire, ancora da piazzare, una rimanenza di circa 150 grammi di “neve”; il tutto per un giro significativo, a cavallo delle province di Macerata e Ancona, di una montagna di coca pesante due chili.
Ingente, visti i numeri fatturati quotidianamente, in particolare tra le località di Loreto, Montecassiano e Morrovalle, anche il giro di affari maturato dall’extracomunitario, stimato sul mercato in un guadagno illecito vicino ai 120.000 euro; ricavo messo al sicuro da Fabjan FALLI (abile a sottrarlo al fiuto investigativo) e di cui potrà disporre una volta concluso l’iter giudiziario e penale.
In questa ottica è probabile che proprio la trasferta oltre Adriatico dell’albanese possa essere servita a mettere in salvo il bottino (portandolo lontano da qualsiasi rischio su conti o disponibilità italiane) così da valorizzare al massimo sia l’intensa attività di spacciatore che la calcolata decisione di rientrare in Italia pur sapendo di non poter evitare il processo e il presumibile carcere.
E così è stato. Non appena i Carabinieri osimani hanno avuto certezza che Fabjan FALLI aveva fatto rientro in Italia per tornare nel capoluogo maceratese, hanno chiesto ed ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari Giorgio MANZONI (Tribunale di Macerata) l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.
Un provvedimento cautelare scattato nella serata di giovedì 5 maggio, già l’indomani la firma del Gip, per mettere al riparo quantomeno il protagonista del castello accusatorio costruito ai suoi danni.
L’indagine anti droga, una delle tante messe in piedi nella fertile gestione del capitano Luciano ALMIENTO, venne avviata attenzionando una serie di personaggi sicuri, conosciuti come clienti certi del mercato, avvicinati da FALLI sulla pubblica via, nei pressi di locali o luoghi di ritrovo, a tutte le ore del giorno.

Nella foto di repertorio l’arresto di uno spacciatore da parte dei Carabinieri del Norm di Osimo

Costo della prestazione? Dai 70 ai 100 euro al grammo, secondo la disponibilità del momento; disponibiltà che nel trimestre posto sotto osservazione – da maggio a luglio ’21 – non è mai mancata all’albanese.
Da qui l’attività investigativa che ha portato i Carabinieri, con santa pazienza, a certificare ben 860 episodi di spaccio verso l’affezionata clientela interprovinciale.
Assistito dall’avvocato maceratese Jacopo ALLEGRI, il giovane trafficante albanese è comparso in Tribunale l’altra mattina per l’interrogatorio di garanzia dinanzi al Gip MANZONI.
FALLI ha risposto a tutte le domande poste, ammettendo in buona sostanza di aver spacciato droga ma non nella misura ingente, a chili, indicata in accusa. A suo dire, infatti, molti degli 860 episodi contestati non gli apparterrebbero in quanto il giovane, all’epoca dei fatti, si sarebbe già trovato in Albania.
Al di la della conta numerica degli episodi, atti a far scattare o meno una aggravante su una condanna già scritta, la vicenda apre la strada, quantomeno alle nostre latitudini, ad altre valutazioni morali; in particolare alla riflessione individuale, specie nel caso di stranieri alla sbarra, del tornaconto a delinquere.
Aver ottenuto e messo in salvo, in pochi mesi, un piccolo bottino di 120.000 euro (con la prospettiva di uscire puliti dal carcere e potersi godere il ricavato, magari in Italia) val bene – a conti fatti – un anno o due ai domiciliari.


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