LA VERITÀ DI HILA E PAPA NON CONVINCE
IL RIESAME LASCIA ENTRAMBI IN CARCERE

LA VERITÀ DI HILA E PAPA NON CONVINCE IL RIESAME LASCIA ENTRAMBI IN CARCERE

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LA VERITÀ DI HILA E PAPA NON CONVINCE
IL RIESAME LASCIA ENTRAMBI IN CARCERE

In assenza di novità i due amici rischiano di fare l’intero periodo di carcere preventivo

Rischiano seriamente di farsi l’intero periodo di carcerazione preventiva, ovvero almeno sei mesi con facoltà di raddoppio della detenzione cautelare, la coppia Papa-Hila arrestata dai Carabinieri del Norm ormai un mese fa con un chilo e cento grammi di cocaina e il sospetto fondato di averne maneggiata fino a quattro volte tanto.

Il Tribunale del Riesame che a distanza di quattro settimane ha esaminato l’istanza di rimessa in libertà avanzata dai legali dei due amici finiti nei guai, sembra abbia rigettato la richiesta confermando la necessità – per l’ex gestore del nuovo Maxi Coal di Passatempo e il suo presunto amico italo-albanese in procinto di lasciare l’Italia, con la famiglia, alla volta dell’Australia – di mantenere i due indagati ristretti a Montacuto.

Gli inquirenti ritengono, è presumibile, che i due arrestati si siano fin’ora ben guardati dal rivelare parti importanti di verità, mancando quindi di meritare il premio della rimessa in libertà.

In particolare è convinzione dell’accusa che Papa, impaurito per le conseguenze possibili, voglia coprire Hila, considerato la vera mente dell’organizzazione.

A disturbare la serenità di giudizio, pare abbia esercitato un ruolo proprio la sfrontatezza delle dichiarazioni di Florian Hila chiamato a rispondere, in particolare, su cosa sapesse di quei quattro panetti vuoti, un tempo contenenti certamente cocaina, rinvenuti dai Carabinieri in un cassonetto nei pressi del supermercato.

L’italo-albanese ha sempre negato che gli involucri in oggetto, nonostante le conferme scientifiche portate dai Carabinieri, abbiano mai contenuto cocaina… avanzando l’ipotesi giustificativa che quegli “affari” erano si stati maneggiati… ma solo per infilarci innocui aghi di pino raccolti sul piazzale del supermercato la sera prima!

Insomma passi l’idea di non essere collaborativo e di volersi riservare in sede processuale ogni possibile spiegazione oggettiva, ma l’opzione di farsi prendere in giro non è sembrata la migliore possibile.

L’idea che un sospettato gravemente di trafficare droga a chilogrammi possa cavarsela con una battuta risibile, non è davvero parsa contemplata dalla corte che ha rispedito al mittente il desiderio di libertà.

Anche perchè tra i due uomini, seppur con ruoli e responsabilità che solo il processo potranno definire, i sospetti di chi ha indagato sue due “templari della droga” coinvolgono le maggiori responsabilità proprio in capo all’albanese… più capo dell’organizzazione rispetto a Papa.

Il quale Papa, ugualmente, poco o nulla ha anch’egli fatto per collaborare e guadagnare l’uscita di cella. Anzi la giustificazione portata ai giudici di esserci cascato con la droga sentendo la necessità di rimediare con soldi facili al dissesto economico in capo al nuovo supermercato (in pratica si salvare posti di lavoro attraverso la maggiore liquidità assicurata, a suo modo, dallo spaccio della coca in grandi quantità) ha infastidito i giudici determinando un no per la riconquista della libertà.

L’impressione di fondo è che, se non salteranno fuori fatti nuovi meritevoli di essere analizzati, i due amiconi di tante serate brave consumate nei migliori locali alla moda della regione, dovranno pazientare a lungo, sospirando ad altri mesi di mancata movida.

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