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𝗜 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗶𝗻 𝗦𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗲𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝗥𝗲𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗹𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗲𝗺𝗲𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟵𝟵𝟯. 𝗥𝗶𝗻𝗴𝗵𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼-𝗦𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗱𝘂𝗯𝗯𝗶𝗼 𝘃𝗮𝗻𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲. 𝗟𝗮 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮, 𝘀𝗲 𝗿𝗶𝘁𝗶𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗗𝗲𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼, 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗮𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗹𝗲 𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝟮𝟬𝟮𝟱 𝗱𝗶 𝗢𝘀𝗶𝗺𝗼. 𝗜𝗻 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝟮𝟬𝟭𝟰 𝗟𝗮𝘁𝗶𝗻𝗶-𝗣𝘂𝗴𝗻𝗮𝗹𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱 𝗰𝗼𝗻 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗼 𝗺𝗮 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗼

CHI ARRIVERA' ALLE SPALLE DEL SINDACO MICHELA GLORIO?

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Ci hanno messo più di 30 anni a comprenderlo (al momento siamo a 32 dall’avvento della legge che nel 1993, all’epoca di Tangentopoli, “tanto piaceva al popolo Italiano”, ovvero quella che consente l’elezione del Sindaco direttamente per voto popolare) ma al Centro-Destra alla fine l’hanno capito.

Legge appassionante in quanto coinvolge il popolo nell’unica scelta diretta consentita dalla politica – appunto il Sindaco della propria città – che pure non conveniva (e non ha convenuto) ad oltre il 50% degli Italiani, specie se abbinata ai gusti comodi dell’elettorato di Centro-Destra.

Ma alla fine pare l’abbiano compreso: via il ballottaggio per i candidati Sindaci fermatisi, al primo turno, sotto la soglia del 50% ma comunque premiati da almeno il 40% o più di elettori valevoli la fascia Tricolore.

Da sempre, ad Osimo come a Roma o nell’ultimo Comune di Italia, lo spirito della legge – che vuole una maggioranza assoluta raggiunta alle urne, anche a costo di contare una minore partecipazione degli elettori – non è stato ben compreso dagli italiani.

Milioni di persone, in buona fede, andando al seggio la prima volta, ritengono perfettamente concluso il proprio compito di buon cittadino, senza sospettare che il voto vero, quello che conta, anzi l’unico che vale, è il seguente, dopo 15 giorni, al ballottaggio tra il primo e il secondo arrivato.

Ad Osimo lo sappiamo bene. Nel 2014 Simone PUGNALONI, largamente secondo col 29.37% dei consensi, riuscì a prevalere sull’allora imbattuto Dino LATINI grazie ad un ballottaggio favorevole per appena due schede!

E se il ricordo non dovesse bastare ecco il ballottaggio dello scorso giugno dove, grazie al cosiddetto “apparentamento” permesso dalla legge, il terzo e ultimo arrivo Sandro ANTONELLI si trasformò da brutto anatroccolo a cigno reale conquistando, con la maggioranza, anche il potere di maggior partito in maggioranza… pur sconfitto dagli osimani!

Pd sulle barricate per la perdita evidente di un grosso vantaggio elettorale di cui il Centro-Sinistra ha goduto, grazie a Tangentopoli, per oltre 30 anni

Brutte cose che si spera non accadranno più e sinora favorite proprio dalla difficoltà di portare la gente al voto, idea tanto più difficile da inculcare in un elettorato per tradizione “comodo”; diversamente dal fronte opposto molto più sensibile, quasi per un fatto di sangue, all’appuntamento con la scheda.

Un po’ lo stesso meccanismo, se possibile ancor più esasperato, che vedremo all’opera, per l’ultima volta, il prossimo 25 maggio qui ad Osimo. Con gli osimani aventi la GLORIO nel cuore uniti e compatti al voto… mentre il resto della città, disunito e schifato e diviso, starà in maggioranza alla larga dalle urne.

Perché per l’ultima volta? E’ stato depositato ieri, al vaglio della commissione Affari costituzionali, un emendamento al decreto legge che norma i referendum, a firma di tutti i capogruppo di maggioranza, in cui si abbassa il quorum necessario per l’elezione diretta del Sindaco, dal 50%+1 voto ad almeno il 40%.

Modifica che a quanto pare, quando anche realmente introdotta per decreto legge, entrerà in vigore a partire dalle elezioni prossime e future del 2026, salvaguardando le regole del gioco per le elezioni di questo maggio con 460 comuni + Osimo al voto.

Un peccato, a ben vedere, guarda caso proprio per Michela GLORIO, già praticamente certa di farcela al primo turno pure con le regole attuali del 50%… figuriamoci se fossero bastati ancor meno partecipazione e ancor meno voti.

Due vecchi marpioni dell’antico Movimento sociale – Destra nazionale: il Presidente del Senato Ignazio LA RUSSA e il Capogruppo dei Senatori di Forza Italia Maurizio GASPARRI

Le proteste generali dai partiti di opposizioni, Pd su tutti, parrebbero però aver portato il Governo sull’idea di rinunciare all’emendamento sul Decreto legge referendum (che avrebbe consentito la modifica della legge subito) per un disegno di legge da approvarsi comunque nei tempi più rapidi ma a valere dal 2026.

L’emendamento che dovrebbe essere ritirato ripropone una precedente proposta del Centro-Destra. In particolare i Capigruppo di tutti i partiti di Governo hanno sottoscritto di modificare gli articoli 72 e 73 del Testo unico delle leggi sugli Enti locali per cui risulterebbe eletto Sindaco “il candidato che ottiene il maggior numero di voti, a condizione che abbia conseguito almeno il 40% dei voti validi”.

Previsto, inoltre, un ‘premio di maggioranza’ per il candidato vincente pari al 60% dei seggi assegnati in Consiglio comunale.

Queste le principali reazioni del vari leader di partito: tra i primi a insorgere è il Pd che col Senatore Francesco BOCCIA parla di emendamento irriverente e offensivo.

“È inaccettabile – ha detto il presidente del gruppo del Pd al Senato – che una minoranza possa diventare maggioranza! E una provocazione, una dichiarazione di guerra verso le opposizioni e anche verso la tenuta di quest’Aula e del confronto parlamentare. Chiediamo di ritirare immediatamente questo emendamento. Si tratta di una scelta politica fatta dalla maggioranza e immaginiamo condivisa anche con il governo.

Confidiamo in un intervento del Presidente LA RUSSA per riportare il confronto parlamentare all’interno del perimetro del rispetto democratico”. 

LA RUSSA non si è fatto attendere ed ha così replicato:

“Questo è un problema che va esaminato” – ha commentato il Presidente del Senato Ignazio LA RUSSA che non ha comunque escluso la possibilità che l’emendamento venga accolto.

“Vedremo se è compatibile con un Decreto o meno – ha spiegato – Sul contenuto dell’emendamento non mi scandalizzo; sulla modalità tutto sarà fatto secondo le regole. Sono pronto ad ascoltare le obiezioni che verranno dalle opposizioni”.

E ha sottolineato: “Valuteremo tutto. Naturalmente il regolamento sta al di sopra di tutto ma se il punto non è la modalità ma il contenuto non è compito del Presidente censurarlo”.

Peraltro, ha aggiunto, “è già praticato in due Regioni, Toscana e Sicilia, con decisioni prese da Giunte di Sinistra o comunque non di Centro-Destra all’epoca”.  

Contrario all’emendamento anti ballottaggi anche il partito di Carlo CALENDA. “Un Decreto elezioni che doveva essere solo di carattere ordinamentale sta diventando il cavallo di Troia per modificare, pesantemente, il Testo unico sulle Autonomie locali”.

A dirlo è anche il senatore di Azione, Marco LOMBARDO che aggiunge: “In materia elettorale non è possibile usare la decretazione d’urgenza, ai sensi della nostra Carta costituzionale. Per questo, sull’emendamento della maggioranza che modifica il meccanismo del ballottaggio nei Comuni, Azione, insieme alle altre opposizioni, in modo unitario, condurrà una dura battaglia politica per evitare l’ennesimo pasticcio del Centro-Destra di maggioranza”. Dello stesso parere anche Filiberto ZARATTI, capogruppo di Avs della commissione Affari costituzionali della Camera: 

“Non è solo una provocazione, per noi è una prova di regime! Un brutto espediente per vincere le elezioni a tavolino. Questo tentativo va respinto con forza in ogni modo”.

Ma il Centro-Destra non molla. Se l’opposizione insorge, il Governo tira dritto con la sua proposta.

“La questione dei ballottaggi nei Comuni sarà risolta” – assicurano in una nota congiunta i Capigruppo del Centro-Destra al Senato.

“Non c’è nessuna norma introdotta dal Governo per Decreto ma piuttosto la possibilità di discutere della questione ballottaggi in sede di conversione del Decreto, entro 60 giorni”.

Se questa strada non dovesse andare a buon fine, annunciano, “abbiamo contestualmente predisposto un disegno di legge dall’analogo contenuto”.

La ratio prende spunto dal fatto – spiegano i Senatori Lucio MALAN (Fratelli di Italia), Maurizio GASPARRI (Forza Italia), Massimiliano ROMEO (Lega) e Michaela BIANCOFIORE (Noi moderati) – che “i ballottaggi vedono una partecipazione dei cittadini talmente ridotta da indurre ad affrontare la questione”.

E, comunque, puntualizzano, “andremo avanti utilizzando i vari strumenti che il Parlamento ci mette a disposizione. La questione sarà affrontata e certamente risolta attraverso gli strumenti della democrazia parlamentare. Per noi conta la sostanza dell’obiettivo da raggiungere”. 

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