ADDIO AL DECRETO LEGGE ZAN GRAZIE AL VOTO SEGRETO DEL SENATO
SCATTA LA “TAGLIOLA”, GOVERNO BATTUTO: NO AL PENSIERO UNICO

ADDIO AL DECRETO LEGGE ZAN GRAZIE AL VOTO SEGRETO DEL SENATO SCATTA LA “TAGLIOLA”, GOVERNO BATTUTO: NO AL PENSIERO UNICO

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Bocciate con una esultanza da stadio le velenose norme sulla violenza e il discrimine su sesso, identità di genere ed orientamento sessuale. No ad un provvedimento che avrebbe, di fatto, imbavagliato, la maggioranza della società italiana. Centro-Sinistra battuto grazie all’apporto dei Renziani di Italia viva in uno scenario da prove generali in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica


Il Centro-Destra esulta per lo storico risultato portato a casa

Dunque, esultando quasi come per un gol in finale contro l’Inghilterra, ieri il Senato ha restituito dignità all’Italia e liberato gli Italiani dal pericolo di veder trasformato in atto illiberale un disegno di legge che avrebbe riservato anni di galera, esattamente fino a 4, a chi avrebbe continuato a mantenere – ad esempio su un concetto semplice come la famiglia un proprio pensiero, un sano convincimento da padre di famiglia… ben diverso rispetto al pensiero unico dominante e caro a Letta e al Partito Democratico.
Di questo risultato fondamentale, ottenuto in lunghi anni di potere parlamentare del Centro-Sinistra, senza l’avallo del consenso del popolo, le famiglie italiane debbono ringraziare i Senatori dell’intero Centro-Destra (compresa una Forza Italia zoppa dei soli “liberal” BARTOLOZZI, POLVERINI, PRESTIGIACOMO, VITO e PEREGO) e il manipolo, decisivo, dei Renziani di Italia viva.
154 si, alla fine di un pomeriggio dove grazie al voto segreto si è tornati a fare politica, i consensi favorevoli alla cosiddetta “tagliola”, ovvero alla rinuncia a votare il provvedimento così come proposto dalla Camera, rinviando il tema di almeno sei mesi… ovvero a mai.
Stop di fatto all’esame di quella che poteva essere la legge Alessandro Zan, dal nome del senatore dem padovano, primo firmatario sulle mancate misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati su sesso, identità di genere ed orientamento sessuale.
Poteva essere perchè è ormai chiaro che il proposito di imbavagliare l’Italia – eleggendo a status di legge i convincementi, largamenti minoritari, degli Italiani su temi quali l’omosessualità, i gay, le lesbiche e il mondo trans – non potrà più avvenire in questa legislatura. E probabilmente neanche nel prossimo futuro.
131, sull’altro versante, i voti dei senatori Pd, Leu e 5 Stelle, favorevoli al passaggio della discussione in aula, come già successo alla Camera, lo scorso 4 novembre, sempre con votazione segreta, approvando in prima lettura il disegno di legge oggi bocciato.
Piuttosto il divario numerico ribaltato lascia pensare e manda messaggi anche all’ormai imminente scadenza per il rinnovo del Settennato al Colle. Dalla quarta “chiama” in poi, quando per eleggere il successre di MATTARELLA sarà sufficiente la sola maggioranza semplice di 1.009 votanti, cioè 505 si garantiti dal segreto dell’urna, per il Centro-Destra potrebbero aprirsi scenari mai così interessanti in 73 anni di storia Repubblicana.
I voti teoricamente a disposizione, da Fratelli d’Italia all’Unione di Centro, passando per gruppo misto e partitelli di facciata, ammonta a 469 “si”, lontani dal successo giusto 36 consensi di buona volontà. Obiettivo che i Renziani hanno sottolineato essere possibile, chiaramente al loro prezzo.
Ma tornando alla “tagliola” scattata ieri alla Zan… cosa cambia nella società italiana questo voto trasversale del Senato? Molto. E gli effetti dello scampato pericolo si noteranno, a nostro avviso, soprattutto nel venir meno dei frutti velenosi che una ideologia, elevata a legge, avrebbe accarezzato, protetto, fatto crescere e reso normale drogando pian piano il Paese.
Cosa dunque non avremo? Innanzi tutto non ci sarà, sicuramente così era stata pensata, la data del 17 maggio elevata a simbolo nazionale di quell’omofobia culturale che tanto piace alla Sinistra affibbiare alla Destra, con il consenso tacito del Centro.
Soprattutto non ci saranno (almeno con gli effetti sperati dal Pd e alleati) le offerte formative scolastiche in grado di sensibilizzare, su questo tipo di false discriminazioni – specie sul molto alimentato ad arte – milioni di studenti di ogni ordine e grado.
Secondariamente non nasceranno, come funghi dopo una pioggia estiva, centinaia di centri anti violenza legittimati ad operare e a diffondere “cultura” sulla base delle discriminazioni di orientamento sessuale e di identità di genere… così come interpretati dalla cultura dominante di Sinistra.


Scattata la “tagliola”, addio al decreto legge ZAN

Non si diffonderà, di pari passo, la cosiddetta “clausula salva idee” che avrebbe consentito, in caso di approvazione in legge, di evitare il carcere in caso di “libera espressione di convincimenti od opinioni” o anche allaargando la gittata dalle parole ai fatti e quindi alle “condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte” purchè – attenzione – “non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.
Salta anche il carcere per i più testardi. Reclusione fino 18 mesi e multa fino a 6.000 euro per chi istiga a commettere o commette in proprio atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; stessa reclusione, da un minimo di 6 mesi al massimo di 4 anni, per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza.
Detto che la violenza e ogni offesa, esercitata in prima persona o istigata, è da sempre prevista nel nostro e già punita dall’ordinamento penale, pare a tutti evidente come il disegno di legge appena bocciato fissasse i propri veri obiettivi nel tentativo, non riuscito, di trasformare culturalmente l’Italia in un Paese ad alta sensibilizzazione verso temi di civiltà, come l’omosessualità e dintorni, familiari ai partiti di più indottrinamento culturale.
Un facile esempio degli obiettivi non detti dalla legge, tornando alla data simbolo prescelta, è proprio il 17 maggio, mese elettorale per eccellenza in Italia. Giornata in cui poter scaricare quintali di retorica, a gratis, magari a poche di un qualsiasi voto…
Stop, dunque, al progetto di “liberare” si l’Italia da un’antica visione moralistica della sola tolleranza… magari passando, di colpo, all’idea di forgiare una società che quasi applauda, senza ragionarci sopra troppo, al nuovo che avanza.
Per qualche anno il voto al Senato di ieri mette noi e tutti al sicuro da secondi fini. Considerati i tempi non c’era da scommetterci.


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