IMPAZZISCE PER NON VOLER CREDERE ALLA PAZZIA DELLA FIGLIA!
IL 2020 CHIUDE LA VICENDA TERRENA DI SANDRO BIANCHI, 70 ANNI

IMPAZZISCE PER NON VOLER CREDERE ALLA PAZZIA DELLA FIGLIA! IL 2020 CHIUDE LA VICENDA TERRENA DI SANDRO BIANCHI, 70 ANNI

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Storie di ordinaria follia culminate nell’anno horribilis con la morte del componente del “ramo povero” del Mulino Bianchi. Il decesso a marzo in una struttura protetta del Pesarese dove è tutt’ora ristretta – per la vicenda Bordoni – la figlia Roberta, incapace di intendere e volere


La lunga scia di dipartite eccellenti che ha scandito l’intero 2020 osimano, non poteva sorvolare i due addii più clamorosi, perchè strettamente legati ad episodi di cronaca nera, registrati in città nell’anno appena agli archivi. Vicende e personaggi dolorosi che cercheremo di ripercorrere, oggi e domani, tratteggiando gli aspetti che maggiormente hanno fatto riflettere Osimo.

Una lontana immagine giovanile di Sandro BIANCHI ai  tempi della militanza nell’Osimana

E’ il caso di Sandro BIANCHI, 70 anni, di Osimo Stazione, scomparso il 13 marzo scorso nella Rems di Monte Grimano Terme (Pesaro) dove si trovava ristretto dal 2015, insieme alla figlia Roberta, oggi 35 anni.
A costringere padre e figlia in una residenza protetta per l’esecuzione delle misure di sicurezza, una sentenza del marzo 2017 emessa dal Giudice Alberto PALLUCCHINI che confermava entrambi i soggetti socialmente pericolosi in quanto infermi di mente.
Una misura estrema, quella del ricovero coatto in strutture con funzioni socio-riabilitative, resasi necessaria dopo anni e anni, quasi quattro, trasformati in un autentico incubo per Monica BORDONI, all’epoca amministratrice di Astea Energia, vittima suo malgrado della follia familiare dei BIANCHI.

“Ho temuto seriamente per la mia famiglia – commentò a caldo la BORDONI, all’epoca mamma di due figli minorenni – ma per “fortuna” hanno preso di mira sempre e soltanto me. Si tratta di una vicenda complicata che riguarda due persone che evidentemente non stanno bene e a cui il ricovero in una struttura assistita potrà in qualche modo aiutare. Per me e la mia famiglia si tratta comunque della fine di un incubo con mesi davvero terribili da sopportare. Ringrazio le forze dell’Ordine, segnatamente Carabinieri e Polizia, che sono venute a capo di un caso e di indagini non semplici. Con un grazie particolare al Maresciallo Marcello Iarba che si è speso, oltre misura, per la soluzione del caso”.
Insomma Monica BORDONI, per pudore, non l’ha gridato forte ma davvero, nell’escalation di pazzia che, specie nel biennio 2014-2016 si è impossessato delle menti di Sandro e Roberta BIANCHI, la capogruppo delle Liste Civiche ha rischiato la vita, non potendo immaginare a quale tipo di ritorsione, messa in atto dai due squilibrati, avrebbe dovuto far fronte.
Tutto era nato con la solita richiesta di lavoro, in questo caso per la ragazza, tra i due la maggior sofferente, fin dalla tenera età ma mai riconosciuta tale dai genitori.
Con la scomparsa prematura della madre, poi, i due, rimasti soli, si sono così, nel tempo, “palleggiati” la malattia e soprattutto alimentato la doppia personalità di una ragazzina divenuta adulta e donna, aggravando il suo stato col crescere degli anni.
La “colpa” della BORDONI? Non aver compreso al volo che la ragazza non era “tutta”, come si dice in gergo, alternando momenti di normalità a lunghi intervalli di schizofrenia.
Entrambi residenti all’epoca – 2012 – ad Osimo Stazione, il contatto fatale giunse però via social. “Ricordo che mi aveva chiesto – spiega la capogruppo Civica – informazioni circa un passaggio di proprietà e le avevo indicato l’ufficio comunale a cui rivolgersi.

Da allora è stato tutto un crescendo di richieste con la ragazza a frequentare ogni incontro sul mondo del lavoro che la BORDONI, in qualità di coordinatrice del partito di maggioranza, organizzava sul territorio… quasi tutti i giorni! Così che fu inevitabile per la BIANCHI giungere a farsi dare il cellulare della BORDONI. Settimane di richieste di aiuto intervallate da sfoghi personali con il coinvolgimento, ben presto, anche del padre, sempre più solidale con la figlia.

La residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza che dal 2016 allo scorso marzo ha ospitato Sandro BIANCHI; la figlia Roberta  BIANCHI resta nella struttura di Monte Grimano Terme (Pesaro)

“Sono arrivati a chiamarmi fino a 200 volte in un solo giorno” – ricorda la BORDONI che all’inizio, non consapevole del rischio, provò effettivamente a dare una mano alla famiglia.

“Mi facevano tenerezza e mi sembravano in difficoltà, ma purtroppo la vicenda stava per degenerare per cui non risposi più alle richieste. Fu l’inizio di un periodo culminato, nell’agosto del 2015, con una aggressione fisica, lungo corso Mazzini, a cui sono sfuggita per miracolo rifugiandomi in un negozio. E poi le ruote dell’auto squarciate, gli squilli al campanello di casa in piena notte e persino l’arrivo dei Carabinieri inviati da loro per un incendio alla propria abitazione di Porto Recanati…”.
Minacce sempre più pressanti e un escalation di violenza messo in atto, nonostante il divieto di metter piede ad Osimo, ben oltre lo standard dello stalking. Il tutto fino all’arresto di padre e figlia nel gennaio 2016 e alla dichiarazione di incapacità di intendere e volere emessa in sentenza l’anno dopo.

Monica BORDONI, capogruppo liste Civiche al centro, suo malgrado, della doppia pazzia di figlia e padre

Appartenuto al “ramo povero” del “Mulino Bianchi”, Sandro BIANCHI, di fatto, non si è mai occupato di farina e dintorni. Un piccolo passato nelle giovanili dell’Osimana, senza però mai raggiungere la prima squadra, BIANCHI è stato nella vita un valido rappresentante di prodotti per mangimi animali. Sposato con Fiorella BATTAGLINI, commessa dell’atelier BALDASSARRI e successivamente Direttrice della boutique MAX MARA ad Ancona, la donna ha sempre tenuto a bada, come potuto, gli eccessi della figlia. Purtroppo con la morte anzitempo della donna, avvenuta nel 2010, le cose in famiglia sono ulteriormente precipitate, con la figlia a prendere sempre più possesso della mente del padre, fino a trascinarlo con se in una pazzia senza ritorno.
Insomma davvero una brutta vicenda, tutta da dimenticare e che effettivamente la città aveva ampiamente rimosso, nonostante l’eclatanza dei personaggi coinvolti e che vede la principale protagonista ancora ristretta, probabilmente per sempre.
Oblio effettivamente raggiunto, con il confinamento obbligato nel Pesarese della coppia, dal momento che nessun parente e solo qualche raro amico si è reso disponibile, in questi anni che hanno preceduto la fine di Sandro BIANCHI, ad incontrarlo per un saluto e un abbraccio finale.


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