“NELLA BOXE HA LA MEGLIO IL PIÙ FORTE… NON IL PIÙ BRAVO”
KABA AVVERTE CHARLY, “VINCERE AD OSIMO PER TENTARE L’EUROPA”

“NELLA BOXE HA LA MEGLIO IL PIÙ FORTE… NON IL PIÙ BRAVO” KABA AVVERTE CHARLY, “VINCERE AD OSIMO PER TENTARE L’EUROPA”

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Alla scoperta del Campione d’Italia Superleggeri che tra 40 giorni, al palaBaldinelli, incrocerà i guantoni con l’idolo di casa Metonyekpon, Cintura in palio. Origini albanesi ma ormai bolognese di adozione, Kaba potrebbe correre il rischio di sottovalutare il più giovane osimano, magari pensando già al possibile titolo Europeo.


Questa è la storia di un ragazzino albanese che nel 2005, a 11 anni, arriva in Italia, nel Foggiano, con la famiglia. Il giovane sogna di fare la boxe, ma in quel paesino della Daunia esiste solo il calcio.
Non rinuncia però al sogno e oggi, a 27 anni, con un record di 13 vittorie, un pari e 2 sconfitte (senza titolo in palio), il ragazzo venuto dalla terra delle aquile è Campione d’Italia professionisti, pesi Superleggeri.
Titolo conquistato nel 2019 e difeso vittoriosamente, l’ultima volta, lo scorso 27 novembre.
Il suo nome è Arblin KABA, vive a Bologna ed è cittadino italiano dal 2015. Fa il magazziniere in un supermercato, perché nel professionismo italiano di solo pugilato non si campa. Neanche se sei un campione.

Dove e come comincia la tua storia?
“A Rocchetta Sant’Antonio, 1.500 abitanti sull’appennino pugliese. Qui è venuto mio padre per vivere e lavorare. Fin da piccolo volevo fare la boxe, ma lì c’era solo il calcio. Così ho iniziato solo a 18 anni, quando ho potuto spostarmi nella palestra di Foggia, a 80 chilometri da casa”.
Alla Pugilistica Luciano BRUNO.
“Un maestro vecchio stile, capace di impostare bene un pugile: primo non prenderle, colpi di rimessa, boxe olimpica. Otto match da dilettante; poi ho scelto di cambiare vita”.
Si è trasferito a Bologna.
“Per studiare Ingegneria all’università. Studi che ho interrotto ma che, prima o poi, riprenderò. Sono entrato nella palestra della Boxe Torri, al Pilastro, un quartiere popolare, per certi aspetti difficile.
Così la palestra è diventata un pò la mia seconda famiglia. Il maestro è Paolo PESCI, ex Campione italiano dei Welter, già rivale di Biagio ZURLO e Alessandro DURAN, Ndr.”.

Tutta la potenza del campione italo-albanese

A Bologna la svolta della carriera.
“In un anno ho fatto 22 match, raro per un dilettante. Ho combattuto contro i migliori d’Italia. Nel 2015 sono arrivato in finale agli Assoluti, nel 2016 in semifinale, sempre nei Superleggeri.
Dopo 42 match ho deciso di passare professionista. E’ un tipo di pugilato più crudo, fatto con i guanti piccoli, al limite più adatto alle mie caratteristiche. Una boxe, quella dei “pro”, dove vince sempre il più forte… non il più bravo!”.
Con l’età è salito di categoria?
“No, sono un superleggero naturale. Non ho problemi a fare il peso. Non faccio diete. Posso mangiare quello che voglio e non supero il limite dei 63,504 chilogrammi”.
La stessa categoria di Patrizio OLIVA. Un suo idolo?
“Ho visto i filmati ma non l’ho mai seguito perché Patrizio (63 anni, NdR.) è di un’altra generazione. Sono cresciuto seguendo Manny PACQUAIO (ex pugile filippino), Floyd MAYWEATHER junior (pugile americano) e Miguel COTTO (fuoriclasse portoricano); quelli sono i miei idoli”.
Torniamo a KABA per ricordare la scalata tra i professionisti; ricorda?
“Il debutto al Santo Stefano pugilistico di Bologna, nel 2016, a cui seguirono altri 9 match vinti… fino alla sfida del 24 maggio 2019 per il titolo italiano contro Massimiliano BELLISAI, a Mantova, vittoria arrivata in modo rocambolesco e colta al volo”.
Cos’è successo?
“Successe che prima saltò lo sfidante a BALLISAI, ovvero Luciano RANDAZZO. E poi, anche BALLISAI, per un chilo e più, non fece il peso. Mi chiamarono sul ring in extremis. Per fortuna mi stavo già preparando per un altro match e quindi accettai volentieri, anche per l’opportunità del tutto inaspettata.
In pratica se vinceva lui il titolo italiano Superleggeri sarebbe rimasto vacante; se invece vincevo io, sostituto di RANDAZZO e sfidante a tutti gli effetti, sarei diventato Campione.
Ho vinto per decisione tecnica, dopo 8 round. E due anni dopo ho conservato il titolo pure contro RANDAZZO”.
In mezzo un difesa vittoriosa con Hassan NOURDINE ma anche le due sconfitte della sua carriera, senza titolo in palio.

Arblin KABA mostra la Cintura dei superleggeri

“Di nuovo a Mantova, stavolta contro Mohamed KHALLADI, ci trovammo subito dopo lo stop per Covid; fu un altro match particolare. Andato bene fino al 7° round quando KHALLADI mi ha preso (con gancio destro largo) e atterrato. La boxe è così, basta distrarsi un attimo…”.
E la seconda sconfitta?
“In Repubblica Domenicana, contro un Rohan POLANCO che tre settimane dopo avrebbe dovuto fare le Olimpiadi a Tokyo. Fu un risultato bugiardo. Forse pensavano fossi un avversario più facile. Quando hanno visto che davo del filo da torcere, che gli tenevo testa… alla prima occasione l’arbitro ha fermato e mi ha dato perso. Non era un match da fermare. Magari non avrei vinto, ma certo avrei resistito fino alla fine. Evidentemente hanno ritenuto non fargli correre rischi. Fosse per me sarei pronto a rifare il match. Anche subito”.
Torniamo al successo, in quel di Ferrara, casa dello sfidante Davide ZAGATTI, ultima difesa vittoriosa ai punti.
“Ho il ricordo di un palasport gremito. Tanti tifosi suoi ma molti anche i miei venuti da Bologna e dalla lontana Rocchetta Sant’Antonio. Un bel clima, tutto perfetto, nulla da dire. Del resto i fratelli DURAN sono sempre bravi a organizzare, conoscono il pugilato, sanno valutare i match.
ZAGATTI l’avevo già affrontato da dilettante. Sapevo di poter vincere grazie alla maggior esperienza. Mi ha messo in difficoltà con un colpo al 6° round ma, buon per me, non è riuscito ad approfittarne. Per il resto ho sempre avuto l’incontro in mano”.

Immagine rara, KABA al tappeto (da KHALLADI) per la prima e unica volta, sinora..

E adesso?
“Sabato sera 26 marzo, ad Osimo, nelle Marche, in casa di Charlemagne METONYEKPON, difenderò di nuovo il titolo, per la quarta volta dopo NOURDINE, RANDAZZO e ZAGATTI. So già che dovrò dimostrare il mio valore in casa di un avversario molto determinato e soprattutto molto preciso nei colpi. Oltretutto sarà la mia prima volta lontano dai ring, più familiari, di Bologna, Mantova e Ferrara. A medio termine, infine, c’è poi l’ipotesi di provare il titolo Superleggeri dell’Unione Europea, in Francia. Ci stanno lavorando, vedremo se si concretizzerà. Altrimenti prenderemo quel che viene, come sempre. In carriera non ho mai rifiutato un match”.

Ivan MALFATTO
(tratto dalla Gazzetta dello Sport del 10 dicembre 2021)

KABA entra nella guardia dell’avversario

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