TRE MESI DOPO “BATMAN” IANNUZZI TRADITO DALLA VOGLIA DEL BIS
LA DOPPIA PERSONALITÀ DEL PROF, LE DONNE SIMBOLO DEL MALE!

TRE MESI DOPO “BATMAN” IANNUZZI TRADITO DALLA VOGLIA DEL BIS LA DOPPIA PERSONALITÀ DEL PROF, LE DONNE SIMBOLO DEL MALE!

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La commessa 35enne anconetana, sposata ma separata in casa di fatto, si è convinta a collaborare e fare il nome dell’insegnante solo 10 settimane dopo lo stupro subito a Scossicci. A persuaderla le nuove minacce ricevute via sms dall’insegnante fidardense del Meucci. “So bene dove vivi, dove lavori e in quale scuola porti i tuoi figli…”. Non ancora iniziata la caccia al terzo orco.


Dieci settimane per decidere di collaborare con la Polizia e “ricordare” i nomi di almeno due persone su tre. E probabilmente la commessa 35enne di Ancona, stuprata dal professor “Batman” Osvaldo IANNUZZI la sera del 24 aprile (grazie al concorso decisivo del muratore Giuseppe PADALINO e di un terzo uomo ancora sconosciuto all’inchiesta), non si sarebbe decisa a fare quei due nomi se proprio “Batman” non fosse incorso nel passo falso, decisivo, di insistere per rivedere la donna.
In realtà per sapere direttamente dalla vittima (dopo aver fatto sondare la commessa proprio da PADALINO) sull’intenzione di denunciare o continuare a coprire l’accaduto.
Ma cosa c’entra con lo stupro il super eroe buono di Ghotam City Bruce Wayne, in arte Batman? A tirare in ballo l’uomo-pipistrello, stando al racconto della vittima anconetana (sposata ma di fatto separata in casa da tempo e madre di un paio di piccoli), sarebbe stato proprio l’insegnante di sostegno del Meucci di Castelfidardo prima di denudarsi e approfittare della vittima, ormai inerme.
Un chiaro esempio di doppia personalità, un uomo dai due volti, peccato alla rovescia! Il vero Batman, nel caso, difende la persona aggredita impedendo al male di vincere; e anche quanto alla vita sessuale di Bruce Wayne, per come ce la raccontano, non ha certo bisogno di due enurgumeni che blocchino gambe e braccia alla prima poveretta incrociata ad una festa a base di vino e cocaina.
E si perchè la presenza della coca, evocata a caldo ad inizio vicenda, pare confermata come fatto certo, al punto da far gridare all’insegnante di Castellamare di Stabia (ma residente a Porto Recanati nei pressi della pineta) la seguente frase: “Tu mi vedi come Bruce Wayne ma io sono Batman…”.
A quel punto i tre uomini si sarebbero scambiati una sguardo di intesa con i due “manovali” dello stupro ad aggredire la commessa impaurita, ormai consapevole di essere caduta in trappola, trascinarla in camera, sbatterla sul letto e immobilizzarla sulle lenzuola.
Per il professor Batman la situazione, più che apparecchiata, era ormai più che matura per essere colta raccogliendo un rapporto completo condito da volgarità e offese a tema rivolte all’incauta ospite.
Un copione, insomma, recitato al meglio dal professore, con l’unica mancanza, grave, di non essersi travestito anche di Batman e rendere così più veritiero il suo pensiero: lo stupro del Bene contro le donne simbolo del Male.

Osvaldo IANNUZZI, alias BATMAN

Strano poi, per uno stupro avvenuto nella comodità di una casa al mare utilizzata in primavera (senza troppi vicini, insomma), che nessuno degli altri due uomini abbiano partecipato alla festa, pur consapevoli di rischiare la stessa incriminazione di Batman IANNUZZI: violenza sessuale di gruppo.
Forse la vittima e il professore di sostegno fidardense si conoscevano già, precedentemente la sera del 24 aprile? Forse c’erano stati dei precedenti che potevano, in qualche modo, portare la mente offuscata dell’uomo (da vino e coca con certezza) a cercarsi una rivincità?
Sono soltanto due dei tanti interrogativi a cui il processo dovrà fornire delle risposte. A cominciare da come mai la vittima abbia impiegato 10 settimane per elaborare il lutto, al punto di decidersi a fare i nomi solo a minacce ricevute.
“Mi raccomando stai zitta – le avrebbe ordinato IANNUZZI nel rivestirsi – fatti i cazzi tuoi! Ricorda che so dove abiti, dove lavori e anche dove vanno a scuola i tuoi figli”. E poi, per essere più convincente, il colpo di teatro, spostandosi in cucina: “Con me le donne stanno zitte, altrimenti – mostrandole un coltellaccio – ci penso io con questo”.
Insomma la festa a otto (a cui ha preso parte anche il fratello di Batman), poi ridotta e proseguita con uno stupro a quattro, non dovrebbe essere avvenuta tra perfetti sconosciuti, favorito dal passa parola tra amici degli amici, ma tra persone con almeno un minimo di familiarità e qualche precedente a tavola.
Di fatto la commessa, uscita frastornata dalla vicenda e giudicata dalle fonti investigative “discretamente attendibile, seppur con qualche aspetto rimasto in ombra”, la notte stessa si confidò e chiese aiuto ad un proprio amico poliziotto che l’indirizzò subito in ospedale a Torrette e da qui presso il centro specializzato del Salesi, per gli accertamenti del caso, inequivocabili della violenza subita.

Il Capo della Squadra Mobile di Ancona Carlo PINTO

Da qui l’avvio, di ufficio, delle indagini, infrantesi, però, sul muro di mancata collaborazione della vittima (l’Italia, non a caso, figura tra i Paesi europei dove lo stupro è meno denunciato dalle donne che preferiscono il silenzio, in particolare se l’altra parte è conosciuta) almeno fino al tentativo di Batman, a luglio, di riprendere il filo del discorso.
In precedenza era toccato a PADALINO raggiungere la commessa in negozio per scusarsi in qualche modo e soprattutto dissociarsi dalle iniziative possibili di IANNUZZI, descritto dal muratore come un tipo pericoloso in quanto di natura imprevedibile.
Così, giorni dopo, quando il professore è tornato a farsi vivo con la poveretta inviandole messaggi del tipo: “Sei ancora arrabbiata? Dai usciamo per un aperitivo e parliamone…”, la 35enne si è definitivamente convinta a fare i nomi, a salvaguardia della qualità della propria vita.
“Ne ho passate tante in passato – si è sfogata con gli agenti – ma questa cosa è come mi avesse tolto ogni volontà, anche su me stessa. Lui ha fatto una cosa su cui non potevo fare nulla. Ho perso il filo della mia vita su tutto: nel rapporto con mio marito, con i figli, nel lavoro e non va meglio persino con i pochi amici. Dopo mesi non ce la faccio a riprendere la vita normale. Non dormo più e se mi capita ho spesso degli incubi allucinanti. Non va meglio al lavoro: di sera, in particolare se rimango sola e debbo chiudere, mi capita di aver paura. No, non sto bene. Ora però so cosa serve: voglio che quella gente – ha sottolineato la preda, decisa a rialzare la testa – stia per sempre lontana da me”.

Giuseppe PADALINO, 52 anni, operaio edile, torinese, residente a Porto Recanati

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