UN ANNO FA LA DISCUSSA CENA COMMEMORATIVA DI ACQUASANTA
OGGI IL COVID TOGLIE AD ACQUAROLI OGNI IMBARAZZO: TUTTI A CASA

UN ANNO FA LA DISCUSSA CENA COMMEMORATIVA DI ACQUASANTA OGGI IL COVID TOGLIE AD ACQUAROLI OGNI IMBARAZZO: TUTTI A CASA

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Stasera, per il 98° anniversario della Marcia su Roma, grazie al virus non ci saranno appuntamenti commemorativi. L’episodio, in realtà, nonostante la strumentalizzazione della Sinistra, non costò voti al futuro Presidente che anzi qualificò a Destra la propria appartenenza politica


Oggi 28 ottobre 2020, 98° anniversario della Marcia su Roma, non dovrebbe registrarsi cene, commemorazioni, festeggiamenti dell’animo o vari. Almeno a tavola.
“Grazie” al virus e all’astrusa convinzione del Premier CONTE – che a tavola, ad una certa ora – è probabilissimo uscire dal ristorante contagiati di Covid, il Presidente ACQUAROLI e gli altri italiani non correranno rischi nostalgici.
Per massima prudenza, ricordando l’ardua quanto impossibile scalata sugli specchi di un anno fa dell’allora On. ACQUAROLI, candidato Presidente al tempo tutto da verificare, consiglieremmo al Governatore di evitare attentamente, per la giornata di oggi, anche pranzi e/o merende che non siano strettamente istituzionali.
365 giorni fa, non averlo fatto, dirigendosi candidamente al ristorante di Acquasanta Terme solo per salutare gli amici di partito stretti in riunione, finì come tutti ricordiamo, con accuse di ogni tipo, tese a strumentalizzare una data lontana, pressochè dimenticata dagli Italiani.
Un anno dopo anche l’acqua fredda dovrebbe prudenzialmente scottare, per cui consigliamo un panino e via… a debita lontananza di occhi indiscreti. Sia mai che…

Francesco ACQUAROLI, XI Presidente della Regione Marche

In Italia, dopo la II Guerra mondiale, non vi sono stati né desiderio di rivalsa né processo alla Nazione.
Con la caduta del fascismo e l’armistizio dell’8 settembre 1943, la grande maggioranza del Paese si è ritirata nell’«attendismo» e si è limitata a guardare dalla finestra il resto del dramma, misurando diplomaticamente e prudentemente il proprio consenso alle forze in campo.
Dopo la sconfitta della Germania e del suo satellite fascista, l’Italia ha stretto quindi un patto tacito con l’antifascismo trionfante i cui termini, grosso modo, erano questi: avrebbe permesso alla nomenklatura antifascista di governarla, purché essa non le chiedesse conto di ciò che aveva fatto nei 20 precedenti.
Il patto conveniva a entrambi: all’antifascismo perché nessuno in tal modo lo avrebbe messo a confronto con le proprie responsabilità politiche tra il 1919 e il 1922; al Paese perché nessuno gli avrebbe contestato l’entusiastica adesione di fatto al fascismo.
In questo modo gli uomini politici antifascisti poterono proclamare d’essere stati ingiustamente e violentemente espropriati del potere e gli italiani tutti sostenere, senza essere smentiti, di essere stati oppressi e asserviti da una dittatura aliena.
Era una menzogna, naturalmente. Ma presentava molti vantaggi. Fra cui quello di permettere all’Italia di finire la guerra nel campo dei vincitori!
I Paesi alleati realmente vincitori dovettero stare al gioco. Se il fascismo era davvero, come essi stessi avevano sostenuto per meglio vincere la guerra, una sorta di incarnazione satanica, un «male» generato dal male, allora nessuna potenza vincitrice sarebbe stata tenuta a interrogarsi, fin da subito, sulle cause della II Guerra mondiale e sulle proprie responsabilità politiche dopo la fine della I.

28 ottobre 1922, la marcia su Roma

Promuovendo il fascismo al rango di «male assoluto», gli alleati permisero agli italiani di sbarazzarsi del loro passato con una menzogna e di mettere la guerra dell’Italia sulle spalle di un uomo solo, Benito MUSSOLINI.
Gli italiani, quindi, nel gioco delle parti, finirono che… non avevano perduto la guerra! E se non l’avevano perduta non era necessario intentare al momento, come inevitabilmente accaduto in Germania, un processo alla Nazione e tantomeno individuare gli errori materiali e morali che avevano portato il Paese alla disfatta.
In realtà tutti sapevano che le cose erano andate molto diversamente e che il consenso della stragrande maggioranza dei nostri nonni aveva accompagnato Mussolini sino alla fine degli anni Trenta, per poi gradualmente dissolversi soltanto dopo i bombardamenti e le prime sconfitte.


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