LA NAVE APPRODA IN ITALIA
GRAZIE AL FATTO QUOTIDIANO

LA NAVE APPRODA IN ITALIA GRAZIE AL FATTO QUOTIDIANO

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Il foglio diretto da Gomez scopre il centro commerciale

 

LA NAVE APPRODA IN ITALIA
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Decine di strampalati commenti nazionali da parte di ignari lettori

Misteriosamente il sito de “Il fatto quotidiano” pubblica in nazionale la notizia dell’apertura del nuovo centro commerciale “La Nave”. Misteriosamente in quanto la news non sembrava appartenere alle cose meritevoli di varcare i confini provinciali.

Ancor più misteriosamente, a nostro modo di vedere, i lettori del quotidiano commentano la notizia!

Ma come, ci si chiede, nonostante decine di migliaia di click sui più disparati siti di informazione locale i lettori “nostrani” non azzardano alcun dire… mentre a centinaia e migliaia di chilometri gli italiani, non gli osimani, leggono, commentano e partecipano con interesse?

Misteri della globalizzazione!

Riportiamo il testo dell’articolo e soprattutto i primi commenti giunti in redazione a “Il Fatto quotidiano”.

“L’iter è stato lungo e difficile, ma siamo contenti che questo marchio importante abbia scelto di investire nella nostra città”, dichiara il sindaco Pd Simone Pugnaloni, subito dopo aver tagliato il nastro.

Per l’occasione é arrivato anche il cardinale Edoardo Menichelli. Osimo, “elegante città tra le colline delle Marche e a pochi passi dalle spiagge della Riviera del Conero”, ha il suo ipermercato.

“Sembra quasi un sogno. Mille e 400 metri quadrati il supermercato, più altri 400 tra il bar e l’ottica appena aperti, altri 550 la farmacia di prossima apertura, 600 tutti i negozi, per cui sono in corso trattative soprattutto con marchi dell’abbigliamento, e gli uffici. In totale altri 50 posti di lavoro. Poi 100 parcheggi più 40 al piano di sopra, collegati da ascensori e scale mobili”.

E’ soddisfatto anche Alberto Simonetti, della F.lli Simonetti srl, la società proprietaria dell’area. Lo è persino Stefano Finocchi, funzionario della Soprintendenza archeologica, per la musealizzazione dei resti antichi rinvenuti nell’area nel 2013.

Eppure ci sono anche degli scontenti per quest’operazione. Il locale M5s, rappresentato in consiglio comunale da David Monticelli e Sara Andreoli, oltre all’associazione “Salviamo la storia di Osimo”.

La loro battaglia incardinata su due elementi, le autorizzazioni per la costruzione del centro commerciale e la tutela, con conseguente valorizzazione, delle testimonianze archeologiche rinvenute.

Già, sono questi i punti nodali della questione. Nell’area tra via Montefanese e via Ungheria, c’è il complesso degli anni Trenta dell’ex Consorzio agrario. Un’area che si vuole recuperare. Ma per farlo occorre una variante al PRG. Non sembra un problema per l’amministrazione guidata prima da Dino Latini e poi da Stefano Simoncini, entrambi espressione di liste civiche.

Il piano di recupero viene adottato nel 2007 e approvato nel maggio 2008, quindi revocato nel maggio 2012 per la rinuncia della proprietà dell’area “a causa della grave crisi economica esplosa nel 2008 che ha di fatto mutato i presupposti tecnico-economici”.

Il tutto senza che la necessaria variante al PRG sia stata neppure avviata.

Nel maggio 2013, dopo la demolizione dell’immobile esistente, prendono avvio le indagini realizzate dalla Soprintendenza archeologica. Così vengono individuati, “oltre ai resti di una strada glareata e a due tratti di costruzioni in blocchi di arenaria di età romana, … le fondazioni di una basilica cimiteriale, unitamente ad un gruppo di sepolture a inumazione di età tardo-antica, probabilmente paleocristiana”.

Scoperte importanti, inequivocabilmente, come certifica il vincolo apposto dall’organo di tutela nel marzo 2014.

Ma intanto a “salvare” i resti contribuiscono una petizione sottoscritta da circa 3000 cittadini e due incontri pubblici con la Soprintendenza archeologica.

Ancora nel 2013 il progetto, rimodulato anche a seguito dei rinvenimenti archeologici, viene ripresentato dai F.lli Simonetti srl e nuovamente autorizzato.

Sembra tutto finito, ma non é così. A questo punto entrano in gioco i supermercati del Cedi Marche e Coal che ricorrono al Tribunale amministrativo contro la variante urbanistica dell’opera.

Tuttavia anche se nel gennaio 2014 il Tar Marche ordina il blocco dei lavori del cantiere e il sequestro dell’area da parte dei Carabinieri, nella sentenza di aprile dello stesso anno accoglie solo parzialmente le eccezioni dei ricorrenti.

Non solo. Il Tar decreta l’avvio dell’iter autorizzativo, partendo da un malinteso. Ritenendo che nella delibera del Consiglio Comunale del maggio 2012 ci fosse l’adozione preliminare della variante urbanistica che nella realtà non è mai stata avviata.

Ma i contraenti non si danno per vinti. Ricorrono al Consiglio di Stato che nel maggio 2016 sentenzia l’illegittimità dell’operazione.

La puntata successiva della vicenda nel febbraio 2017 quando il Tar Marche dichiara che il permesso autorizzativo rilasciato dal Comune é legittimo ed efficace.

Ad aprile, pochi giorni prima dell’inaugurazione, un nuovo pronunciamento. Ancora una volta tutt’altro che definitivo.

“Considerato che l’appello merita attenta valutazione … in ragione dell’estrema complessità delle ragioni trattate … fissa l’udienza del 9.11.2017, data peraltro già prevista per la trattazione nel merito del connesso procedimento”, si legge nella sentenza.

Ma intanto il centro commerciale é stato inaugurato. In attesa della sentenza definitiva sulla liceità dell’opera, l’architettura imponente della struttura commerciale esiste. Ingombra lo spazio dell’ex Consorzio agrario, ha invaso il paesaggio storicizzato.

La nuova costruzione ha conservato i resti antichi. Ha salvaguardato lo spazio occupato dalle testimonianze archeologiche. Azione indubbiamente meritevole.

Così come la loro sistemazione, il progetto di musealizzazione curato dalla Soprintendenza archeologica.

C’é la luce, quella naturale, assicurata in alto da aperture chiuse con lastre di cristallo. Ci sono i pannelli esplicativi. Ci sono i resti, restaurati. Peccato che si possano vedere soltanto attraverso una finestra al piano parcheggi.

Forse un pò troppo poco per la basilica cimiteriale paleocristiana definita nel decreto di vincolo “di notevole interesse storico con particolare riferimento alla prima diffusione del cristianesimo nel Piceno e alla costituzione delle prime sedi vescovili”.

E se ci fosse da ritenersi soddisfatti molto meno di quanto sostengono il sindaco Pugnaloni, i F.lli Simonetti, proprietari dell’area e costruttori, e la Soprintendenza archeologica? Il dubbio non sembra infondato.

E questi i primi commenti registrati dal quotidiano nazionale sull’argomento:

Ric1960: Sappiamo tutti benissimo che, a parte un ristretto gruppo di persone, della basilica paleocristiana non importa una beata fava a nessuno e che pochissimi sarebbero andati a visitarne i resti. Col centro commerciale, anche se in modo coattivo, una gran massa di persone sarà almeno costretta a buttare un occhio a questi reperti… ce ne vorrebbero migliaia di queste iniziative!

Tony Musone: poffarbacco… lei ha ragione! D’altronde l’Italia è il Paese che ha il maggior numero di siti riconosciuti dall’Unesco, uno più uno meno … ma che c’è frega!

E poi mica se magna con la cultura… evviva gli ipermercati e i centri commerciali, facciamone altre centinaia, cosicché tutto il mondo ci possa invidiare.

Buonista57: … l’americanizzazione italica sempre più rampante, passata di moda in America.

SF: Il sindaco (di “sinistra”!): “Sembra quasi un sogno. 1400 metri quadrati il supermercato, più altri 400 tra il bar e l’ottica appena aperti, altri 550 la farmacia di prossima apertura, 600 tutti i negozi…” No comment.

abvodino: Queste sono le aberranti conseguenze della società dei consumi, incurante di qualsiasi rapporto con l’arte e con la nostra storia; dove l’unica cosa che vige è il sottosviluppo in favore del capitale. Saranno contente le masse plebee, con tanto di tecnologie ‘smart’ alla mano, che si aggirano come zombi nei corridoi illuminati dal neon al led, che con ansia animalesca si affannano per rimanere al passo con i tempi e col portafogli sempre più vuoto! Che schifo!

cris bo: le uniche utilità dei centri commerciali, oltre creare simili porcherie, è distruggere le economie locali e creare clientelismo politico.

fivefeet_and_half: Potrebbero anche cercare di farci credere che il sito archeologico non sia altro che un centro commerciale paleocristiano…

angelo motta: tutto già scritto, basta leggere il libro “La caverna” di Josè Saramago non per niente premio Nobel di Letteratura.

fivefeet_and_half: Non spingiamoci troppo in là, qualcuno potrebbe pensare che sia il nipote di José Altafini…

Licia: In un’economia matura ed in contrazione come la nostra che senso ha continuare a dar permessi per aprire nuovi centri commerciali? Essi servono solamente a spostare posti di lavoro dal punto A al punto B, a consumare e deturpare ulteriormente un territorio già scarso e a creare accumuli di inerti nelle discariche perchè per ogni nuovo centro commerciale che apre un altro viene chiuso e presto o tardi dovrà essere demolito – a meno che non serva a giustificare scritture contabili creative a detrimento degli introiti dello stato -.

topogigio14: Faccio shopping e intanto posso ammirare le antichità… cosa vogliamo di più? Apparentemente si salvano capra e cavoli, ma in realtà questi pastrocchi cultural-commerciali forse salvano qualche reperto archeologico, ma uccidono lo spirito con cui ci si deve avvicinare alle civiltà passate, che hanno bisogno di rispetto, silenzio e inserimento in un contesto il più possibile naturale per essere usufruite e comprese.

La solita mentalità italiana di salvare prima di tutto gli interessi di pochi e poi (forse) il patrimonio comune.

pryska: Molto spesso i centri commerciali fanno opere che altrimenti non vedremmo mai. Quando nella mia zona hanno ampliato l’Esselunga, la strada era stretta, c’erano erbacce e una “misera” rotatoria. Il supermercato in cambio dell’ampliamento ottenuto ha costruito quattro rotatorie, ha abbellito la zona con aiuole sempre in ordine tutto l’anno, con tanti fiori in primavera ed estate e allargato la carreggiata.

Emilio: La raccomandazione è la vera piaga italiana. Tutte queste leggi burocratiche, passaggi ai tribunali, autorizzazioni, ricorsi, controricorsi, appelli, gradi sono stati previsti per salvaguardare pochi raccomandati e ci causano danni enormi. Se anzichè perdere tempo e soldi nei passaggi burocrotaci e nei tribunali li si fosse impiegati per un accordo tra le parti nel sistemare il sito paleocristiano, a quest’ora avremmo avuto un museo sotterraneo fruibile da tutti.

Mammona: Bè… Tar, Consiglio di Stato, Soprintendenza, Carabinieri, il centro commerciale ha già dato tanto lavoro ancora prima di aprire i battenti. Questa è l’Italia che ci piace!

prolunga: dobbiamo dare atto che non lo hanno coperto di cemento

Zed82: Vabbè, che i centri commerciali sono il business del millennio (ma solo per chi li costruisce e per il Comune che si intasca gli oneri di urbanizzazione) è risaputo. Adesso però i costruttori trovano anche gli escamotage per costruire su aree con vincoli archeologici. In un Paese serio questi raggiri sarebbero tutti a spese dei costruttori, nel senso che smantellano l’abuso e rimettono le cose come stavano prima aprendo il loro portafogli. Ma naturalmente non succederà mai. Godiamoci l’ennesimo centro commerciale con gli stessi identici negozi di tutti gli altri esistenti in Italia. Tristezza a palate.

le colporteur: Gli osimani vengono detti “senza testa”, perché nel Municipio sono sistemata statue romane acefale rinvenute sepolte nei campi e per tecnica della “damnatio memoriae” distrutte parzialmente; per chi è marchigiano e conosce i nomi dei politici che finora hanno eletto a governare la città non si meraviglia più di tanto di quanto è successo… intorno ad una bellissima cittadina, non adeguatamente conosciuta a livello turistico, ancora ci sono dei “piccoli villaggi” moderni costruiti per far aumentare la popolazione ma poi c’è stata la crisi e tutto è rimasto abbandonato… ora nessuno è contro il progresso o gli investimenti ma quando c’è tanto mattone inutilizzato e le attività commerciali sono già sature forse è meglio attendere i tempi della giustizia, sapere quello che si può fare o cercare diverse soluzioni.

Pirulicchio: come i cristiani costruivano chiese sulle rovine romane, i capitalisti costruiscono sulle rovine cristiane… grande insegnamento dalla storia

Chinaski74: La nuova religione, con il suo nuovo tempio, si sovrappone alla vecchia religione e al vecchio tempio. Direi che è anche mataforicamente perfetto.

Giacomo Mulas: Nel frattempo la basilica è stata scoperta, recuperata e protetta, come pure riconosciuto, sia pure a denti stretti, nell’articolo. Senza questo centro commerciale la basilica sarebbe inaccessibile sottoterra, o peggio alla mercé di sciacalli. Qualche volta bisogna anche avere l’onestà intellettuale di vedere quali sono le alternative realmente possibili, invece che criticare comunque qualunque attività commerciale.

abvodino: certo, certo! Bella la ‘berlusco-teoria’! Geniale!

Cleofe e York: Nella mia città, Como, è successa la stessa cosa. Hanno costruito un autosilo recuperando prima una zona archeologica che tutti possono ammirare proprio grazie all’autosilo! Ci sono vetrate che permettono di vedere le terme romane.

Mammona: Nella mia città di origine invece, successe che il Comune, di Centro-Destra, diede l’autorizzazione alla costruzione di un’area residenziale a ridosso (non sopra) di una grande necropoli punica. La Regione, di Centro-Sinistra, bloccò il progetto. I Tribunali salomonicamente dettero ragione sia alla Regione (il progetto non si fece) che al costruttore (80 milioni di euro di indennizzo). Va detto però che nel progetto del costruttore vi era anche un parco archeologico con percorsi guidati totalmente a sue spese che avrebbe valorizzato la necropoli. A tutt’oggi l’area residenziale non si è fatta, ma la necropoli, gestita credo dal Comune, è un tristissimo sito recintato con le reti metalliche e visitato si e no da una ventina di persone alla settimana. A volte basterebbe collaborare senza preconcetti ideologici… per il bene di tutti.

Marco T.: Il concetto di “valorizzazione del patrimonio storico” in versione italiana, spiegato con un esempio cristallino.

tainki21: Certe cose andrebbero documentate e poi ricoperte, perché queste museificazioni non servono a niente. Ne pubblico, ne qualità della vita. Coperte almeno si manterrebbero per eventuali progetti futuri.

Granparadiso: Cercando di avere la botte piena e la moglie ubriaca si giunge ad un perfetto sito archeologico (restaurato, luce naturale, pannelli esplicativi) dentro un perfetto ipermercato. Discutibili misure del progresso.

Fabrizio: Scale mobili signori miei, scale mobili! Non si può arrestare il progresso.

abvodino: infatti! Tanta tecnologia e consumismo per rendere le persone sempre più colte ed ispirate!

CAMPOCAVALLO OSPITA IL GIRO UNDER 23
SPERANDO NON COSTI TROPPO AGLI OSIMANI
PICCOLO INCENDIO AL SANTILLI
UNA SIGARETTA DA AVVIO ALLE FIAMME

1 Comment

  1. E’ un pugno nell’occhio. Fa a pugni col panorama circostante, ma va bene per la casta,per lo stato,per la chiesa ecc.

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