PUGNALONI E ANDREONI, VERGINITA’ ED EUTANASIA
RIMOSSA DA ENTRAMBI LA MILITANZA NELLE CIVICHE

PUGNALONI E ANDREONI, VERGINITA’ ED EUTANASIA RIMOSSA DA ENTRAMBI LA MILITANZA NELLE CIVICHE

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Nessuna traccia nei curriculum, come mai esistite, delle campagne elettorali con Latini e persino dell’Assessorato 2004!


“Io – diceva di se Oscar Wilde – non voglio cancellare il mio passato, perchè nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi”.

Non dello stesso parere, 165 anni dopo, è il Sindaco Simone Pugnaloni che nella propria pagina youtube così scrive di se stesso, giusto l’altro giorno:

“Mi chiamo Simone Pugnaloni, ho 39 anni e sono sposato, oltre che papà di una bimba di 4 anni. Sono nato e cresciuto ad Osimo, città immersa in uno straordinario patrimonio culturale e artistico.

Fin da bambino il mio sogno più grande è sempre stato quello di essere Sindaco della mia città. Mi sono sempre dedicato ad essa e le mie idee sono sempre state a servizio di una Osimo a cui venisse riconosciuta la propria bellezza e il proprio peso culturale e sociale.

Simone PUGNALONI Assessore al bilancio nella seconda giunta LATINI nel 2004-2005

La passione per politica inizia sin dalla più giovane età, muovendo i primi passi nel Consiglio di quartiere per poi proseguire come consigliere di minoranza (eletto nel 2009 nelle file del Partito Democratico) e nel 2014 con l’elezione a Sindaco della città di Osimo in una coalizione di Centro-Sinistra formata da un nutrito gruppo di giovani”.

Detto come la moderna psicologia sconsigli di assecondare i pargoli nei propri sogni di potere sull’altro – chi sogna di fare l’arbitro, il poliziotto, il Sindaco, il giudice, ecc… difficilmente nella vita sarà un bravo arbitro, un buon poliziotto, un giudice giusto o un Sindaco per tutti subendo troppo la quota di fascino negativo data dalla posizione di supremazia – non si comprende come sia possibile, elaborando un curriculum, dimenticare parti sostanziali, anche se scomode, della propria vita.

Il buon Simone dimentica, infatti, che prima di essere eletto nel 2009 come consigliere di minoranza in rappresentanza del Pd aveva svolto, giovanissimo, l’arte di Assessore, niente meno che al Bilancio, nel secondo mandato Latini 2004-2009.

Un esercizio andato avanti per quasi due anni, frutto dell’accordo pre elettorale Liste civiche (50%) e Margherita (11% e spicci) che mise fuori gioco il già fuori causa Giacco.

Una esperienza conclusasi nel giro di pochi mesi per Bernardini (altro Assessore in quota Margherita) mentre Pugnaloni, da buon innamorato della politica, tenne duro fino a quando, esautorato da Latini da ogni incarico, non ricevette la lettera di sfratto (attorno al 2006) rimpiazzato in Giunta da Gianchy Mengoni.

Tutto questo, come direbbe Massimo Alfredo Giuseppe Maria Buscemi, per amor di precisione.

Un’altra politica, giunta con l’attuale alla sesta campagna elettorale, che necessiterebbe di maggior tassonomia e minor nozionistica, è la Paola Andreoni.

Erede di una famiglia di democristiani doc, come tutte le miglior famiglie degli anni ‘60, la figlia del profumiere ha molto volentieri e ben dimenticato (al punto che anche l’elettorato di riferimento ne è ormai convinto) di aver mosso i primi passi politici in seno alle nascenti Liste civiche latiniane.

Primi passi? Più di un passo se consideriamo che i biografi della Andreoni quantificano in almeno 6 gli anni in cui la Andreoni, rafforzata nel credo dal parere del marito Celestino Stronati, ha immaginato Dino Latini inferiore, di circa un palmo, solo al nostro buon Creatore.

Oltretutto, essendo la Presidente uscente del Consiglio comunale coetanea di chi scrive, la scelta non può certo dirsi avventata o frutto di un colpo di testa giovanile, avendo al tempo dell’innamoramento politico attorno ai 35/36 anni e non certo gli anni della culla prefigurati per se stesso da Pugnaloni.

Dicevamo, appunto di questo amore spezzato trasformatosi in indifferenza ed odio parallelo al crescere, affermarsi, riscuotere successo incamerato da Latini negli anni dell’abbandono Andreoniano.

Paolo ANDREONI, candidata al Consiglio Comunale nel 2005 con la LISTE CIVICHE

Presentatasi addirittura alle prime elezioni comunali delle civiche, quelle del 1995, quando a sapere dell’esistenza del movimento, ad Osimo, eravamo giusto in 4 – Latini, Simoncini, appunto Andreoni e Pangrazi quale osservatore di “Corriere Adriatico” – la Andreoni si rese comunque artefice di un discreto risultato personale con una 50ina di preferenze sulle 2.376 messe insieme da Su la Testa e Patto sociale complessivamente.

C’erano, dunque, i presupposti affinchè il fascinamento dato dalla novità politica potesse prolungarsi fino al successo, quando nel 1999 l’anno del successo, non coincise con l’anno del successo anche per la Andreoni. Da qui una serie sempre più particolareggiata di distinzioni politiche fino all’uscita definitiva dal movimento per approdare, attraverso le evoluzioni della Margherita e del Pds, nell’attuale Pd.

Ovviamente molto diversa la ricostruzione fatta, nel tempo, degli episodi che l’hanno vista protagonista.

Già nel 2006, a Pd ancora da inventare, la Andreoni scriveva che “le Liste civiche non possono di certo impartire lezioni di coerenza a nessuno e non avendo argomenti gettano fango per discreditare l’avversario”.

In particolare “la verità è la Andreoni e il marito – scrivono di se stessi i protagonisti – hanno soltanto condiviso l’impegno di “Su la Testa” quando il movimento sosteneva Di Pietro e le sue battaglie per la legalità o appoggiava Caponnetto nell’azione contro la mafia. Movimento lasciato immediatamente quando Latini e le Liste civiche hanno accettato do governare Osimo con forze della Destra.

Tanti sono stati i delusi e gli “abbindolati” di quella stagione… ma che poi hanno capito di “che pasta era Latini” (questa battuta merita di essere sottolineata e abbinata alla Pasta Latini…, NdR.); altro che valori ideali di legalità e buon governo, altro che Di Pietro.

Le Liste civiche hanno rivelato a tutti – diceva e sostiene la Andreoni – il loro vero ed autentico volto, custodi di interessi (a danno di altri) ben identificati, arroganti nel gestire il potere.

Le Liste civiche – scriveva ancora la Andreoni nel 2006 – farebbero meglio a ricordare che nelle loro file figurano Mirco Gallina (in precedenza militante e candidato Ds), il dottor Achille Ginnetti, il dottor Secchiaroli, l’Assessore Alessandrini (padre) ed altri esponenti di Forza Italia.

Prima di impartire lezioni a casa di altri sarebbe bene che le Liste civiche riguardassero i concetti di “coerenza” e “onestà politica” dentro casa loro. Le liste civiche – vaticinava Paola Andreoni il 7 dicembre 2006 – sono arrivate al capolinea”.

13 anni dopo, agli osimani, prima in maggioranza relativa e il 9 giugno in maggioranza assoluta, il compito di ricordare – oggi come allora – che nascondere la faccia sotto terra, sperandi di non esser visti, non serve a molto.

La proclamazione di “tana, liberi tutti” è ormai vicina, sempre più vicina… irreversibile.


 

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