PUGNALONI SFRATTA IL COVO… CHIUSA LA SEDE, OUT IL MUSEO!
CARRI RIPARATI IN UN CAPANNONE DI FORTUNA, MERCE’ DEI TOPI

PUGNALONI SFRATTA IL COVO… CHIUSA LA SEDE, OUT IL MUSEO! CARRI RIPARATI IN UN CAPANNONE DI FORTUNA, MERCE’ DEI TOPI

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L’addio a via Bachelet segue forzatamente la decisione dell’Amministrazione comunale di revocare il comodato d’uso concesso nel 2006 dal Sindaco Latini e di vendere l’immobile. Al posto delle spighe di grano l’ambulatorio veterinario del dottor Pesaresi. Timori per il futuro della manifestazione, già sospesa da due anni, causa Covid. Riuscirà a ripartire?


E PUGNALONI sfrattò financo la sede-museo del Covo! Complice il Covid che, negli ultimi due anni, ha drasticamente interrotto la tradizione mariana da sempre cara a tutti gli abitanti di Campocavallo, il controverso Sindaco di Osimo è finalmente riuscito a delatinizzare un altro dei lasciti dell’Amministrazione LATINI alla città.
La “nuova” sede di via Bachelet, che dal 2006 era stata affidata in comodato d’uso al comitato del Covo dall’Amministrazione LATINI, da qualche giorno ha lasciato spazio a cani e gatti, clienti della attigua clinica veterinaria del dottor Daniele PESARESI, nuovo proprietario degli spazi.
Regolare proprietario avendo da tempo acquistato dal Comune di Osimo lo spazio (confinante con l’ambulatorio veterinario pre esistente) temporaneamente affidato agli storici animatori della festa religiosa datata 1939.

L’arte di intrecciare le spighe di grano che da sempre caratterizza le contadine di Campocavallo

E dire che gli “artisti” di Campocvallo, capaci di intrecciare sapientemente le spighe di grano come pochi altri in Italia, avevano lamentato all’Amministrazione una carenza di spazi essendo il salone-museo messo a disposizione dal Sindaco LATINI ormai diventato, nel tempo, insufficiente per ospitare i migliori Covi oggetto di museo e al tempo stesso offrire spazio utile al lavoro e allo sviluppo di idee delle tantissime persone che da 82 anni (guerra e Covid a parte) danno vita all’arte del saper fare.
Serviva al Covo una sede più grande ma la risposta dell’Amministrazione è stata la chiusura anche di quanto insufficiente! L’esatto contrario che ha portato a trasferire presso un capannone in disuso dell’impresa MARACCI, sempre a Campocavallo, i 5 o 6 Covi riparati in Bachelet.
Con ciò dicendo addio al museo e addio ai turisti che a botte di pulmann, negli anni scorsi arrivavano a Campocavallo per l’accoppiata con la visita al Santuario; d’ora in poi a godersi il meglio dei Covi conservati dall’associazione saranno… i topi che dicono non mancare nel capannone in disuso messo a disposizione… topi, si sa, ghiotti di formaggio ma anche di grano e che già si apprestano a ringraziare il Comune di OSIMO per la geniale soluzione escogitata da PUGNALONI per metter fine al loro innato appetito!
E quanto al futuro del Covo? Ripartire con voglia di fare dopo una autentica mazzata non sarà semplice. I protagonisti della manifestazione già di proprio tendono ad invecchiare, non ricambiati adeguatamente dalle nuove leve; se a questa carenza, propria di una manifestazione contadina figlia di un tempo che non esiste più, aggiungiamo lo scollamento per le due ultime edizioni consecutivamente saltate per il virus e lo scorament per la considerazione nulla che il Pugnalonismo ha purtroppo dimostrato, ecco che in alcuni potrebbe prevalere la voglia di dargliela su e di accontentare fino in fondo il Sindaco lasciando morire la tradizione consacrata alla beata Vergine Addolorata.

Il team clinico veterinario del dottor PESARESI

La prima edizione della festa del Covo si tenne il 13 agosto 1939 da una idea concepita da Clemente CIAVATTINI, anziano contadino di Campocavallo, che decise di dar vita al progetto con l’aiuto dei figli Basilio, Cesare, Isidoro, Vincenzo e Marino, nonchè di altri agricoltori della zona tra cui Enrico GATTO e Giulio ALESSANDRINI.
Alla realizzazione dell’evento parteciparono, fin da subito, anche le donne delle rispettive famiglie le quali, per l’abilità propria di intrecciare le spighe mature, non ebbero affatto un ruolo marginale.
CIAVATTINI volle realizzare nella propria casa colonica il primo Covo che, venne deciso, rappresentò non a caso la Corona dell’Incoronazione del 1892, già posta nel santuario di Campocavallo realizzato per venerare la beata Vergine Addolorata.
Clemente CIAVATTINI chiamò a collaborare all’iniziativa, per la parte religiosa, anche don Carlo GRILLANTINI mentre ad Elmo CAPPANNARI fu dato l’incarico artistico per lo schizzo dell’immagine della Corona.
Quindi CIAVATTINI padre e in particolare suo figlio Basilio, assieme a Giulio PETTINARI e ad Enrico e Nazzareno GATTO, costruirono lo scheletro in legno del Covo.
Sostenuti anche dal Vescovo di Osimo Monalduzio LEOPARDI, i contadini ufficializzarono la festa a partire dal 5 agosto 1939 e per più giorni fino al 13 agosto quando la Corona, realizzata intrecciando spighe di grano sullo scheletro in legno, fu portata in processione in onore della Vergine Addolorata e offerta in ringraziamento per la prosperosità dei raccolti, benedetta dal parroco Ludovico AMADINI.
Da allora ogni anno viene realizzato a Campocavallo un Covo differente, a rappresentare ogni volta una nuova immagine religiosa scelta tra i maggiori santuari, chiese e luoghi di culto italiani ed europei.

Donne di Campocavallo al lavoro sulle spighe. Rivedremo ancora queste immagini…

La festa della durata di due o tre giorni (in cui si susseguono ogni sera eventi musicali, teatrali, artistici e gastronomici) culmina la prima domenica di agosto con la processione religiosa del nuovo Covo che si snoda per le vie di Campocavallo quale segno di devozione alla Madonna del miracolo.
Devozione che nel 2019, in occasione degli 80 anni, inconsapevolmente del futuro tratteggiato dal Covid e oggi da PUGNALONI, portò a raffigurare il Santuario stesso di Campocavallo (come la prima volta nel ’39) con la raffigurazione della corona.
Un segno del destino per una fine forse non ancora scritta ma terribilmente probabile?


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