RUMENI ARRESTATI E MESSI FUORI IN 11 ORE
MA I CARABINIERI LI RIARRESTANO DI NUOVO!

RUMENI ARRESTATI E MESSI FUORI IN 11 ORE MA I CARABINIERI LI RIARRESTANO DI NUOVO!

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RUMENI ARRESTATI E MESSI FUORI IN 11 ORE
MA I CARABINIERI LI RIARRESTANO DI NUOVO!

Doppio risultato ottenuto: smantellata e in cella banda specializzata sui parcometri!

Giudici sempre più buonisti e mollaccioni? Specie a Macerata, segnalata tra Procure italiane a maggior percentuale di condanne al minimo della pena.

Contro un sistema giudiziario ormai pressochè generalizzato nel garantire i diritti degli imputati, piuttosto che salvaguardare gli interessi delle vittime, i Carabinieri di Osimo si “inventano” con successo uno stato di accusa… a rate!

Inutile presentare il conto tutto insieme, con la certezza che in poche ore una intera banda sarebbe stata rimessa in libertà; meglio sottoporre al vaglio del giudice un solo evento criminoso, attendere la condanna o l’inevitabile patteggiamento, per poi mostrare il resto del conto non appenda i malviventi avranno pensato, more solito, di averla fatta nuovamente in barba ai quei fessi degli italiani!

Stavolta per tre rumeni su quattro, specializzati nel depredare tranquilli parcometri utilizzati come slot machine sempre paganti, è andata però molto diversamente da quanto avevano progettato, nel peggiore dei casi.

L’idea, infatti, era quella di ritornare in Patria con una piccola montagna di monetine, tra i 15.000 e i 20.000 euro, oltre ad altrettanto causato di danni alle macchinette assaltato a colpi di trapano, ma non hanno fatto i conti con la tenacia e l’astuzia abitualmente messe in campo dal Maggiore Raffaele Conforti e dai suoi uomini, gente abituata a lavorare e lavorare sodo e – come vedremo – attenta a non veder vanificato settimane di lavoro dal primo giudice capitato a tiro.

La dottoressa Francesca Preziosi – magistrato in forza al Tribunale di Macerata, nota alle cronache per aver concesso ad un imputato napoletano che si era dichiarato incapace di intendere la lingua italiana, anzichè un pò di sano carcere preventivo, un traduttore chiamato a riformulare domande in napoletano e risposte in italiano (!) – del resto aveva appena accettato, martedì 31 ottobre, la richiesta di patteggiamento ad un anno per i cugini Andrea e Petru Oprea, entrambi 24 anni, nonchè di Victor Negoita, 34 anni, sostanzialmente senza particolari precedenti in Italia.

I tre, insieme al capobanda, pure rumeno, unico ad aver evitato l’arresto, si erano resi responsabili dell’alleggerimento, qualche ore prima, tra le 2 e le 3 del mattino, di tre parcometri posizionati a Macerata per un bottino complessivo contenuto in meno di 1.000 euro, esattamente 970.

Poco roba, si dirà. Ma pur sempre l’equivalente-medio di un furto in abitazione messo a segno con minor rischi, più facilmente e a volte con incassi anche di quattro/cinque mila euro a serata.

Che la banda fosse specializzata nel rubare le monetine lasciate dagli automobilisti in sosta, non v’è dubbio in quanto i rumeni, lo scorso giugno, hanno avuto la cattiva idea di addentrarsi ad operare nel territorio controllato da Conforti, nella fattispecie Sirolo e la riviera del Cònero in piena estate.

Qui, come vedremo, grazie ad un sistema comunale di telecamere ben congeniato dalla locale Polizia municipale, soprattutto fatto di occhi funzionanti (diversamente da Osimo dove o non sono presenti o sono spente, vedi il caso del chochard polacco rimasto ucciso da un’auto pirata, con l’investitore da mesi senza una identità), la banda rumena aveva lasciato le prime tracce.

Era accaduto il 29 giugno quando un dipendente comunale addetto alla riscossione ritrovò tutti i cinque parcometri di Sirolo svuotati per 3.476 euro; raid ripetuto la notte del 16 luglio con altri 5.600 euro a bottino.

Proprio mettendo insieme le due operazioni si pensò subito alla stessa banda, idea avvalorata dalle immagini delle telecamere che, pur di notte, riuscirono a mettere a fuoco la targa dei mezzi utilizzati.

A questo punto, dato un nome ai proprietari dei veicoli e soprattutto installato con dei strategemmi altrettanti dispositivi Gps in grado di localizzare gli spostamenti delle auto della banda, ai Carabinieri non è restato altro da fare che attendere il prossimo colpo… fuori provincia, possibilmente non troppo lontano da Osimo.

Così gli attacchi ai parcometri consumati a Pietrasanta (Lucca) il 26 ottobre per un bottino di 711,30 euro, quella della notte successiva a Riccione (unico andato a vuoto), l’attacco ai parcometri di Lugo (Ravenna) del 29 ottobre per 453,90 euro e quello successivo a Cesenatico (Forlì) del 30 ottobre per 496,00 euro sono stati tutti monitorati e seguiti a distanza da Conforti che nel frattempo allungava la lista del conto.

L’occasione buona è così giunta la sera del 31 ottobre dopo che i rumeni, inconsapevolmente, avevano adocchiato alcuni parcometri di Osimo; i militari, però, come abbiamo già detto, avevano bisogno di un attacco fuori provincia ed hanno così “spinto” fuori città il palo della banda che avrebbe voluto colpire proprio i magri incassi osimani, senza immaginare che in città gli automobilisti pagano un’ora ma sostano in realtà 90 minuti!

Ai Carabinieri è bastato attivare da lontano un lampeggiante per convincere la banda a desistere dall’agire ad Osimo e soprattutto “sospingere” la nottata di lavoro dei rumeni verso il Maceratese, come desiderato.

Da qui, una volta atteso il compimento del reato ai danni dei parcometri di via Morbiducci e viale Trieste – a Macerata – i militari sono finalmente entrati in azione palesandosi in forze in un inseguimento ai mille ora sulla superstrada verso Civitanova Marche, conclusosi felicemente con una manovra a tenaglia, nei presso del casello autostradale, valso al Nucleo Radiomobile di Osimo e ai militari della Stazione di Numana le meritate manette per tutti i tre rumeni.

Dodici ore dopo i tre furfanti, soddisfatti per essersela cavata con un anno di carcere che non avrebbero mai fatto, erano così pronti salutare Civitanova Marche, ringraziare i Carabinieri dell’accoglienza e alzare i tacchi verso la natia Romania.

Non avevano minimamente ancora immaginato che, per una volta, gli italiani – volendo – sono in grado di comportarsi da meno fessi del solito; insomma i tre tutto pensavano meno che essere seguiti quotidianamente, nei loro raid, da almeno 4 mesi!

E che una sfilza di accuse li vedeva tutti e tre gravemente indagati e unici indiziati!

Ergo il sorriso con cui il terzetto si apprestava a lasciare il Tribunale maceratese si è trasformato in un ghigno pieno di preoccupazioni quando i Carabinieri hanno comunicato loro di doverli seguire ad Osimo, in stato di arresto, per la presentazione del vero conto della Giustizia italiana. Insomma il patteggiamento ad un anno appena ottenuto a Macerata si era rivelato, come è probabile, sono l’antipasto di un’altra condanna che gli Italiani, per cui conto i giudici esercitano la professione di emanare Giustizia, si augurano senza sconti; se non fosse chiaro diciamo effettiva e fino all’ultimo giorno.

Sia il 34enne capo-banda che i più giovani cugini 24enni, in Italia senza fissa dimora, celibi e nullafacenti, avrebbero voluto raggiungere la Romania avendo subdorato di essere entrati nel mirino delle forze dell’Ordine.

Certo non immaginavano esserci entrati con tutte le scarpe quando i Carabinieri hanno notificato loro il Decreto di Fermo di Indiziato di Delitto, con aggravante dell’associazione a delinquere, emesso sempre in data 31 ottobre ma stavolta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona.

Il documento, a firma del Sostituto procuratore Daniele Paci, con il visto del Procuratore della Repubblica Elisabetta Melotti, dispone la traduzione e reclusione presso la Casa circondariale di Montacuto, con divieto di incontro, per rispondere dei reati 416, 61 comma 5, 81, 110, 624, 625 commi 2, 5 e 7 del Codice penale.

Mentre il quarto componente della banda continua ad essere ricercato attivamente sull’intero territorio nazionale, i tre assaltatori dei parcometri, ad occhio, non dovrebbero tornare in Romania tanto presto.

Si spera possano apprezzare il trattamento nostrano e magari cambiare giudizio sugli italiani, proprio con loro meno buoni e assai meno fessi… Passa parola.

Infine, visto che le notizie non arrivano mai sole, da segnalare anche il quasi completo recupero anche dei bottini: tante monete e monetine di tutti i tipi rinvenute a Lugo di Romagna, nel residence che ospitava il trio. I soldini, circa 15.000 euro (ma a contarli ci vorrà un esperto cassiere…) si trovavano nascosti, all’interno di tanti calzettoni di lana, custoditi tra gli effetti personali dei tre romeni.

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