STRANGOLÒ E SCIOLSE IL PICCOLO DI MATTEO, MA NIENTE CELLA
CON LA SCUSA DEL VIRUS I GIUDICI PIÙ FORTI DELL’ACIDO!

STRANGOLÒ E SCIOLSE IL PICCOLO DI MATTEO, MA NIENTE CELLA CON LA SCUSA DEL VIRUS I GIUDICI PIÙ FORTI DELL’ACIDO!

 25,382 total views,  2 views today

Tra i mafiosi sbattuti fuori dal carcere anche l’anziano Franco Cataldo, 85 anni, a rischio Covid 19. L’uomo non ha neanche fatto istanza… per il boss ha provveduto il Direttore!


SCANDALO TRATTATIVA STATO-MAFIA.SIETE FAVOREVOLI O MENO ALLE DIMISSIONI DEL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA ALFONSO BONAFEDE?

View Results

Loading ... Loading ...

L’interessante servizio sulla liberazione del boss CATALDO realizzato da LA7

Uccel di bosco anche Franco Cataldo, l’uomo a cui Giovanni Brusca chiese di strangolare e far sparire in 50 litri di acido cloridrico il corpo del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito a 14 anni e ammazzato a 16.

A liberare l’85enne ergastolano di cui, incredibile a dirsi, non esiste alcuna foto pubblica (da qui l’opportunità di pubblicare, grazie a La7, la foto dell’anziana moglie) i giudici di Sorveglianza di Milano presieduti da Giovanna di Rosa.

Secondo i magistrati che il 28 aprile scorso hanno firmato il ritorno del boss a San Giuseppe Jato (Palermo), il mafioso era a rischio Covid 19 e pertanto meritevole giusto di quel ritorno alla vita, tante volte negata da Cataldo alle proprie vittime.


Giuseppe DI MATTEO, strangolato a 16 anni e sciolto nell’acido cloridrico dopo 799 giorni di sequestro

Originario di Gangi (Palermo) e condannato per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo (figlio del pentito Santino, determinante per far luce sulla strage di Capaci) Cataldo ha dunque ottenuto, insieme ad un esercito di 375 compari tra camorristi, ‘ndranghetisti, clan Casamonica, clan Casalesi e simili, la detenzione domiciliare. 

L’uomo – salito agli onori della cronaca nera nazionale per aver gestito gli ultimi due mesi di un sequestro lungo 799 giorni e conclusosi in maniera atroce – tenne segregato il piccolo Giuseppe, nell’estate 1994, tenuto in catene in un casolare disperso della campagna palermitana.

Anziano e malato, il sanguinario boss della mafia ha fatto ritorno nella sua casa di Geraci Siculo (Palermo) per il pericolo che in carcere il virus potesse ricordarsi di lui.

Purtroppo al Covid 19 non è stato dato il tempo necessario e prima del virus hanno agito i giudici di Sorveglianza, sottoscrivendo la bizzarra applicazione delle norme tendenti a ridurre il numero delle persone detenute… da individuarsi esclusivamente tra i componenti della malavita organizzata! 


Incredibile ma vero, Franco CATALDO unico boss senza immagine, in alto uno scatto dell’anziana moglie, ex farmacista, “scovata” da LA7

Franco Cataldo Franco, 85 anni, custodì le ultime settimane dell’ostaggio in una masseria di Gangi (Palermo), tra l’estate e l’ottobre del 1994, fin quando il boss, necessitando di spazio per custodire la raccolta delle olive, chiese a Brusca come comportarsi con l’ostaggio. 

Il ragazzino, rapito due anni prima, appena 13enne, da mafiosi travestiti da poliziotti, subì così ulteriori spostamenti prima della decisione della Cupola mafiosa di Corleone di ucciderlo per punire il padre del pentimento. 

Da sottolineare come Cataldo per riottenere l’insperata libertà non abbia speso neanche un centesimo in avvocati… infatti l’istanza che ha rispedito il boss ai domiciliari in Sicilia risulta essere stata presentata in Tribunale dalla stessa direzione carceraria di Opera!


Giovanna DI ROSA, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha 
sottoscritto il provvedimento

Attenzioni e riguardi, va ribadito, minimamente presi in considerazione per tutti gli altri detenuti in Italia, ovvero per i non associati alle principali organizzazioni. 

Il sequestro e l’uccisione del ragazzino venne decisa da Totò Riina in persona con l’accordo dei fratelli Giovanni ed Enzo Brusca.

Come ricordato il piccolo Giuseppe (ragazzino che amava i cavalli e già provetto fantino) venne prelevato in casa da quattro mafiosi, per l’occasione travestiti da inappuntabili agenti di Polizia, tenuto prigioniero per due anni e quindi affidato per gli ultimi due mesi, all’età ormai di 15 anni, alle sporche mani di Franco Cataldo, all’epoca 60enne.

Strangolato, il corpicino di Giuseppe venne in seguito fatto sparire definitivamente disciolto nell’acido. 

L’orrendo omicidio fu raccontata anni dopo, ai magistrati, da Giovanni Brusca, a sua volta divenuto pentito dopo la cattura. 

Nel luglio del 2018 il Tribunale civile di Palermo ha riconosciuto alla mamma della vittima un risarcimento di 2 milioni e 200.000 euro, addebito ripartito tra i principali boss Corleonesi. Prima dei soldi è però giunta la liberazione!


9 MAGGIO A CONFRONTO, TRATTARE O PAGARE?
DAL CODACONS UN ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI
IN ATTO CONTRO LE CIVICHE UNA PERSECUZIONE NON SOLO VERBALE
LATINI: "TEMO UN ULTERIORE DEGRADO DELLA POLITICA OSIMANA"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *