SOSPIRO DI SOLLIEVO, BOCCIATO IL REFERENDUM SULLA CANNABIS
BACCHETTATI GIULIODORI E 5 STELLE: “IMPARATE A SCRIVERE…”

SOSPIRO DI SOLLIEVO, BOCCIATO IL REFERENDUM SULLA CANNABIS BACCHETTATI GIULIODORI E 5 STELLE: “IMPARATE A SCRIVERE…”

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La Corte Costituzionale, con il neo Presidente Amato, ha spiegato che un quesito più corretto, legato alla sola produzione di marijuana per uso personale, avrebbe potuto accedere al giudizio popolare. In realtà l’operazione dei grillini puntava, con un sotterfugio, a liberalizzare l’intero mercato illegale delle droghe!


Incapaci persino di produrre un semplice quesito! I drogaioli 5 Stelle, su tutti il nostro poco Onorevole Paolo GIULIODORI, alla prova dei fatti si sono dunque mostrati non adatti, oltre che a pensare, anche nel riuscire a scrivere.
E’ di ieri la bocciatura, da parte della Corte costituzionale, del requisito referendario che avrebbe voluto spalancare le porte dell’Italia alla liberalizzazione di ogni possibile droga, cannabis in testa!
Il Presidente della Consulta Giuliano AMATO, nel motivare la decisione negativa da parte della Corte Costituzionale, ha dunque posto l’accento come l’interrogativo, per come è stato posto dai 630.000 proponenti firmatari della richiesta di referendum, avrebbe in realtà aperto le porte alla coltivazione anche delle droghe pesanti.
Insomma da richiesta di introdurre la cannabis a sotterfugio per legalizzare, di fatto, l’intero mercato italiano delle sostanze stupefacenti! A dir poco innammissibile; se non da galera proprio.
Con ciò, in primavera, per la soddisfazione di decine di milioni di italiani per bene, il referendum sulla cannabis non si farà.
E dire che proprio GIULIODORI, con questo stop consegnato definitivamente e in via ufficiale alla piccola storia dei parlamentari più inutili della Repubblica, il 28 ottobre scorso aveva frettolosamente indicato come storico il referendum proposto.
“Oggi finalmente sono state consegnate in Cassazione – annunciava GIULIODORI al popolo di Fb – le firme per il referendum sulla cannabis! Sono state oltre 630.000 le firme dei cittadini, raccolte in tempo record, a testimonianza di quanto il tema sia sentito dagli Italiani e di quanta voglia ci sia di compiere questo passo in avanti.

Tutta da dimenticare l’esperienza romana di questo ragazzo, onorevole per caso

In un momento buio per il nostro Paese, dove dominano paura, discriminazione e restrizioni alla libertà – si era detto certo questo miracolato, a 15.000 euro al mese, della politica – questa è una grande prova di democrazia e partecipazione!
Nel Paese si respira un clima molto bello, positivo, di speranza. I sondaggi ci dicono (oltre cher il movimento 5 Stelle non esiste quasi più, NdR.) che il 60% degli Italiani è favorevole alla liberalizzazione della cannabis, per togliere dalle mani delle mafie un mercato che vale miliardi e per rompere una volta per tutte questo tabù, questo meccanismo malsano e ipocrita di discriminazione e criminalizzazione di una sostanza che ha tantissime proprietà benefiche, che possono aiutare ad alleviare le sofferenze di migliaia di malati.
Ora aspettiamo l’ok della Corte, poi prepariamoci per una bella stagione di campagna referendaria, una stagione di dibattito e confronto. Sarà compito di tutti noi far capire, a chi ancora è scettico o contrario, quanto questa posizione sia anacronistica, insensata e controproducente”.
A riportare GIULIODORI e tutti i drogaioli alla realtà ha pensato, come detto, Giuliano AMATO.
“Abbiamo dichiarato inammissibile un referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis”, ha sottolineato il neo Presidente della Corte Costituzionale criticando, per come è stato scritto, il quesito proposto.
La richiesta è apparsa articolata in tre sotto quesiti, già il primo dei quali, quello relativo all’articolo 73 comma 1 della legge sulla droga, si è rivelata un autogol, prevedendo che scompaiano, tra le attività penalmente punite, le coltivazioni delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3; peccato che le tabelle in questione non includono la cannabis (presente alla tabella 2) ma indichino piuttosto le cosiddette droghe pesanti…”.
Insomma, i giudici hanno bocciato il referendum sulla cannabis perché si sarebbe intervenuti su un campo decisamente maggiore, andando a toccare anche temi per cui è indispensabile l’intervento del Parlamento. “Già questo – ha ribadito la Consulta – è sufficiente a farci violare obblighi internazionali plurimi che sono un limite indiscutibile del referendum”.
In definitiva AMATO ha ribadito il punto, affermando che se il quesito fosse stato scritto diversamente, avrebbe avuto più probabilità di pronunciamento favorevole da parte dei giudici.
“Il paradosso del quesito sulla cannabis – hanno ricordato dalla Corte Costituzionale – è dato dalla sentenza di Cassazione, a sezioni unite; infatti, interpretando l’articolo 73 gli Ermellini hanno già ritenuto la non punibilità della coltivazione della cannabis per uso personale…”.
Dunque anche il rammarico, se non la beffa, di un quesito ammissibile… se presentato nei giusti termini.

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