STAMPA ITALIANA ALLINEATA E COPERTA: NO A “NEGRU”
PECCATO CHE IL TERMINE RUMENO SI TRADUCA IN “NERO”

STAMPA ITALIANA ALLINEATA E COPERTA: NO A “NEGRU” PECCATO CHE IL TERMINE RUMENO SI TRADUCA IN “NERO”

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Sul caso del quarto uomo, falsamente accusato di razzismo da tutta Europa, trionfa l’ipocrisia e dilaga la deresponsabilità, nell’indifferenza di una opinione pubblica fuorviata dai mezzi di comunicazione. Ad una settimana di distanza, il vice allenatore camerunense del Basaksehir ignora ancora l’esigenza di scusarsi e fare chiarezza


CORRIERE DELLA SERA: “Ecco chi è l’autore dell’insulto razzista”. HUFFPOST: “Chi è Coltescu, l’arbitro-ingegnere dal passato discusso, accusato di razzismo”. LIBERO: “Il dramma di Coltescu, prima del “negru” il divorzio e la morte dei genitori”. IL TEMPO: “Coltescu, dal tentato suicidio alle accuse di razzismo”. LA GAZZETTA DELLO SPORT: “Tutti gli scheletri e i drammi familiari di Coltescu, il duro che ha indignato il calcio”. TUTTOMERCATOWEB: “Chi è Coltescu, quarto uomo al centro di uno scandalo mondiale”. STRETTOWEB: “L’oscuro passato del quarto uomo, dal tentato suicidio ai due divorzi”. MOMENTIDICALCIO: “Chi è Coltescu, l’arbitro rumeno che rischia la radiazione” METROPOLITAN MAGAZINE: “Chi è Coltescu, quarto uomo accusato di insulti razzisti”. IL RIFORMISTA: “Chi è Coltescu, l’arbitro accusato di frasi razziste”.
Ci fermiamo qui ma l’elenco poteva essere decisamente più lungo. L’intera stampa italiana, sportiva e non, prende atto della notizia, strizza l’occhio alla versione ufficiale colpevolista e si allinea, ben coperta, nel prendere le distanze dall’arbitro rumeno razzista.

Pierre WEBO, vice allenatore camerunense della squadra turca

Sull’altro piatto della bilancia, il vuoto assoluto. Nessun addetto ai lavori, in tutta Italia, a una settimana dall’episodio di Parigi, ha ancora trovato il “coraggio” di chiedersi pubblicamente, analizzando l’episodio, come avrebbe dovuto comportarsi Coltescu – o chiunque altro – per dribblare la trappola razzista.
Eppure l’episodio è talmente semplice da analizzare quanto – a nostro modo di vedere – utilizzato ad arte per sostenere una accusa con l’unico pregio di essere “alla moda” e che, diversamente, non starebbe in piedi.
Proviamo a stare ai fatti. Ad interrompere la partita di Champions League una banale richiesta dell’arbitro rumeno HATEGAN al collega a bordo campo, pure rumeno, COLTESCU. Attraverso il collegamento interfono, come accade decine di volte in ognuna delle migliaia di partite che si disputano tutti i giorni nel mondo, il primo arbitro ha chiesto all’assistente “quarto uomo” di verificare il soggetto, nella panchina turca, passibile di espulsione per intemperenze.
Essendo l’interessato al provvedimento (il vice allenatore Pierre WEBO, camerunense) distinguibile non dal numero di maglia (che ovviamente non aveva) ma comunque individuabile con certezza a causa, proprio, del diverso colore di pelle (rispetto ai restanti componenti la panchina) il quarto uomo ha così riferito all’arbitro: “Quello negru”.
Si da ora il caso che il rumeno, lingua latina al pari dell’italiano e come vedremo dello spagnolo, traduca da sempre il corretto termine “nero” con l’altrettanto corretto rumeno “negru; nozione, vogliamo sperare, sconosciuta al nero camerunense WEBO che ignorando il rumeno e ascoltando “negru” ha immediatamente pensato di evitare la certa espulsione, montando ad arte un caos internazionale di leso razzismo mai visto in Europa.
Ora sorvoliamo sul fatto, pure determinante, che WEBO, nero o non nero, andava espulso per le semplici regole del gioco del calcio; sorvoliamo anche sul fatto che WEBO è ignorante di rumeno e sposa così facendo la tesi dei fischi quando invece erano fiaschi; attribuiamo anche a WEBO l’attenuante della concitazione del momento che ha portato, di li a poco, a sospendere e rinviare la partita. Tutto ciò detto, ad una settimana di distanza il vice allenatore di colore, il camerunense WEBO, non si è ancora pubblicamente scusato con l’interessato, con il pubblico, con l’Uefa per la cantonata presa, vogliamo sperare, in buona fede.

Sebastian COLTESCU, l’arbitro internazionale rumeno al centro di una super bufala mediatica

Se WEBO non ha ancora fatto marcia indietro, nessun passo in avanti ha pure fatto la stampa italiana, dimentica dopo appena una settimana di fatti che, se veri, sarebbero gravissimi.
Nessun giornalista, non diciamo di quelli da inchiesta ma appena “normali”, a chiedersi: come avrebbe dovuto esprimersi, correttamente, COLTESCU?
Mettiamo che WEBO, anzichè nel rigoglioso Camerun, fosse nato per ventura nella glaciale Svezia. COLTESCU lo avrebbe certamente indicato e distinto come il “biondo” della panchina. E se invece WEBO fosse nato in Cina? Pronta la risposta: quello da buttare fuori è il “giallo”. Ipotizziamo una nascita altrove per WEBO, in qualche riserva Indiana: ecco che il “negru”, il biondo o il giallo diverrebbe il rosso. E se WEBO fosse per ipotesi nato su Marte, evento possibile visto che sul pianeta pare esserci vita… avrebbe esclamato: “Facile, butta fuori il verde… extra planetario”.
E così via per tutti i vari colori dell’iride, negru compreso visto che i termini propri di una lingua, vedi anche lo Spagnolo e altre, non spetta certo a noi modificare; neanche per omaggiare sentimenti alla moda.
Sbirciando la stampa internazionale, unici a lamentarsi del trattamento riservato a COLTESCU, giusto in Patria, sono i poveri Rumeni che, davvero, non riescono a capacitarsi di cosa abbia fatto di talmente grave il povero connazionale.
Certo, consapevoli di avere capacità di “influencer” in Europa pari al 2 di Bastoni quando comanda Coppe, i rumeni hanno già messo in conto che COLTESCU, a 43 anni abbondanti, non arbitrerà più un solo incontro di Coppa; magari sottolineando, con orgoglio, come loro non abbiano mai fatto caso quando noi europei di serie A, in campo e fuori, senza differenze, li apostrofiamo col termine, pure proibito, di “zingari”.
Insomma i Rumeni, a conti fatti, appaiono molto più sportivi, educati e di fatto assai meno razzisti di noi portabandiera del politicamente corretto, della facciata intonsa a prescindere, dei crociati eternamente più realisti del Re, vorremmo illuderci di essere.
Seguire la scia in silenzio, certo, è più facile; accordarsi scandalizzati nella condanna del malcapitato di turno, ultimamente, fa pure distinzione chic; anche la moda di scagliare la prima pietra (certi che a breve seguiranno decine di imitatori) è oggi assurta – vero Ordine nazionale dei Giornalisti? – ad appassionato sport tricolore.
Dal nostro super piccolo, però, le cose appaiono molto diverse, quasi storpiate… la realtà qualche volta persino forzate… a tutto vantaggio di un modo di fare informazione “velinata” che sempre più spesso non richiede responsabilità, fin quasi a premiare il pensiero unico. Che verrà.
Una china pericolosa da cui prendiamo le distanze, preferendo nuotare contro corrente e sentirci tutti Sebastian COLTESCU.


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