SVENTATO IL GESTO DIMOSTRATIVO DI UNA DONNA E MADRE INDIGENTE
DECISIVO L’INTERVENTO DI MARTINA, CARABINIERE DI PASSATEMPO

SVENTATO IL GESTO DIMOSTRATIVO DI UNA DONNA E MADRE INDIGENTE  DECISIVO L’INTERVENTO DI MARTINA, CARABINIERE DI PASSATEMPO

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La ragazza, 25 anni, militare da sette e affidata alla Stazione di San Vito al Cadore, si è rivelata sul campo una valida mediatrice. La poveretta, con tre figli piccoli a casa, convinta a recedere solo dopo quasi 4 ore di paziente dialogo al femminile



Non eroina ma comunque un gesto esemplare quello, coronato da pieno successo, che ieri mattina, attorno mezzogiorno, ha consentito al Carabiniere Martina PIGLIAPOCO (25 anni, di Passatempo ma in servizio presso la caserma dolomitica di San Vito di Cadore) di evitare il possibile suicidio di una donna di 41 anni, madre di tre figli, in preda alla disperazione per le condizioni economiche del nucleo familiare.



La donna, va detto subito, con ogni probabilità, nello scavalcare la barriera metallica di un ponte tibetano lungo circa 30 metri e sospeso nel vuoto, posto ad una altezza di circa 45 metri, nel piccolissimo Comune di Perarolo di Cadore (Belluno), in realtà non aveva alcuna intenzione di suicidarsi per davvero ma piuttosto il desiderio di mettere in atto un gesto dimostrativo in grado di richiamare sulla propria famiglia, alle prese con difficoltà importanti per andare avanti e con tre figlie piccole da crescere, le possibili attenzioni delle Istituzioni.

Arriviamo a questa conclusione (che nulla vuol togliere al generoso gesto della concittadina, da 7 anni arruolata nell’Arma) in preda a banali considerazioni sul luogo.decisamente fuorimano, teatro del supposto tentato suicidio e sui conseguenti tempi di intervento necessari per far scattare la macchina dei soccorsi e mettere la donna in salvo.
Il ponte sospeso in Val Montina, che scavalca l’omonimo torrente che scorre tra le due sponde, è infatti raggiungibile solo a piedi, attraverso un angusto sentiero forestale, poco più che una mulattiera, lungo almeno un chilometro e distante altri tre dal piccolo Comune del Cadore; Perarolo, giusto 366 abitanti, 530 metri sul livello del mare.
Il luogo turistico, dichiarato nel 1994 “area selvaggia”, primo fra tutti nell’arco alpino, in questa stagione è frequentato solo da rari passeggiatori, in particolare gente amante delle silenziose scarpinate montane, tra la natura, da iniziarsi di primo mattino.
E anche ieri, attorno alle 8, non mancavano turisti lungo i 30 metri di una passerella di nuova costruzione, realizzata tre anni fa; insomma la situazione ideale, nel progetto della poveretta, per garantire la donna dell’avvenuto allarme.
Allarme arrivato puntuale alla sala operativa del 112 quando i passanti sul viottolo hanno visto, giusto a metà ponte, la donna saltare ripetutamente e provare ad attaccarsi alla rete (alta circa un paio di metri) fino a raggiungerla e posizionarsi pericolosamente a cavalcioni; a quel punto la segnalazione, orfmai avviata, è giunta alla più vicina Stazione dei Carabinieri di San Vito al Cadore, nei pressi di Cortina d’Ampezzo, ma pur sempre distante 25 chilometri dalla destinazione, oltre al lungo tratto a piedi per la boscaglia.
Insomma un tratto – seppur percorso a tutta velocità e con la pattuglia ulteriormente sospinta sull’accelleratore dal rinnovarsi di notizie gravi e preoccupanti che davano il pericolo per imminente – pur sempre coperto in poco meno di mezz’ora.

Martina PIGLIAPOCO, 25 anni, Carabiniere

Una eternità. Di sicuro un arco temporale più che sufficiente, per chiunque sia davvero intenzionato a chiuder li la propria vita. Una volta oltrepassato il reticolato di protezione e sistemati entrambi i piedi, in appoggio, su una sorta di cordolo esterno in lamiera, più niente e nessuno avrebbe potuto far nulla.
Per essere più chiari è come se un suicida, intenzionato a gettarsi da piazza Nuova, scavalcasse la balaustra per poi – invece di lasciarsi andare – rigirarsi verso la passeggiata, aggrapparsi al muretto e infilare entrambi i piedi nei fori tra i mattoni…
E in effetti è proprio in questa posizione, tipicamente come di attesa, anzi diremmo in attesa effettiva da almeno mezz’ora, che Martina PIGLIAPOCO e l’altro Carabiniere “motivatore” di equipaggio (rimasto defilato ai margini della vicenda, vista la piega presa dagli eventi), hanno trovato la disperata madre di tre figli.
Sul ponte tibetano è così salita solo la ragazza di Passatempo, Martina, costretta quasi subito a fermarsi e a sedersi sul ponte (per non creare alla donna effetti pericolosi, simil “rimbalzo”, tipici delle strutture senza un appoggio) a circa 20 metri dalla poveretta, sconfortata quanto decisa a intimare al Carabiniere di volersi buttare nel vuoto, nell’omonimo torrente 45 metri sottostante, se la ragazza osimana avesse proseguito di un altro passo.
Inoltre nessun altro – ha dettato le condizioni l’aspirante suicida… ma non troppo – si sarebbe dovuto avvicinare dall’altra estremità del ponte.
La mamma (ha raccontato Martina a decine di giornalisti e tv locali, ringraziando tra l’altro il Presidente della Regione Veneto Luca ZAIA, tra i primi a complimentarsi con il militare di stanza nel Cadore) aveva il volto teso, gli occhi smarriti, persi nel vuoto; era sconvolta e non riusciva a parlare. Forse per l’aria fresca del mattina e molto per la scomoda posizione a cui si era costretta da tempo. Inoltre la donna, inizialmente, è rimasta a lungo, come immersa, nei propri disperati pensieri; tipicamente persa a qualunque alternativa.
Martina, a quel punto, ha deciso di assecondare l’obiettivo da raggiungere e salvare, sedendosi a terra come intimato, facendo capire alla mamma che un’altra donna, prima ancora che Carabiniere, era lì per lei; e che era sua intenzione aiutarla a partire dal rispetto della altrui volontà.
Da allora, saranno ormai state le 9 del mattino, sono passate altre tre interminabili ore, a volte di autentica tensione, fino alla scoperta da parte del Carabiniere del motivo del gesto: le gravi difficoltà economiche in famiglia e il pensiero di non riuscire a dare alle tre figlie il futuro migliore che ogni madre spera di riuscire a dare; fantasmi misti alla paura di non farcela neanche a ripartire, ovvero pagare tutte le spese di casa.
Tra Martina e la poveretta è così nata una conversazione e si è stabilita, a poco a poco, una intesa, come intimità, quasi da confidenza tra amiche in difficoltà; amiche vere che vogliono andare a fondo, capirsi e aiutarsi concretamente.
L’argomentato, fatalmente, è così stato fatto scivolare dalla PIGLIAPOCO sulle esigenze delle tre figlie, bimbe a cui nessuno, neanche la 41enne bellunese alle prese con debiti e mancanza di lavoro, poteva negare il diritto a crescere con una mamma, magari povera ma presente e premurosa.
Si è andati avanti così, col passare delle ore, fino a quando, spontaneamente, ovvero di propria iniziativa, la bellunese ha chiesto di interrompere per fare una breve telefonata ad un familiare, probabilmente il proprio uomo, il padre delle sue piccole.
Di li a poco, chiusa la conversazione al cellulare, la poveretta è scoppiata a piangere, dirottamente; lo sbalzo di umore repentino è servito, tanto che la 41enne è come rientrata in se… convinta all’istante bella necessità di puntare tutto su una nuova vita e sulla famiglia.
Per Martina è stato questo il segnale; l’attimo atteso per alzarsi in piedi, avvicinarsi e approfittare della debolezza che, dopo quasi 4 ore di sguardi e parole, stava ormai per prendere, tanto involontariamente quanto pericolosamente, il sopravvento.
L’ex aspirante suicida, pur non volendo mai, probabilmente, mettere davvero in pratica la minaccia apparente, si trovava pur sempre in bilico, totalmente all’esterno della passerella di funi e pedane che costituiscono il sobbalzante cammino nel vuoto e in quella posizione anche un minimo cedimento fisico le sarebbe risultato fatale.
La Carabiniera PIGLIAPOCO, ormai ad un passo dalla nuova “amica”, si è così avvicinata decisa per tendere una mano alla mamma e aiutarla ad arrampicarsi indietro verso il lato sicuro del ponte, all’interno del parapetto. Con grande agilità la mamma ha scavalcato la balustra ideale (costituita in realtà da un filo di acciaio) per poi farsi aiutare proprio dal Carabiniere a rimetter entrambi i piedi in sicurezza.
Ora Martina e l’altra hanno potuto abbracciarsi forte, restando così per almeno un altro quarto d’ora, stavolta scoppiando a piangere insieme in lacrime liberatorie… un’emozione immensa.

Poi, ormai inseparabili, strette in mano, l’uscita dalla passarella sul Val Montina e l’avvio, si spera, verso una nuova vita… magari con qualche promessa da cogliere al volo e a fianco di un’amica in più!
A Martina PIGLIAPOCO, appena 25 anni, oltre i complimenti del Governatore ZAIA, del Sindaco PUGNALONI e di migliaia di italiani sparsi in Rete che, grazie ai social, ieri sera hanno commentato il gesto della ragazza passatempese in divisa come “l’intervento responsabile di una giovane”, capace di toccare, con coraggio e tenacia, le giuste leve dell’animo femminile.
Lungo il sentiero le due donne hanno continuato a parlarsi fitto fino all’ammissione, da parte della mancata vittima, di aver fatto un grosso errore nel mettere a repentaglio il bene unico della vita per motivazioni certamente gravi, ma pur sempre banali in confronto, come quelle economiche.
La sventurata, così, prima di lasciare la propria salvatrice, per davvero ha capito di essere stata sul punto di combinare una grossa sciocchezza… ma di averla in qualche modo evitata incontrando una mattina di ottobre il proprio Angelo protettore.
Non certo un’eroina la nostra concittadina a cui va comunque il riconoscimento per aver dato vita ad un sicuro e non comune esempio di attaccamento alla divisa; nel forgiarsi addosso, grazie alla capacità di ascoltare e infondere fiducia, un senso professionale di indubbio valore e chiara capacità. Complimenti Carabiniere Martina!



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