VACCINO, ECCO CHI SONO I 45 APPARTENENTI ALLA BANDA DEL BUCO
L’IDENTIK DEL CLIENTE TIPO? MACERATESE, GIOVANE E BELLA

VACCINO, ECCO CHI SONO I 45 APPARTENENTI ALLA BANDA DEL BUCO L’IDENTIK DEL CLIENTE TIPO? MACERATESE, GIOVANE E BELLA

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Diversi leghisti, impiegati regionali, medici, avvocati, imprenditori. Persino una intera famiglia tra i paganti per ottenere il green pass gettando tra i rifiuti l’antidoto al Covid. E poi personal trainer, clienti di palestre, professionisti, artigiani e soprattutto molte ragazze e signore di fascino, preoccupate più al mantenimento della avvenenza del corpo che alla tutela della salute


18 maschietti (2/5 del totale) e ben 27 femminucce (3/5); rappresentanti tutte le fasce d’età (dai 22 ai 64 anni), gran parte d’Italia e ogni mestiere e professione.
Questa, a grandi linee, la composizione della cosiddetta “Banda del buco”, ovviamente mancato. Mancato in modo consapevole per la Procura di Ancona che, ad inizio anno, ha scoperchiato il piatto sull’attività di contorno in atto, chissà da quanto tempo, al centro vaccinale “Paolinelli” alla Baraccola di Ancona.
Buco mancato tanto consapevolmente, dunque, da alimentare in ciascuno dei 45 attori non protagonisti, un mercato nero da 300 a 450 euro a botta, necessari per oliare l’organizzazione dell’infermiere falconarese Emanuele LUCHETTI, 51 anni; a tempo perso esperto, nella stessa misura, sia nell’arte di istruttore ballerino di “Zumba” che, con minor successo, in quella di rapinatore per un episodio commesso in gioventù ai danni di un istituto di vigilanza della Baraccola.
Baraccola che dunque, rientra sinistramente nei corsi e ricorsi di vita di un uomo passato rapidamente – grazie ai 18.000 euro provento dei mancati vaccini (premiati però da un green pass autentico) – dal piangere miseria per non disporre mai in tasca di 100 euro in più alla prospettiva di comprarsi casa in un anno!
Delle stesse accuse intestate a LUCHETTI e soci (nel gruppone dei 50+1 interessati ai provvedimenti giudiziari) fa parte la dottoressa Liana SPAZZAFUMO, 60 anni, canuta di pensier nonostante l’ancor giovanile età, tanto dal figurare in inchiesta quale discreta amante del Zumba show falconarese.
La donna, però, originaria di San Benedetto del Tronto, nonostante una perquisizione presso l’ufficio di Dirigente regionale presso l’Ars Marche di Ancona, è l’unica stranamente a non aver subito provvedimenti restrittivi della libertà, nonostante le stesse pesanti accuse inflitte a vario titolo ai cinque arrestati: corruzione, falso ideologico e peculato commessi in concorso col più giovane ars amandi.
Ma non è centrare il focus sui protagonisti principali della vicenda l’obiettivo di questo approfondimento giornalistico, quanto provare a comprendere un pò di più, nonostate generalità e cittadinanze rese stranamente pubbliche dalla Procura sin dal primissimo istante (veline?), chi si muoveva dietro le quinte, l’uno ignaro dell’altro o quasi, per giungere da tutta Italia all’appuntamento con l’infermier-ballerino.
Abbiamo già detto di una netta rappresentanza di donne sugli uomini, di 27 a 18, col genere femminile pragmaticamente più attento al problema da risolvere: risultare vaccinate e godere delle libertà impedite ai no vax.
Macerata, arrivando ad analizzare il dato geografico, la provincia più attenta alle risposte del mercato nero con 20 clienti su 45 inviati al Paolinelli, ovvero quasi la metà; segue la provincia di Ancona con 13, quella di Bologna con 3, Pescara 2 ed uno ciascuno per Lecce, Foggia, Varese, Torino, Taranto, Padova e Fermo.
Nessun ascolano e soprattutto nessun pesarese, i primi dati “strani” dell’inchiesta.
Così come, analizzando le città, balza all’occhio come nessun Osimano sia rimasto invischiato nella prima ondata di indagine, al pari di nessun Jesino o Senigalliese. Tutte circostanze anomale a cui i poliziotti della Squadra Mobile di Ancona e Macerata, diretti dal dottor Carlo PINTO, stanno da tempo cercando di dare una risposta, seppur svantaggiati dal non poter più contare sullo svanito effetto sorpresa iniziale su una inchiesta che sembrava poter allargare facilmente le indagini a macchia d’olio.
Anche perchè, come i dati del primo raid dimostrano, i 45 mancati vaccinati sono giunti ad Ancona da Grottaglie a Monselice, da Arese a Sannicandro Garganico, da Corsano a Torino, su e giù per l’Italia, senza lasciare tracce apparenti dell’indirizzamento ricevuto e sul giro di soldi, certamente in contanti, destinato agli interlocutori di LUCHETTI, legati al traffico.
Questo comunque il quadro geografico, Comune per Comune, dei 45 tracciati dalla Procura: Civitanova Marche 9, Ancona 7, Macerata 3, Recanati 3, Falconara Marittima 2 ed uno ciascuno Morrovalle, Treia, Sant’Angelo in Pontano, Porto Sant’Elpidio, Fabriano, Montemarciano, Camerino, Porto Recanati, Camerata Picena, Castelfidardo e – fuori regione – Montesilvano, Pescara, Corsano, Sannicandro Garganico, Arese, Torino, Zola Predosa, Grottaglie, Castel Maggiore, San Giovanni in Persiceto e Monselice.
A livello politico spiccano le presenze di almeno un terzetto di leghisti, anche discretamente in vista sul territorio, senza farsi mancare quasi nulla della società: medici, personal trainer, avvocati, titolari di palestre, professionisti, imprenditori piccoli e grandi, artigiani, intere famigliole e, tra le donne, spicca la quantità di molte belle ragazze, tutte probabilmente preoccupate di non mettersi in corpo nulla di capace, direttamente o indirettamente, oggi o domani, di alterare lo status quo. Meglio un buco mancato pur pagato più di una boccetta di profumo, che accettare la sola idea di mettersi in circolo alcunchè di strano per un fisico decisamente avvenente, così com’è.
Per la cronaca tutti i 45 personaggi, indagati per aver accettato di sottoporsi alla mancata inoculazione del vaccino, sono stati raggiunti sin dalle primissime battute dell’inchiesta, avviata lunedì 10 gennaio, dal provvedimento cautelare dell’obbligo di dimora presso il Comune di residenza; oltre alla conseguente imposizione quotidiana di firma presso gli uffici di Polizia giudiziaria.
Intanto sul piano dei riscontri, sono partiti nelle varie Procure interessate, i primi interrogatori di garanzia effettuati al ritmo di un paio al giorno. Dopo una prima ondata a caldo in cui quasi tutti i 45 indagati si sono dichiarati sorpresi del provvedimento e decisi a dimostrare l’infondatezza dell’accusa (al punto di annunciare di volersi sottoporre al test sierologico per dimostrare con certezza assoluta di avere in circolo gli anticorpi conseguenti alla vaccinazione), nella realtà quasi tutti i personaggi già ascoltati hanno preferito la scena muta e avvalersi della possibilità di non rispondere al Gip.
Un solo caso sinora contro corrente, a quanto sembra, quello della signora Maria Grazia PAPPONCINI, 60 anni, di Montemarciano, impiegata Asur e addetta al rilascio del ricettario rosso. Secondo le confidenze fatte da LUCHETTI all’odontoiatra Carlo MIGLIETTA (che per primo, d’accordo col dottor PINTO della Squadra Mobile dorica, si è insinuato nel meccanismo al fine di scoperchiarlo) l’impiegata avrebbe avuto ricevuto gratuitamente il green pass in quanto “persona che può sempre tornare utile”.
In realtà LUCHETTI potrebbe aver raccontato appositamente a MIGLIETTA una falsa informazione, al fine da testare l’attendibilità del nuovo procacciatore. Tramite l’avvocato Natalia BOEMI la PAPPONCINI è riuscita a dimostrare, venerdì scorso, di essersi regolarmente vaccinata. Proprio come sbandierato sin dal primo minuto.
Revocata pertanto per l’impiegata regionale la misura cautelare di obbligo di dimora presso il Comune di residenza e indagati, di fatto, scesi da 45 a 44.
Se ne ciccieranno fuori di nuovi, ora molto spetterà all’osimano Luca RUSSO, analista forense di vaglia per i casi più intricati, chiamato a rispondere entro 60 giorni all’interrogativo di fondo: con chi hanno comunicato gli smartphone dei 44 sotto inchiesta nei giorni immediatamente precedenti il buco mancato?
Un lavoro improbo, considerato il gran numero degli apparecchi telefonici con contenuto audio (e non solo viste le mille applicazioni possibili comprese) da vivisezionare; e il numero di giorni ristretto concessi all’indagine.


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