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𝗜𝗹 𝗣𝗼𝗻𝘁𝗲𝗳𝗶𝗰𝗲, 𝗻𝗲𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗹𝗲𝘀, 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗵𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗹’𝗮𝗰𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘂 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗼𝗿𝗺𝗮𝗶 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮, 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝘂𝗻 𝗢𝗿𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗶 𝘃𝗼𝗹𝗲𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗴𝗰𝗼𝗺
Notizione di Papa Leone XIV all’Ordine dei Giornalisti, nel giorno del Patrono dell’Informazione San Francesco di Sales.

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Il Sommo Pontefice, nell’occasione, ha avuto modo di ricordare agli operatori nel campo dell’informazione che la notizia, quando corretta, verificata, analizzata e trasparente, costituisce un bene primario per una società evoluta… e quindi, ha concluso il Papa, l’informazione costituisce per la nostra società un bene non trattabile e quindi da difendere.
Parrebbe una ovvietà, giusto da ricordare per una occasione in rosso sul calendario… in realtà il messaggio di Leone XIV è giunto, o almeno dovrebbe in particolare giungere, chiaro e tondo, alle orecchie di Carlo BARTOLI, confermato Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Da tempo immemore, diciamo da almeno 25 anni o più, l’Ordine ha svenduto, oltretutto a gratis e nell’indifferenza della società, la funzione primaria di difendere il cittadino dalla diffusione incontrollata nelle Redazioni delle innocue veline… ma anzi da tempo a preso a promuoverne la pratica!
Al punto di sostenere a spada tratta, tra i propri iscritti e una autorità governativa di controllo… proprio l’attività castrante esercitata dall’Autorità per le garanzie nella comunicazione!
Oltretutto senza neanche dire A o B neanche quando l’intero Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, autorità parallela creata per alimentare il carrozzone politico (ovvero Pasquale STANZIONE, Ginevra Cerrina FERONI, Agostino GHIGLIA e Guidi SCORZA) è finito sotto inchiesta per reati non banali di corruzione e peculato, attinenti oltretutto alla funzione stessa del cosiddetto Garante.

Ma torniamo alle parole di stretta attualità pronunciate dal Papa: il bene pubblico quale bussola di un mestiere da lavorare tutti i giorni, duramente, senza compromessi.
Come si concilia il bene pubblico appena ricordato con gli interessi, spessi opposti, strettamente privati?
La risposta sembrerebbe semplice: per acquisire qualsiasi diritto pubblico… qualsiasi interesse privato dovrebbe sottomettersi alla logica suprema del bene comune. Diremmo senza eccezione alcuna.

E con l’Agcom che in fatto di privacy predica l’esatto contrario, come la mettiamo?
La mettiamo o almeno l’Ordine dovrebbe metterla affidandosi al senso di responsabilità dell’operatore, al Codice deontologico del giornalista e infine, estrema ratio, alla Legge; sempre tenendo dritta la barra di un giusto bilanciamento, affidato alla sensibilità dell’operatore, tra utilità pubblica e interessi particolari del soggetto narrato.
In linea generale, infatti, nessuno dovrebbe dimenticare mai che la salvaguardia del cosiddetto bene pubblico prevale sempre sull’interesse privato, sia in forza della funzione di soddisfare i bisogni collettivi, che di ribadire la posizione di supremazia della “pubblica amministrazione” in senso lato basata su principi di legalità.

In forza del diritto privato e della tutela della privacy sono comunque doverose, ai giorni nostri, limitazioni di particolari non qualificanti o una narrazione più edulcorata della vicenda, il cosiddetto “bilanciamento”, tale però da non mortificare o addirittura, come capita ormai tutti i giorni in Italia, censurare centinaia di notizie al giorno.
Papa Leone XIV dixit.
QUI il tuo gradito contributo alla vicenda:
