DON DINO GIORNALISTA, APPREZZATO REGISTA TV E PARROCO
NON BRILLA PER INFORMAZIONI: “PROCESSIONE? NO COMMENT”

DON DINO GIORNALISTA, APPREZZATO REGISTA TV E PARROCO NON BRILLA PER INFORMAZIONI: “PROCESSIONE? NO COMMENT”

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In attesa del non facile confronto con Monsignor Spina, il parroco del Duomo sceglie la strada del silenzio. Il mancato rito processionale del Cristo miracoloso, 74 anni dopo l’ultima volta, accende il dibattito in città tra fautori e contrari


https://www.youtube.com/watch?v=3IRs9B720rI&ab_channel=CronacheAncona
Nel video, made with VideoShow, il parroco del Duomo nella benedizione antivirus alla città

Non sembra disponibile a porgere l’altra guancia. Sua Eccellenza monsignor Angelo SPINA, informato dell’accaduto sui “fatti di Osimo”, probabilmente coglierà l’occasione delle prossime celebrazioni in città per far sentire la propria voce e rimettere le cose al proprio posto.
Nessun comunicato ufficiale, come nel collaudato stile di Santa madre Chiesa, ma riservate parole al personaggio giusto, inquadrando nel mirino il facile bersaglio di Don Dino CECCONI, 67 anni, giornalista pubblicista dal 2006, apprezzato regista Rai per le messe domenicali e – ci consentirà l’osservazione – parroco sui generis della concattedrale del Duomo di San Leopardo.

Don Dino CECCONI, 67 anni, da tre Parroco del Duomo

OSIMO OGGI non avendo da perseguire null’altro che l’interesse della notizia e nutrire di verità l’opinione pubblica in attesa, ha come sempre anticipato i tempi rintracciando Don Dino e le motivazioni, eventuali, a propria discolpa.
Missione compiuta quanto fallita. Il parroco, intercettato nei pressi dell’attiguo museo Diocesano, ci ha messo 32 secondi netti per ringraziare tutti dell’interessamento, preferendo però svicolare da ogni spiegazione, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
“Non dico niente” – questa la prima reazione verbale all’invito a fornire la propria versione dei fatti, facendosi scappare un secondo pensiero compiuto “Non dipende da me” che proveremo a mettere a fuoco. Prima di abbassare il cellulare e interrompere la telefonata bruscamente.
E dire che l’intervento ad OSIMO OGGI, oltre a mettere a fuoco la verità, avrebbe potuto pre costuire per il regista-parroco una valida pezza di appoggio su cui realizzare la difesa sul fronte interno vescovile.
“Monsignore mi scusi, capisco di aver travalicato di molto il mio confine di povero parroco – questa la possibile chiave di lettura – ma dire no alla politica non è facile. Specie a questo Sindaco super presente, sempre a rompere le scatole con una iniziativa al giorno. A volte anche buone iniziative.
Ecco mandare il Cristo ligneo il processione poteva essere una buona cosa; molto meno la motivazione… purtroppo a caldo, preso dall’incalzare degli eventi, non ho saputo fare la cosa più semplice, ovvero lasciare a Lei ogni decisione. Mi perdoni. Stia certo che non accadrà più”.
Parola più, parola meno, questo il succo del prossimo faccia a faccia tra monsignor SPINA e l’aspirante tale Don Dino. Chiarimento che reputiamo sufficiente a chiudere con onore la vicenda.

S.E. il Vescovo SPINA atteso a OSIMO per le celebrazioni patronali

Altro non dovrebbe seguire. Escluso che il Vescovo faccia sentire la propria voce con i fraticelli francescani, tutto sommato innocenti in tutta questa strana storia e da sempre troppo potenti per sottostare ai rimbrotti, pur anche giustificati, di un gerarchicamente semplice Vescovo… altrui.
Non è invece escluso che monsignor SPINA, dovendo mettere in conto ancora lunghi anni di convivenza con monsignor PUGNALONI, pardon con il Sindaco PUGNALONI, si conceda il lusso di rimarcare benevolmente i rispettivi confini e relative competenze.
Chiudendo così, a guardar bene, l’incidente diplomatico più rilevante degli ultimi secoli tra Osimo e la Chiesa… secondo solo allo sgarro di Boccolino in danno di Papa Sisto IV, datato 1487, noto come Battaja del porco.
Insomma lascerà intendere monsignor SPINA al primo degli Osimani: libera Chiesa in libero Stato; per una volta gridato forte da oltre Baraccola… fin sotto le Cinque Torri.

Ci sia perdonato un ultimo peccato veniale, commesso volentieri ricordando a Don Dino – utilizzando proprio sue parole spese in una intervista concessa a “L’Ancora” il 23 gennaio scorso – il valore insopprimibile della comunicazione.
Insegna Don Dino ai propri allievi giornalisti che “il mondo è fatto per essere in comunicazione. Siamo soggetti fatti per essere in relazione. Nel momento in cui manchiamo a questo compito siamo fuori dal mondo…”.
Voto 10 per la teoria ma 0 una volta messo in pratica. La media, purtroppo 5, vale la bocciatura.


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