“AIUTATEMI, NON MANGIO DA TRE GIORNI, PORTATEMI QUALCOSA…”
ASSISTENZA DOMICILIARE SCARTATA, PUGNALONI PENSA L’OSPIZIO!

“AIUTATEMI, NON MANGIO DA TRE GIORNI, PORTATEMI QUALCOSA…” ASSISTENZA DOMICILIARE SCARTATA, PUGNALONI PENSA L’OSPIZIO!

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A parte la volontà dell’interessata e gli ingenti costi da sostenere a vita, fa discutere la vicenda della 60enne russa. Vedova da poco, per mangiare la donna si è vista costretta a rivolgersi ai Carabinieri nonostante il caso fosse da tempo conosciuto dai Servizi sociali. E dire che la macchina comunale cittadina, grazie all’intuizione delle precedenti Amministrazioni, può contare tutti i giorni sulla Asso, azienda speciale in grado di produrre e consegnare sul territorio pasti caldi ogni giorno.


Come risolvere definitivamente il caso depressivo della “sepolta viva” osimana, protagonista, suo malgrado, delle cronache cittadine? La non soluzione, se possibile peggiorativa rispetto al male, l’ha offerta a stretto giro di posta il Sindaco PUGNALONI secondo il quale la poveretta, oltre tutto ancor giovane (appena 60enne, da circa 25 ben integrata ad Osimo), andrebbe di fatto rinchiusa in una casa di riposo!
Per dirla con le stesse parole del Sindaco pubblicate su Fb: “Stiamo ora avviando le pratiche per far inserire la persona in questione in un istituto di cura che possa assisterla h24”.
Dimenticando con questa affermazione due aspetti fondamentali: A) cosa pensa la diretta interessata di finire i propri giorni fuori da casa; B) chi pagherà i lunghi anni di retta che si prospettano davanti essendo la signora, fortunatamente, in una età neanche presa in considerazione dalla pensione.
Tutto, come è noto, è iniziato mercoledì sera, prima di cena, quando al centralino dei Carabinieri è arrivata l’accorata telefonata di una fresca vedova, residente in una frazione, a lamentare aiuto e sostegno.
Attenzione: non un aiuto pratico e un sostegno morale nuovo, quindi da aggiungersi “in più” ai casi conosciuti e già trattati dallo sgangherato carrozzone dei Servizi sociali gestito dall’Assessore Paola ANDREONI… ma piuttosto, come ha chiarito lo stesso PUGNALONI, passando da un autogol all’altro, Osimo ha assistito e preso atto alla disperata richiesta di attenzione di “un caso già noto ai Servizi sociali”.
Talmente noto che, ha garantito il Sindaco, il Comune “già in passato si è fatto carico della situazione fornendo sostegno e pacchi viveri”.
E non basta ancora: il caso umano, stando alla disamina fatta dal Primo cittadino, non solo è conosciuta e trattata da chi in Comune è preposto a farlo, ma costituisce persino un caso grave. Anzi, per dirla con parole e musica di PUGNALONI, “un caso complicato”.
State a sentire: “Si tratta nella fattispecie di un caso complicato, con un soggetto che accusa oltre allo stato depressivo per la morte del coniuge, anche problemi di altra natura molto preoccupanti…”.
Come possa poi, nella Osimo 2.0, un caso noto e preoccupante, invece che risolto, finir dimenticato… da chi tutti i mesi incassa percepisce allo scopo il puntuale stipendio… è un mistero su cui i cittadini farebbero bene, se interessati ad un lieto fine, a chiedere conto, non ai Carabinieri (che attivandosi hanno compiuto più del proprio dovere) ma magari direttamente al proprio rappresentante.

Encomiabile il lavoro di sostegno e supporto dei militari, pur non dovuto

Non sapendo più a che Santo votarsi per giustificare l’ennesima brutta figura, PUGNALONI si è così visto a buttarla in politica, accusando l’opposizione civica, anche qui testualmente “di non farsi scrupoli a strumentalizzare anche casi umani pur di denigrare l’operato del Comune”, arrivando a concludere che “fa specie vedere forze politiche, che hanno amministrato per 15 anni, continuino a strumentalizzare ogni vicenda pur di raccattare consenso elettorale… facendo finta di non conoscere la burocrazia, i protocolli e le leggi che governano gli Enti pubblici”.
In effetti, tornando al caso della 60enne di origini russe che, senza immaginare le conseguenze, ha attivato il polverone della pubblica opinione, PUGNALONI ha ricordato a se stesso come i casi sociali, prima di divenire tali, sono conseguenza, ovvero espressione di private vicende che andrebbero risolte, se possibile, nell’ambito della ristretta cerchia familiare.
Nel caso specifico la vedova che ha telefonato al 112 reclamando sostanzialmente attenzione, vale a dire lamentando non tanto e non solo un frigo vuoto da tre giorni ma un vuoto umano prolungato, risulta pur sempre madre di tre figli il cui contributo è sfuggito alla vicenda. Talmente sfuggito che, nonostante nonostante il “contatto continuo” con i tre soggetti, l’unica soluzione a portata di mano di PUGNALONI parrebbe trasferire la signora da una morte civile privata ad una sepoltura ammantata dai buoni sentimenti dell’assistenza pubblica H24.
Tralasciando, senza ignorarla, la parte venale dell’operazione, ovvero i costi di una eventuale retta che, oltretutto, si spera almeno accettata dall’interessata, resta il fatto di come Sindaco, Assessore e Servizi sociali (con azienda speciale Asso annessa) abbiamo totalmente dimenticato la valenza di una risposta a minor costo e di maggior valor sociale come l’attivazione dell’assistenza domiciliare.
Non foss’altro perchè il caso segnalato, a ben vedere, rischia di costituire solo la punta emersa di un iceberg, quello del sostegno ad anziani in difficoltà, di un problema destinato a diventare, negli anni a venire, terreno di confronto di civiltà nella nuova società italiana.
Osimo da questo punto visto ha avuto la fortuna, attraverso l’esperienza latiniana, di mettere a punto nel tempo, in particolare attraverso la creazione della società Asso, una macchina comunale in grado di fornire risposte concrete e in autonomia.

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Basti pensare alla capacità di risolvere in proprio il tema dei pasti negli asili e nelle scuole comunali; sarebbe sufficiente ripensare il progetto, oliarlo su misura ai nuovi obiettivi, calibrarlo alle odierne esigenze, affinchè casi come quello della signora russa – scopertasi affranta di ritrovarsi vedova e sola (nonostante tre figli e un’età ancora giovanile) – cessino ogni ragione d’essere. Altro che scaricarsi la coscienza prospettando liberatori ricoveri a valere sulla vita altrui e su costi pratici a carico della comunità!
I Carabinieri, entrando in quella casa dimenticata per portare soccorso alimentare e soprattutto di vicinanza umana risaldandone il morale, hanno testimoniato di un appartamento pulito, ben tenuto dalla donna, con l’emergenza più grave data non tanto dal frigo, estremamente vuoto, ma dall’esigenza di parlare, raccontarsi, sfogare il vuoto in cui la donna si è ritrovata, precipitandoci dentro, come un tunnel, con la perdita del marito.
I Carabinieri, prima di andarsene, quasi un’ora dopo, hanno notato anche un bel pianoforte a muro utilizzato un tempo dalla 60enne russa; uno strumento lungamente suonato e che ha accompagnato i migliori anni, oggi così apparentemente lontani. Chissà che l’eco di quel pianoforte, in barba ai propositi di ricovero, non possa tornare presto a risuonare?


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