CORONA VIRUS, AL BUTTARI QUINTO DECESSO
INTANTO L’EMERGENZA FRUTTA 40 TAMPONI

CORONA VIRUS, AL BUTTARI QUINTO DECESSO INTANTO L’EMERGENZA FRUTTA 40 TAMPONI

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Esiti non ancora noti. Istituito dall’amministrazione un team per far fronte all’emergenza 

Un quinto decesso, sospetto per Coronavirus, al Buttari. Nella mattinata di martedì è morto a Torrette l’82enne Elio Serrani, ricoverato da giorni nel reparto di Medicina d’urgenza. A determinarne la morte, oltre a patologie pregresse lamentate dall’uomo,l’aggravarsi del quadro clinico probabilmente determinato dal contagio con gli altri ospiti e/o operatori presenti nella casa di riposo.

Salgono così a 5 le morti che dall’inizio della crisi si sono susseguite nella popolazione anziana ricoverata presso la struttura di San Sabino; fortunatamente, al momento, non giungono notizie di casi nelle altre due strutture cittadine, parimenti a grave rischio salute in queste settimane di super emergenza.

Situazione, quella delle case di riposo osimane e italiane, grandemente sottovalutata dal nostro Governo che, in pratica, poco o nulla ha fatto, dalla dichiarazione del 31 gennaio scorso, per porre in sicurezza strutture da equipararsi, col senno di prima, ad autentiche bombe ad orologeria!

La buona notizia, piuttosto, nonostante il dolore per la perdita di tante vite, viene proprio dal Buttari il cui personale medico e para medico si sta battendo per quattro, in una lotta quotidiana per la vita, per contenere il disagio di ciascuno.

Dicevamo della buona notizia di queste ore che vuole tutti i “vecchietti” e gli operatori essere stati esaminati con tampone, così da consentire, almeno, la futura messa in sicurezza dei sani rispetto a quanti segnalati come positivi.

L’esito dei tamponi effettuati, allo stato, non è ancora noto.

Uno screening molto tardivo su circa 40 ospiti (che conferma la scelta colpevole dello Stato di individuare nelle case di riposo l’anello debole del sistema sanitario nazionale) ma comunque utile, ci si augura, a contenere la perdita di ulteriori vite umane.

Lodevole, a riguardo, l’iniziativa della Direzione del Buttari di attivarsi, a partire dal 13 marzo scorso, con un team amministrativo-sanitario preposto a confrontarsi sul terreno con l’emergenza, così come dettata dai vari Decreti governativi anti virus.


Di seguito pubblichiamo l’intervento del dottor Antonello PELATI, indirizzato in queste ore a tutti gli operatori e dipendenti della Casa di riposo Grimani Buttari.


Grazie.
Si certo, grazie. Vi dico grazie con tutto il cuore e mando un caloroso ed infinito abbraccio a tutti voi. A voi che vi prendete cura dei nostri genitori, nei nostri nonni che, avviati ormai sulla via del tramonto, questa società del consumo e del benessere pretenderebbe di relegare sempre di più in un angolo perché non più “utili”.
Eppure sono loro, magari nati durante la Seconda Guerra Mondiale, o poco prima o poco dopo quell’immane tragedia, che hanno patito fame e lutti, che hanno lavorato e costruito con la loro tenacia, forza e intraprendenza, intelligenza proprio quella società del benessere che oggi li rifiuta.
E noi, figli e nipoti che presi negli ingranaggi di questa macchina perversa del consumismo non abbiamo più modo di accudire chi ci ha cresciuto e ha cresciuto i nostri figli! Chi ha dedicato tutta la propria vita agli altri, improvvisamente diventa di intralcio e allora?
Che ne sarebbe dei nostri vecchi se non ci fossero persone come voi che se ne prendono cura? Molti dicono: è un mestiere come un altro, ma non è così!
Occorre avere qualcosa di più, oltre la professionalità. Non si risolve tutto con la somministrazione di una compressa! Un sorriso, una carezza, le parole giuste dette con il tono giusto al momento giusto: queste sono le cose che fanno la differenza!
Di fronte a voi ci sono persone indifese, spesso impaurite e fragili ma altre volte ci sono uomini e donne dal carattere forte che non ci stanno e che lottano per rimanere aggrappati ad una vita che ormai gli sfugge tra le dita.
Di fronte a voi ci sono figli, nuore, nipoti che spesso, senza riflettere troppo, commentano, criticano, accusano. Facile alzare la voce e poi tornare a casa.
E se nella normalità il vostro lavoro è già difficile, con questa emergenza diventa ancora più complesso ed importante. Ogni cosa che accade nella struttura viene amplificata e messa sotto la lente di ingrandimento. A quale pro? Non lo so ma ritengo che voi, come tutti gli operatori della sanità, dobbiate essere difesi, tutelati e ringraziati.
Io lo faccio con questa lettera e vorrei che tanti messaggi di incoraggiamento e di solidarietà arrivassero a voi come abbracci e carezze virtuali in un momento così difficile”.


Dott. Antonello Pelati

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