ECCO I GIUDICI CHE HANNO SCARCERATO ZAGARIA!
RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ TRA BASENTINI E DE VITO

ECCO I GIUDICI CHE HANNO SCARCERATO ZAGARIA! RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ TRA BASENTINI  E DE VITO

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Causa virus, fino al 22 settembre, il boss dei Casalesi passa dal 41 bis ai domiciliari. Altri 40 boss di mafia, camorra e ndrangheta con le valigie pronte!


Clicca qui sotto per rivedere l’intervista di GILETTI a BASENTINI andata in onda domenica sera su La7, “Non è l’arena”

https://www.la7.it/nonelarena/video/scarcerazione-dei-boss-il-duro-confronto-tra-massimo-giletti-e-il-capo-del-dap-26-04-2020-321620


L’ignobile scarcerazione, causa virus, del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria (noto come Bin Laden) ha finalmente un nome, un cognome e un volto; un preciso identikit che riteniamo giusto contribuire a far conoscere agli italiani sbigottiti.

Trattasi del dottor Riccardo De Vito, 46 anni, romano, magistrato di Sorveglianza presso il Tribunale di Sassari, nonchè presidente dal 2016 di “Magistratura democratica”, associazione fondata nel 1964 a Bologna che riunisce i magistrati di chiaro orientamento progressista e di Sinistra. Non a caso, nel proprio ambito, il dottor De Vito è noto come il “Procuratore rosso”. 

Co-protagonista pari merito di una vicenda che, non fosse terribilmente seria, rientrerebbe in pieno nei canoni della commedia farsesca o all’italiana – è il capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP) dottor Francesco Basentini.

55 anni, originario di Potenza, il magistrato Basentini dal 2018 è stato scelto dal Ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede (5 Stelle) quale “braccio destro” fiduciario nella gestione del sistema carcerario italiano. Incarico di indubbio prestigio e potere assoluto il quale, essendo basato sulla fiducia, non prevede una scadenza.

Ebbene da qualche giorno questi due magistrati, modesti servitori dello Stato (come amano autodefinirsi), si rimpallano pubblicamente la responsabilità della decisione finale di rimpatriare a casa, esattamente presso l’abitazione bresciana della moglie, uno dei capi più spietati della delinquenza campana organizzata.

Pasquale ZAGARIA, 60 anni, boss economico del clan dei Casalesi: a casa

Con Pasquale Zagaria, mente economica del clan, fuori dal carcere di Sassari – beffardamente volato presso l’abitazione di Pontevico (Brescia), zona calda del virus, a spese degli italiani – altri delinquenti di primissimo piano hanno già fatto le valigie, in procinto di uscire.

Trattasi di almeno un’altra quarantina di celebri boss di mafia, camorra e ndrangheta, tutti passati – per i prossimi 5 mesi – dal carcere duro previsto dal 41 bis al più interessante focolare domestico!!!

Al riguardo ospitiamo un interessante resoconto giornalistico pubblicato l’altro giorno da “Positano news” e un’ampia sintesi del confronto televisivo – tra il collega Massimo Giletti e il capo dipartimento Dap Francesco Basentini – andato in onda domenica sera su La7 nell’ambito de “Non è l’arena”.

A ciascuno il compito di attribuire le pesantissime responsabilità.

“Il Tribunale di Sassari ha concesso gli arresti domiciliari a Pasquale Zagaria, fratello di don Michele, uno dei capi del clan di Casal di Principe. Li sconterà a casa della moglie, a Pontevico, in provincia di Brescia, una delle zone più colpite dall’epidemia. 

È lì che Zagaria potrà andare a curarsi, proteggendosi dal contagio. Almeno per i prossimi cinque mesi, fino al 22 settembre, visto che il beneficio degli arresti casalinghi è stato concesso a tempo. 

Ma come si è giunti alla scarcerazione? “Appare decisivo sapere gli esiti degli approfondimenti diagnostici per capire l’evoluzione della patologia e le possibili cure” – scrive il giudice Riccardo De Vito, in un provvedimento lungo otto pagine, molto dettagliato. 

A uscire di galera, infatti, non è un detenuto qualunque, ma un boss importante, detenuto in regime di 41 bis, il carcere duro. 

La scarcerazione sarà oggetto di approfondimento da parte del Ministero della Giustizia. Da via Arenula fanno sapere di aver attivato l’Ispettorato. E soprattutto di aver ordinato verifiche anche al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

E’ il caso di chiarire subito che la scarcerazione di Zagaria nulla ha a che fare con i DPCM varati dal Governo per combattere il possibile contagio nei penitenziari. Norme che – come chiarito più volte – escludono i detenuti mafiosi dal beneficio degli arresti casalinghi. 

Nel caso di Zagaria i domiciliari sono stati concessi per tre motivi, tutti collegati tra loro. Primo motivo: Bin Laden ha bisogno di cure che a causa dell’emergenza non gli possono essere somministrate nel carcere in cui era recluso e neanche nell’ospedale più vicino a Sassari, trasformato dalla Regione Sardegna in un centro Covid. 


Il giudice di Sorveglianza del Tribunale di Sassari, nonché Presidente di Magistratura Democratica, Riccardo DE VITO, 46 anni, romano

Secondo motivo: il capo clan casalese ha una patologia che in teoria lo espone maggiormente di altri detenuti al rischio contagio del virus. 

Terzo motivo, il più importante e decisivo: per lo Stato italiano non è stato possibile capire se Pasquale Zagaria poteva sottoporsi o meno, alle terapie richieste, in altre strutture carcerarie! 

Per quale motivo? Il Dipartimento amministrazione penitenziaria (il Dap presieduto dal dottor Basentini, un lontano passato da Pm in Tangentopoli e uomo di fiducia del Ministro grillino Bonafede) non ha mai risposto al giudice di Sorveglianza! 

Da qui una serie di scarico reciproco di responsabilità. Il Dap ha infatti comunicato che il tribunale di Sorveglianza di Sassari venne sempre e costantemente informato delle attività (degli uffici dell’amministrazione Penitenziaria) per trovare a Pasquale Zagaria una collocazione compatibile col suo stato di salute. 

Tutti passaggi compiuti dal Dap e oggetto di comunicazione al tribunale di Sorveglianza di Sassari con almeno tre messaggi di posta elettronica, ultimo dei quali risalente allo scorso 23 aprile. 

Dal Dap “non è giunta risposta alcuna“ ha invece ribattuto il giudice De Vito nel provvedimento di messa ai domiciliari firmato proprio lo stesso giorno, il 23 aprile. 

Un vero e proprio corto circuito giudiziario, ottimale per restituire aria di casa al Bin Laden nostrano. 

Ma andiamo con ordine. Chi è Zagaria, mente economica dei Casalesi? 

Pasquale Zagaria, detto Bin Laden, nato a San Cipriano d’Aversa (Caserta) il 5 gennaio 1960, ha dunque 60 anni ed è in carcere dal 2007. Per gli inquirenti è la mente economica dei Casalesi, l’uomo che nei primi anni 2000 trasferì il centro finanziario del clan a Parma. 

È in questo modo che il feroce clan di Casal di Principe (Caserta) riuscì a infiltrarsi in una serie di appalti pubblici miliardari. Condannato più volte, Zagaria è in carcere da circa 13 anni e dovrebbe restarci fino al 2027; dovrebbe perchè già lo scorso anno ha ottenuto uno sconto di pena pari 7 mesi, perché durante la detenzione in alcuni penitenziari in giro per l’Italia, Zagaria ha subito un “trattamento inumano e degradante”. 

Il suo fine pena è così attualmente disceso al luglio 2026 ma non è ancora finita; da questo termine deve essere detratta un’ulteriore sconto, visto che nel marzo scorso la Cassazione gli ha riconosciuto il cosiddetto vincolo della continuazione, stabilendo in 20 anni il totale delle condanne da scontare e metà 2025 quale ipotesi di fine pena.

Ora, venendo ai giorni nostri, il detenuto “in relazione alla pena residua da espiare – scrive il giudice di Sorveglianza Riccardo De Vito motivando il provvedimento – ha avanzato istanza di differimeno per motivi di grave infermità fisica”. 

Si spiega meglio. “L’iter è andato avanti per settimane. Sono state necessarie, per acquisire tutti gli approfondimenti istruttori, quattro udienze” – continua il magistrato romano mettendo in ordine cronologico la situazione sanitaria del boss. 


Francesco BASENTINI, 55 anni, di Potenza, ex PM ai tempi di Tangentopoli e dal 2018 a capo del DAP (Dipartimento amministrazione penitenziaria). Scelto nell’incarico dal 2018, dal ministro di Grazia e Giustizia Alfonso BONAFEDE

A dicembre 2019 Zagaria è stato operato di tumore. Al momento le condizioni non sono critiche; anzi il giudice riporta i passaggi delle relazioni sanitarie in cui è stato specificato che il casalese “non necessita di frequenti contatti con le strutture sanitarie del territorio… ed è in grado di compiere in maniera autonoma gli atti quotidiani della vita“. 

Solo che nelle scorse settimane avrebbe dovuto eseguire il cosiddetto follow-up diagnostico e terapeutico “per valutare l’efficacia della terapia” al quale è stato sottoposto. E qui iniziano i problemi. 

Siamo al 27 marzo e il giudice De Vito cita i documenti sanitari che spiegano come la clinica ospedaliera di Sassari, dove cioè Zagaria avrebbe dovuto sottoporsi alle visite, “è stata individuata come centro Covid 19 e come tale non può garantire interventi, se non quelli urgenti o di emergenza“. 

E’ stato dunque necessario “individuare altre strutture ospedaliere” per curare il detenuto. Ecco perché i giudici della Sorveglianza sassarese hanno scarcerato il colonnello di Provenzano dal 41 bis. 

Come? Attraverso apposito decreto: “Zagaria è anziano e malato. E bisogna anche tenere conto dell’emergenza sanitaria e del rischio di contagio”. Che fare?

Il giudice De Vito chiede lumi al Dap: “Bin Laden può essere curato in altri penitenziari diversi da Sassari?”. Purtroppo il Dap non ha mai risposto al quesito.

Nel frattempo i successivi certificati medici, richiesti dal tribunale “al fine di valutare la consistenza della patologia e la possibilità di cura”, hanno dato atto dell’impossibilità di proseguire a Sassari l’iter diagnostico e terapeutico, proprio a causa dell’emergenza Covid 19. 

Infine, ultimo tentativo, il 9 aprile scorso il tribunale di Sorveglianza ha richiesto al Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria di verificare l’eventuale possibilità di trasferimento di Zagaria “in altro Istituto penitenziario, attrezzato per quel trattamento o prossimo a struttura di cura nella quale poter svolgere i richiesti esami diagnostici e le successive cure”. 

Cosa ha risposto Basentini per il Dap? Nulla! 

“Dal Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria non è giunta risposta alcuna“ – ha scritto De Vito nel provvedimento firmato il 23 aprile. 

Ora il Dap replica di una comunicazione al Tribunale di Sorveglianza, attraverso almeno tre mail, di cui l’ultima datata esattamente 23 aprile. 

In realtà solo nelle scorse ore sarebbe arrivata qualche informazione al carcere di Sassari su possibili altri penitenziari in grado di accogliere Zagaria e dove sottoporlo alle terapie di cui ha bisogno. 

Troppo tardi, però. E tutto inutile. “Dai successivi approfondimenti richiesti da questo Tribunale, posti in essere con scrupolo meticoloso dal presidio sanitario della casa Circondariale di Sassari, è emerso che in Sardegna non vi è possibilità di svolgimento della terapia in ambiente carcerario; né in regime di articolo 11 (in pratica gli arresti ospedalieri, Ndr), dal momento che i reparti sono stati adattati a Centri Covid 19″ – ha ribadito De Vito ripetendo per l’ennesima volta di aver “chiesto al Dap se fosse stato possibile individuare altra struttura penitenziaria sul territorio nazionale ove effettuare il follow-up diagnostico e terapeutico.

Ma, come detto, non è pervenuta alcuna risposta. “Neppure interlocutoria“. 

Per questo motivo il tribunale di Sorveglianza si è trovato costretto a concludere che “allo stato il detenuto si trova affetto da una patologia grave e soggetto alla necessità di un iter diagnostico e terapeutico che viene definito indifferibile; che al momento non è possibile effettuare. Lasciare il detenuto in tali condizioni, pertanto, equivarrebbe esporlo al rischio di progressione di una malattia potenzialmente letale, in totale spregio del diritto alla salute”.

Evidenziando come, anche se al 41 bis, Zagaria “è esposto al rischio di contagio”.

Ma non è solo questo a convincere il tribunale di Sassari a concedergli i domiciliari. 

Sempre De Vito ha citato, nella sostanziale rimessa in libertà del boss, anche l’ormai nota circolare del Dap, datata 21 marzo, post sollevazioni in molti istituti di pena italiani; quella per intenderci che invitava le Direzioni dei penitenziari a comunicare con solerzia all’Autorità giudiziaria i nominativi dei carcerati in condizioni di salute tali da renderli più vulnerabili davanti al Covid 19. 

Zagaria ricordiamo ha meno di 70 anni ma le sue patologie, guarda caso, sono incluse in quella circolare. 

“Nel caso di specie Pasquale Zagaria, oltre a trovarsi di fronte all’impossibilità di ricevere le “indifferibili” cure per la patologia di cui si trova è anche esposto al rischio di contrarre la patologia Covid in forme gravi, circostanza che ha impedito in maniera assoluta ogni ipotesi di ricovero negli ospedali”.

Tesi opposta, quella del dottor Riccardo De Vito sul 41 bis, in contrasto con analoga valutazione fatta dal magistrato di Sorveglianza di Milano sul caso del boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola.

“Sotto questo profilo occorre rilevare – ha messo nero su bianco De Vito – che benché il detenuto sia sottoposto a regime differenziato di 41 bis e dunque allocato in cella singola, ben potrebbe essere esposto a contagio in tutti i casi di contatto con personale della polizia penitenziaria e degli staff civili che ogni giorno entrano ed escono dal carcere”! 

E quindi Pasquale “Bin Laden” Zagaria è potuto tornare ad abbracciare la moglie. 

“Gli aspetti che hanno legittimato l’adozione del provvedimento di differimento sono duplici: l’esistenza di una malattia grave e necessitante cure che non possono essere effettuate nel circuito penitenziario (con concreta esposizione a un pericolo di esito letale); la sussistenza di rischio di gravi complicanze in caso di contrazione del virus Covid 19“.

L’emergenza che ha riportato a casa Zagaria e i mafiosi dal 41 bis, ora fa sperare pure gli altri boss, professor Cutolo in testa, con lo Stato sul punto di cedere al ricatto delle rivolte.

Quale il male minore? Il provvedimento emesso ha dunque affrontato anche un quesito fondamentale: quello del bilanciamento tra il diritto alla salute del detenuto e l’interesse pubblico alla sicurezza sociale. 

È più pericoloso tenere in carcere il detenuto Zagaria, senza la possibilità di poterlo curare in breve tempo? O fare uscire il fratello del boss dei Casalesi? 

Una domanda fondamentale visto che il giudice, pur firmando i domiciliari, ha citato esplicitamente “la caratura criminale del detenuto soggetto a regime differenziato“. 

Ed qui il magistrato di Sorveglianza ha concluso in bellezza riportando un parere della corte d’Appello di Napoli, secondo la quale “il prolungato periodo di detenzione, posto in correlazione con la circostanza che il detenuto si costituì spontaneamente in carcere nel corso del processo penale, rendendo confessione in ordine a gran parte dei reati contestati, denota una condotta che rappresenta un inequivocabile sintomo di iniziale ravvedimento”.

Indizi che per i giudici “inducono ad escludere la concreta operatività al momento della formulazione del giudizio”. Insomma: siccome Zagaria è in carcere da 13 anni, si ha ragione di pensare che non abbia avuto più contatti col suo clan. 

E meno male, visto che il 41 bis è stato inventato per questo. 

In più Zagaria si costituì da solo, quindi è praticamente pentito delle azioni compiute. Ma allora perché non si pente sul serio, diventando un collaboratore di giustizia? 

Di sicuro Zagaria ha fatto una buona impressione al giudice durante il procedimento istruttorio. In che modo? “Lo stesso detenuto – si legge nel provvedimento – ha mostrato interesse esclusivamente per soluzioni di cura, anche presso altri istituti penitenziari, e non univocamente per soluzioni extramurarie”. 

In pratica il boss non ha insistito più di tanto per tornare a casa, gli sarebbe bastato anche ottenere il trasferimento in un penitenziario attrezzato per sottoporlo alle terapie necessarie. 

Così non è stato: per curarsi senza rischiare il contagio, Pasquale “Bin Laden” Zagaria si trova già ai domiciliari… peccato, autentica beffa del destino, abbia scelto una zona tra le pericolose (la provincia bresciana, praticamente l’epicentro del Corona virus) per evitare di imbattersi in quel virus di cui ha temuto molto nella quasi immune Sardegna… “.


C’ERA UNA VOLTA LA VECCHIA OSIMO, ROCCAFORTE BIANCOFIORE
OGGI (CIOE’ NEL ‘18) 2 OSIMANI SU 3 COL GOVERNO GIALLO-ROSSO
SU LUNA OMISSIONE ATTI DI UFFICIO PER PUGNALONI?
MA IL SINDACO SMENTISCE LA NOTIFICA DEL TRIBUNALE

2 Comments

  1. Vergogna in un paese che si definisce civile,si vorrebbe negare il diritto di curarsi?Sia bene inteso a me non me ne può fottere una beata cippa di Zagaria, però tutte le emerite teste di c… che criticano il magistrato di sorveglianza, li vorrei vedere al suo posto?Ma che cosa credete che un udienza di sorveglianza sia la stessa cosa di un udienza penale?E infatti poi in molti si spellano le dita quando la corte europea condanna litalia,a pagare svariati miliardi di danni?Ebbene quando ci sono magistrati che rispettano la costituzione i benpensanti li criticano,e da quello che leggo lordinanza del dott de Vito,e ineccepibile, e si fa il raffronto con quella di Milano,ebbene il giudice di Milano decideva in base a caso totalmente diverso,perciò non regge questo confronto?E cmq ormai o per emergenza covid,o emergenza stragi siamo in perenne situazioni di emergenza, cosa che giustifica i sigri politici a calpestare la costituzione in spregio a tutti i dettati, e di tutta la popolazione carceraria,e inoltre il diritto alle cure e alla salute deve essere garantito a tutti,operatori, detenuti, e non.Fatela finita con questo giustizialismo che ci fa vergognare di essere il paese più bello del mondo,e anche il paese di Beccaria.

  2. Il dottor Riccardo DE VITO avrebbe dovuto limitarsi ad attendere il parere significato del Dap. Se nell’attesa, a Pasquale ZAGARIA e i suoi fratelli, fosse toccata la sfortunata sorte di altri 31.000 italiani… avremmo tutti pianto la vita perduta del boss. Ma ce ne saremmo fatta una ragione.

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