LA BUROCRAZIA DISTRUGGE
30 ANNI DI SAGRE!
MENTRE SINDACO PUGNALONI
RESTA A GUARDARE…

LA BUROCRAZIA DISTRUGGE 30 ANNI DI SAGRE! MENTRE SINDACO PUGNALONI RESTA A GUARDARE…

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Una direttiva del 1995, fino a oggi ignorata, all’improvviso diventa inderogabile

 

LA BUROCRAZIA DISTRUGGE
30 ANNI DI SAGRE!
MENTRE SINDACO PUGNALONI
RESTA A GUARDARE…

 

I quartieri più piccoli non riusciranno a far fronte alle stringenti norme di sicurezza. San Sabino in Festa già out. Rinunciano anche gli gnocchi di San Paterniano?

C’erano una volta le apprezzate (dagli osimani) sagre di quartiere; da maggio a ottobre, quasi ogni fine settimana, in barba alle rigide norme tecniche che dal 1995 regolamentano gli incontri all’aria aperta, il popolo cencioloso poteva godere di ogni prelibatezza culinaria, svariando di frazione in frazione alla ricerca della fava e degli gnocchi alla papera, dei vincisgrassi alla sangria, del baccalà agli spaghetti, del pesce fritto alla rana per finire con la bruschetta passando per addirittura il cervo in umido!

E chissà quanti piatti minori abbiamo dimenticato in agenda.

Tutto questo rischia di diventare un bel ricordo dei tempi che furono…. vittima della burocrazia e di un Sindaco che non ama difendere troppo tradizioni e nemmeno i gusti dei suoi stessi elettori.

Ma non siamo affatto tutti uguali. Come alla stragrande maggioranza degli osimani le sagre andavano benone… fa da contraltare una insignificante fetta di burocrati a cui della sagra del Vattelo a pesca alla Romana poteva fregar di meno.

Osimo come non la vedremo presto più

Anzi costituiva una bella rottura di scatole e tanto lavoro in più.

Costoro, si contano sulla punta delle dita di una sola mano; in genere odiano talmente tanto darsi da fare quanto amano prescrivere cosa deve essere fatto (e cosa no); beninteso fatto da altri.

E poco importa se quello che c’era da fare… sarebbe dovuto essere stato fatto 22 anni fa! E che questo ritardo inaccettabile possa comportare – ovviamente con un Sindaco più attento di Pugnaloni ai bisogni dei suoi amministrati – l’apertura di un procedimento disciplinare passibile fino al licenziamento.

Nulla di tutto questo accadrà. I tecnici si limiteranno, così come hanno già fatto, ad indicare l’anno 2017 quale anno in cui le sagre nemiche non in regola non passeranno; il Sindaco Pugnaloni si adeguerà paciosamente al dicktat (al momento sembra disponibile a spendersi per una deroga per la sola Sagra di famiglia, ovvero la sagra del Leone, quartiere San Marco, ad ottobre) mentre tutte le altre manifestazioni minori diventeranno automaticamente bellissime, mitizzate nel ricordo di chi ci ha lavorato una vita o le ha apprezzate a tavola.

Detto che a “San Sabino in Festa”, ex sagra della Fava, è toccato “l’onore” di auto censurarsi per prima per l’impossibilità pratica di accontentare quattro pagine fitte-fitte di raccomandazioni e costose novità che il ridotto budget della manifestazione (netto medio di circa 2.500 euro negli anni passati) non consentiva nemmeno di poter ipotizzare e detto che ha nulla sono valse le proteste con Pugnaloni del parroco di San Sabino Don Fabrizio per far passare la deroga di almeno un anno, vediamo a come si comporterebbe un Sindaco nelle vesti di buon padre di famiglia.

Per prima cosa, come già sottolineato, manderebbe a casa, cioè licenziati in tronco tutti coloro (sono tre personaggi in tutto) che in 22 anni si sono limitati a chiudere occhio destro e occhio sinistro senza alzare un solo dito a favore della comunità che li aveva ben pagati per questo;

in secondo luogo getterei nel cestino ogni prescrizione tecnica ben ricordando come 22 anni fa le sagre erano molto migliori, rispetto a oggi, sotto tutti i punti di vista. Detto più chiaramente inviterei a spendere i vari comitati i soldi previsti per le migliorie tecniche più assurde in migliori piatti della tradizione, andando a riscoprire i cibi dei nostri nonni, altrimenti condannati ad essere persi per persi.

Dopodiche, con il risparmio ottenuto grazie al licenziamento di tre personaggi anti-Osimo, devolverei una cifra significativa, un contributo di almeno 5.000 euro l’anno, per sostenere meglio le varie associazioni sparse sul territorio.

Dulcis in fundo, a settembre, sotto San Giuseppe, organizzerei una due giorni con tutte le associazioni impegnate a cucinare in piazza Boccolino e gli osimani seduti lungo una maxi tavolata per il Corso. Prezzo politico di 10 euro con tanto di Rosso Conero o Verdicchio compreso ed eventuale pareggio dei conti a carico delle casse comunali.

Altrimenti che festa del Patrono sarebbe?

Tutto questo, però, con Pugnaloni Sindaco non riuscirete neanche a sognarlo. Anzi segnaliamo la prossima sagra, dopo quella di San Sabino, che potrete solo immaginare quanto era buona… quella degli gnocchi del batte a San Paterniano, prima settimana di giugno, molto più no che si.

Prosit!





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