OSIMO COME CHIGAGO, RINVENUTE 3 BOTTIGLIE SUPER ALCOLICHE
POLIZIA IMPLACABILE, VEGLIA SULLA SICUREZZA DEGLI OSIMANI

OSIMO COME CHIGAGO, RINVENUTE 3 BOTTIGLIE SUPER ALCOLICHE POLIZIA IMPLACABILE, VEGLIA SULLA SICUREZZA DEGLI OSIMANI

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Alla vista degli agenti, un gruppo di giovinastri minorenni in attesa del Tiramisu, si è data alla fuga abbandonando a terra bevande proibite immediatamente distrutte. Il duro lavoro degli agenti portato a termine nonostante la pioggia battente


Osimo come i ruggenti anni ’20 del proibizionismo americano.
Il fenomeno anti alcol nacque, oltre un secolo fa, negli Stati Uniti su forte pressione delle cosiddette “Società per la Sobrietà”, in genere gruppi religiosi e/o politici caratterizzati da un forte moralismo e da un rigido fondamentalismo rispetto alle posizioni sostenute.
Fra i numerosi scopi “religiosi” di queste società vi era, in primo piano, il bando da ogni bevanda alcolica e del gioco d’azzardo, oltre ad una forte castità dei costumi che contemplava temi spazianti dal sesso a pagamento, alla lunghezza delle gonne.
Va detto che l’alcol era soggetto, specie in quel periodo, ad un eccesso di consumo che aveva delle conseguenze spesso devastanti a livello sociale, in particolar modo quando unito alla povertà e alla criminalità.
Causa prima del forte ascendente che le Società per la Sobrietà avevano, soprattutto nei confronti delle donne, il fatto che molte di loro erano costrette a subire maltrattamenti e violenze a causa di mariti o padri in stato di ubriachezza.
All’inizio del ‘900 e dell’era industriale s’insinuò inoltre la percezione che l’uso di alcol portasse a carenze sul lavoro, all’assenteismo, allo spendere i soldi in bevande alcoliche piuttosto che in beni generati dal sistema produttivo.
Venne sancito il bando sull’alcol tramite il XVIII emendamento degli Stati Uniti, entrato in vigore il 16 gennaio 1920. Già la sera del 15 gennaio, in tutti gli Stati Uniti, decine di migliaia di persone si riversarono nei negozi per fare rifornimento legale delle ultime bottiglie.

Un secolo dopo il proibizionismo americano, ritrovate anche ad Osimo, dagli agenti del Commissariato, ben tre bottiglie di super alcolici.

Dal giorno successivo il prezzo dell’alcol schizzò alle stelle, facendo così nascere il conseguente mercato nero.
Già a mezzanotte e tre quarti del 16 gennaio, 45 minuti dopo l’entrata in vigore della legge, a Chicago una banda armata assaltò un treno per rapinarlo del carico di whiskey, valore 100.000 dollari, dando così ufficialmente i natali al contrabbando e al mercato nero degli alcolici.
Specie dopo l’istituzione del proibizionismo, infatti, milioni di americani vollero continuare a bere; disposti a pagare quanto richiesto dal mercato nero per farlo. Il prezzo degli alcolici così aumentava di dieci volte dopo l’acquisto all’ingrosso in Paesi dov’era ancora legale, come il Canada o il Messico, e il conseguente contrabbando in territorio statunitense.
Sovente gli alcolici arrivavano con barche via mare, altre volte (fenomeno questo che divenne molto diffuso) venivano direttamente istituiti laboratori clandestini, perfino nei boschi, dove si realizzavano birra o surrogati del whiskey e di altri superalcolici, adulterati con vari coloranti e liquidi da taglio.
Iniziarono a fiorire in tutti gli Stati Uniti i cosiddetti “Speak-easy”, sorte di club con ingresso tramite parola d’ordine dove si poteva bere tranquillamente.
Nel 1920, anno dell’entrata in vigore del proibizionismo, si calcola che nella sola New York erano presenti ben 32.000 Speak-easy, contro i soli 15.000 bar legittimi di prima della proibizione.
Il proibizionismo e i “ruggenti anni ’20”, in tal modo, furono indissolubilmente collegati alla nascita del fenomeno ulteriore del gangsterismo, periodo la cui figura di spicco fu l’italo-americano Al Capone.
La sua fortuna infatti, così come quella di molti altri criminali, conclamati e non, fu raggiunta tramite i proventi del traffico di alcol, sfruttando la proibizione e la conseguente crescita esponenziale del prezzo, oltre al fatto che essendo la sostanza non controllata e illecita era possibile utilizzare metodi estranei al comune mercato per imporre il proprio prodotto e ottenere condizioni più favorevoli.
Si trattava di un giro d’affari nell’ordine dei miliardi di dollari dell’epoca, soprattutto tutti esentasse; Al Capone diventò rapidamente il numero uno del business nella città di Chicago, con un accertamento fiscale datato 1927 di oltre cento milioni di dollari!
“Ho fatto i soldi fornendo un prodotto richiesto dalla gente. Se questo è illegale, anche i miei clienti, centinaia di persone della buona società, infrangono la legge. La sola differenza fra noi è che io vendo e loro comprano. Tutti mi chiamano gangster. Io mi definisco un uomo d’affari” – ebbe a dichiarare Al Capone durante una delle frequenti interviste rilasciate come personaggio pubblico.

Al Capone

Un secolo dopo, dall’altra parte del mondo, la nostra Osimo si pone alla ribalta per lo stesso problema degli alcolici, anzi, peggio, dei super alcolici. Al posto delle interviste di Al Capone, l’opinione pubblica cittadina si è ormai abituata a leggere i comunicati stampa del lunedì, incentrati dal Commissariato cittadino sul duro lavoro anti alcol portato a termine dagli agenti del dottor Stefano BORTONE, incuranti della pioggia, nelle lunghe nottate caratterizzate dalla febbre del sabato sera.
Giusto appunto sabato, in piazza Guasino, ovvero all’arrivo del Tiramisu, i poliziotti hanno stanato un gruppo di ragazzi, probabili minorenni dediti a qualche gang poco raccomandabile.
Alla vista dei “piedi piatti”, i giovinastri hanno pensato bene di allonarsi velocemente, dandonsela a gambe, incuranti di lasciare a terra ben tre bottiglie di super alcolici appena stappate.
Giusto il tempo di annusare l’odore del whisky che subito il gruppetto ha intuito come preferibile evitare ogni confronto. Per la Polizia è così stato semplice recuperare le tre bottiglie (probabilmente appena acquistate da un adulto per essere poi consumato dal gruppo) e svuotarle in terra del contenuto a 40 e più gradi, per poi essere gettate, ormai vuote, nel cassonetto del vetro.
E’ continuato così, anche sabato scorso, nonostante la pioggia battente, il servizio interforze disposto dal Questore di Ancona Cesare CAPOCASA per prevenire episodi di bullismo, lo spaccio di sostanze stupefacenti e le altre forme di illegalità che recentemente hanno “minato” la tranquillità ed il riposo dei residenti del centro storico.


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