PER TRE VOLTE SI RIFIUTA DI BATTERE IL RIGORE
ALLA FINE L’ARBITRO ANNULLA IL PENALTY!

PER TRE VOLTE SI RIFIUTA DI BATTERE IL RIGORE ALLA FINE L’ARBITRO ANNULLA IL PENALTY!

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Chiaro errore tecnico, al Diana, del signor Carlo Sarnari di Treia, 21 anni, giovanissimo direttore di gara. Al quarto tentativo di sistemare il pallone sul dischetto, la giacchetta nera ha sentenziato il fallo di mano del rigorista, annullando di fatto la massima punizione. Il chiaro errore tecnico ha indotto il comitato regionale a non omologare il risultato (1-0) in attesa – a fine mese – di altra documentazione. Episodio senza precedenti nell’ultra centenaria storia del calcio



Il mancato rigore di Osimo, prima concesso e poi misteriosamente revocato alla Fermignanese dal giovane arbitro Carlo SARNARI di Treia, rischia di diventare un caso calcistico nazionale. Senza precedenti in oltre 130 anni dalla sua “invenzione” e disciplinato alla regola 14 del Regolamento del gioco del Calcio.
Si era al 32° di Osimana-Fermignanese, campionato di Promozione, con la capolista da pochi minuti ridotta in 10 uomini e con un giusto calcio di rigore accordato agli ospiti pesaresi.
Sul dischetto si porta il numero 8 avversario BRACCIONI, senza esitazioni. Preso il pallone, il giocatore lo piazza con sicurezza sul punto di battuta e attende il fischio di SARNARI, 21 anni ma già promessa arbitrale, con presenze anche nel campionato di Eccellenza.
Bastano 14 secondi, filmato alla mano, per tutto questo. Il tiro però non ci sarà mai in quanto la pallone, forse mossa da un colpo di vento (in realtà non appèrezzabile a giudicare dal non movimento delle bandierine) o più probabilmente sistemato su una zolla bizzosa, rotolerà beffardamente di lato, per qualche centimetro.
No problem. Il signor SARNARI, abituato a reggere la pressione – per distinguersi, oltre come giacchetta nera, anche come possibile e valente politico nel movimento di CALENDA – indica a BRACCIONI (che già aveva segnalato l’anomalia all’arbitro) la facoltà di riposizionare correttamente la sfera.
Secondo tentativo di sistemazione ma stavolta ben più difficoltoso. In pratica BRACCIONI non trova a colpo sicuro la zolla giusta e tocca e ritocca il pallone 1, 2, 3, 4, 5, 6 e persino 7 volte prima di trovare e scegliere l’erbetta più adatta.
Tutto questo lavorio attorno al dischetto, durato circa 25 secondi ulteriori, non è sfuggito all’arbitro il quale, anzichè ordinare la battuta, ha abbondonato la postazione di osservazione per portarsi sul rigorista e confabulare su cosa fosse accaduto. Neanche il tempo di chiarirsi e di riportarsi in posizione che il pallone, per la seconda volta, beffardo, quasi come animato da uno spirito ribelle anti rigore, non ha voluto saperne dell’equilibrio precario, rotolando di lato tra l’incredulità di giocatori e pubblico!
Troppo evidente quanto accaduto, tanto che l’arbitro SARNARI, praticamente sul dischetto, ha riaccordato a BRACCIONI l’ok per una terza sistemazione del pallone.
Facile a dirsi (e a farsi) se ti chiami Gigi RIVA o anche Nazzareno PIATTELLA. Più complicato, decisamente, per il povero BRACCIONI, in lite perenne col la forza di gravità, le buche, il vento e il mondo intero.
Sta di fatto che anche al terzo tentativo il sempre più benedetto pallone di star fermo, consapevole che avrebbe subito un profondo calcione, non ha voluto saperne mezza. Per altre 1, 2, 3, 4, 5 e 6 volte BRACCIONI ha inutilmente provato a lasciarlo solo, immobile, dove il rigorista pesarese, non sappiamo se un carneade o un provetto rigorista, riteneva più opportuno per essere trasformato in rete.

Resta il fatto che la realtà, magicamente, specie quando ci si mette, supera sempre e di gran lunga ogni fantasia. Ebbene anche al terzo tentativo, quando ormai al 34° tutto sembrava pronto, dopo quasi due minuti dal fallo, la palla, stavolta ancor più nettamente, ha lasciato la zolla preposta al tiro e con un sibilante pernacchino si è fermata un paio di centimetri, di lato, a destra.
Anche stavolta BRACCIONI, segnalato con il braccio il problema al Direttore di gara, ha rinunciato alla battuta, confidando in una quarta sistemazione. Che non c’è stata.
Cosa è infatti accaduto? A differenza dei due tentativi precedenti, abortiti, stavolta SARNARI ha fischiato la ripresa del gioco (come si può apprezzare visionando il filmato You tube prodotto dall’Osimana) intendendo con il fischio la ripresa del gioco… gioco che a quel punto è stato caratterizzato dall’intervento falloso, con le mani, di un BRACCIONI convinto di aver via libera per la quarta volta.
Così non è stato e l’arbitro, indotto anche da un paio di giocatori dell’Osimana, si è così avvicinato per l’ennesima volta al numero 8 alzandogli in faccia il braccio sanzionatorio dell’inflazione.
Un secondo e il portiere dell’Osimana, strappato di mano il pallone ad un incredulo BRACCIONI, ha prontamente battuto il calcio di punizione… prima che SARNARI, magari, ci ripensasse.
Cosa sarebbe dovuto succedere, invece? Detto che nelle casistiche della Federazione italiana giuoco Calcio, di molte decine e decine di pagine e relativi casi, tutti diversi, non c’è traccia che contempla quanto storicamente accaduto al Diana (potrebbe essersi depositata una lapide marmorea ad eterno ricordo dell’unico rigore al mondo fischiato e mai calciato), ecco la nostra interpretazione, forte del buon senso (mancante in vicenda) e soprattutto delle antiche regole, preesistenti alla nascita del rigore nel 1891.
Ebbene l’arbitro, se riteneva il pallone posizionato correttamente nonostante il leggero spostamento subito, avrebbe dovuto, semmai, ammonire il giocatore per ritardata ripresa del gioco ma comunque consentire l’esecuzione che invece non c’è mai stata.
Ma anche il calciatore è in difetto. Se proprio riteneva la posizione del pallone non ideale, BRACCIONI avrebbe dovuto rifiutarsi di battere la massima punizione. Anche a costo di farsi ammonire o – se già ammonito – farsi buttar fuori.
Insomma entrambi i protagonisti, arbitro e calciatore, secondo logica e secondo regolamento, hanno sbagliato mestiere. Ciò nonostante a pagare sarà uno soltanto e molto dipenderà, a proposito, da cosa avrà scritto SARNARI nel referto post partita.
Attenzione, però. C’è un ulteriore particolare, in questa storia davvero particolare, che rischia di fare la differenza, pro calciatore. Le regole del calcio considerano il pallone in gioco, ovvero contendibile, giocabile dalle squadre, quando questo – a seguito di un rinvio, rimessa laterale, calcio di punizione e quindi anche calcio di rigore – ha compiuto almeno un giro completo della propria circonferenza! Cosa che ad Osimo non è accaduto.
Unica via di uscita per l’arbitro? Mettere nero su bianco quanto non è stato, ovvero di aver visto il pallone, dopo il suo fischio di assenso, compiere questo giro completo su stesso… per poi essere catturato con entrambe le mani da BRACCIONI. Una autentica “visione”, peraltro non corroborata dal filmato.
Filmato che per quanto riguarda il settore dilettanti, a quanto pare, non può essere ammesso e non costituisce valore di prova. A meno che, davvero, il caso Osimo non si trasformi, nelle prossime ore, in un caso nazionale.
Di certo la Fermignanese ha anticipato di essere determinata ad invocare, in sede di esame del referto arbitrale, l’errore tecnico di SARNARI. Con conseguente ripetizione della partita, nel migliore dei casi.
Di certo il comitato regionale dilettanti della Federazione ha già avvertito Osimana e Fermignanese che questa settimana il risultato non verrà omologato, rinviando ogni decisione a fine mese e ad un supplemento di istruttoria.
La carriera nascente del 21enne signor Carlo SARNARI da Treia parte tutta in salita. Andrà meglio in politica?


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