“U CURNUTU SE LA MERITAVA”, A CASA “U ZU CICCIU”
SADICO ASSASSINO AI DOMICILIARI NONOSTANTE 3 ERGASTOLI

“U CURNUTU SE LA MERITAVA”, A CASA “U ZU CICCIU” SADICO ASSASSINO AI DOMICILIARI NONOSTANTE 3 ERGASTOLI

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Brindò alla morte di Falcone, Francesco La Rocca, 82 anni, mammasantissima di Caltagirone


Ammazzava e gli piaceva farlo. Senza concedere sconti alle sue vittime. Spesso strangolandole e poi prendendo a calci i loro cadaveri senza una minima traccia di pietà, come hanno riconosciuto alcuni collaboratori di giustizia. 

Lo faceva per nome e in nome di Cosa Nostra e non come un criminale qualsiasi. Fedele alla causa della mafia fin dagli anni ’50, tanto da guadagnarsi nel tempo un ruolo da boss. Così, da pastore qual era nella sua San Michele di Ganzaria (Catania), Francesco La Rocca, detto “U zu Cicciu”, divenne il capo fondatore del clan della cosca di Caltagirone negli anni ’70. 

Giovanna DI ROSA, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha 
sottoscritto il provvedimento

Tra estorsioni e omicidi, la sua famiglia fece il bello e il cattivo tempo nel Calatino (in provincia di Catania), fino all’operazione “Dionisio” che portò al suo arresto nel luglio 2005 e alla sua condanna definitiva con fine pena mai. Anzi tre volte mai.

Tre ergastoli per omicidio plurimo, associazione di tipo mafioso (416 bis), estorsioni e porto d’arma. 

È solo da allora che la storia di “U zu Cicciu” si incrocia con quella del capoluogo lombardo. Quando finisce nel carcere di Opera (Milano), per scontare la sua pena nel carcere duro in regime di 41 bis.

Una relazione, quella tra il territorio di Milano e La Rocca, già amico di Totò Riina e Bernardo Provenzano, interrotta improvvisamente subito dopo Pasqua per colpa del Corona virus. O meglio delle strane misure messe in atto, con 60 milioni di italiani ai “domiciliari” di fatto, per evitare che le carceri diventassero focolai e garantire così anche ai detenuti il diritto alla salute. 

Il boss del Calatino, che oggi ha 82 anni, è così entrato nell’elenco dei detenuti anziani e in stato di salute precario sui quali l’autorità Giudiziaria ha carta bianca circa l’opportunità – o meno – di scarcerarli; optando per un più comodo regime di detenzione domiciliare. 

Il bIl boss mafioso Francesco LA ROCCA (con gli occhiali neri) porta a spalla il Cristo morto a San Michele di Ganzaria (Catania)

E così è avvenuto anche per il padrino dell’entroterra catanese, come confermato dal provvedimento firmato dal magistrato di Sorveglianza Gaetano La Rocca.

L’ufficio di Sorveglianza del Tribunale di Milano – il cui lavoro è stato molto rallentato dopo l’incendio che a inizio marzo ha distrutto il settimo piano del Palazzo di Giustizia meneghino – ha concesso la sospensione provvisoria della pena in regime carcerario, ritenendo sufficiente l’istanza presentata dal legale Alessandro Angelino, del Foro di Caltagirone. 

Questo perché le condizioni di salute del boss ergastolano – stando a quanto riportato nell’istanza presentata dall’avvocato del capo mafia – sono degenerate al punto che La Rocca avrebbe difficoltà anche a deambulare, se non con il supporto meccanico di una stampella o di una sedia a rotelle. 

Tre ergastoli ma anche tre ricoveri ospedalieri nel 2019 e due importanti ricadute nei primi due mesi del 2020, il mammasantissima catanese, anche secondo il magistrato omonimo che ha sottoscritto la ritrovata libertà sostanziale, è “a rischio in relazione al fattore età, alle pluripatologie… rischio che ovviamente oggi risulta seriamente aggravato dalla concomitanza del pericolo di contagio da Covid-19”.

La stessa strada, quella della scarcerazione, in questo periodo di emergenza sanitaria, è stata tentata anche dal boss – “compare” di “U zu Cicciu” – Nitto Santapaola, fondatore del clan egemone a Catania e anch’egli detenuto ad Opera. La sua istanza è stata, però, fortunatamente rigettata dai magistrati di Milano.

Stessa casa circondariale dove, tra l’altro, è morto un agente di polizia Penitenziaria per il virus; qui era detenuto anche il capomafia palermitano Francesco Bonura, mandato ai domiciliari recentemente. L’uomo, uno dei principali “colonnelli” di Provenzano, scontava una condanna per associazione mafiosa di 23 anni; il suo allontanamento dalle patrie celle di Opera, come spiegato dal Tribunale di Sorveglianza, non stato dovuto al propagarsi del Corona virus ma piuttosto al fatto che a Bonura gli restano appena 9 mesi di condanna e la sua salute è oggi messa in pericolo da un’altra grave malattia.

Francesco LA ROCCA, 82 anni, tre ergastoli, ai domiciliari

“U zu Cicciu, invece, è tornato a casa in Sicilia proprio sfruttando le misure governative per contenere la pandemia. A San Michele di Ganzaria (Catania) è riapparso con l’auto guidata dal figlio Gioacchino, l’unico autorizzato dal giudice a riportare via terra il padre da Milano fino alla Milano del sud. 

La Rocca è rientrato nel suo regno, nella stessa abitazione in piazza dove, durante ogni processione di Pasqua con la statua del Cristo morto, i suoi fedeli fanno una fermata per omaggiare la famiglia del boss.

Un killer della mafia famoso anche per aver ucciso il figlio di Giuseppe Di Bella, altro uomo di Cosa Nostra, su richiesta dello stesso padre Di Bella (!) che non gradiva l’orientamento politico di Sinistra del suo erede. 

Ora la pubblica autorità è salita in cattedra per dare una lezione non richiesta di umanità al super boss, lo stesso personaggio che parlando della morte per strage, a Capaci, del giudice Giovanni Falcone – intercettato – disse senza alcuna indulgenza, né pietà: “U curnutu se la meritava”.

LUNA & GIACCHETTI, QUANTA CONFUSIONE DI RUOLI
DECADUTO MA VOTANTE, CONSIGLIERA PER LA STAMPA!
SCARCERATO ANCHE SINDACO SOSPETTATO DI MAFIA
DUE ANNI IN CELLA MA ANCORA IN ATTESA DI GIUDIZIO

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