UCCISE FALCONE, BRUSCA TORNA LIBERO GRAZIE A… FALCONE!
LA MAFIA PONE ALL’INCASSO I BENEFICI CONCESSI AI PENTITI

UCCISE FALCONE, BRUSCA TORNA LIBERO GRAZIE A… FALCONE! LA MAFIA PONE ALL’INCASSO I BENEFICI CONCESSI AI PENTITI

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Mai come in questa vicenda di stragi patrie, la legge è risultata “uguale per tutti”! Dopo 26 anni “Scanna cristiani”, l’ex capo mafia, ha già lasciato il carcere di Rebibbia grazie agli ultimi sconti per buona condotta, abbinati ai bonus concessi ai collaboratori di giustizia. Per la sorella del giudice fatto saltare in aria a Capaci la legge è da rispettare “tanto più voluta da mio fratello”. Critici i familiari delle numerose altre vittime


L’ultimo abbuono di 45 giorni ha aperto a Giovanni BRUSCA le porte del carcere: fine pena è la formula d’uso che chiude i suoi tanti conti aperti con la giustizia.
A 64 anni l’uomo che ha premuto il telecomando a Capaci e fatto sciogliere nell’acido il piccolo Giuseppe DI MATTEO è da ieri, con tutte le cautele previste per un personaggio della sua caratura criminale, una persona libera.
Anche se era un esito annunciato, la scarcerazione sta comunque suscitando le reazioni più critiche. I familiari delle vittime avevano già espresso le loro preoccupazioni quando si è cominciato a porre, già l’anno scorso, il problema di rimandare a casa un boss dalla ferocia così impetuosa da meritare l’appellativo di «scannacristiani».

Nel suo caso sono stati semplicemente applicati i benefici previsti per i collaboratori «affidabili». Se ne era già tenuto conto nel calcolo delle condanne che complessivamente arrivano solo a 26 anni.
Si tratta di un semplice calcolo matematico. Siccome il boss di San Giuseppe Jato era stato arrestato nel 1996, nel suo covo in provincia di Agrigento, sarebbe stato scarcerato nel 2022.
Ma la pena si è man mano accorciata per «buona condotta» dopo che a Brusca erano stati concessi anche alcuni giorni premio di libertà. Gli ultimi calcoli prevedevano la scarcerazione a ottobre. La libertà è arrivata anche prima.
Ora però si apre un caso complicato di gestione del boss e dei suoi familiari. I servizi di vigilanza, ma anche di protezione pure previsti dalla legge, dovranno tenere conto dell’enormità dei delitti e delle stragi che lo stesso BRUSCA ha confessato.
Non solo ha ammesso di avere coordinato i preparativi della strage di Capaci in cui morirono Giovanni FALCONE, la moglie Francesca MORVILLO e tre uomini della scorta.
L’ex boss, nel corso del suo pentimento e collaborazione con lo Stato, ha confessato anche numerosi delitti nella zona di San Giuseppe Jato.
Soprattutto ha ammesso le sue responsabilità nel rapimento e nella crudele soppressione di Giuseppe DI MATTEO, il figlio 13enne del collaboratore Santino DI MATTEO.
Per indurre il padre a ritrattare, il ragazzo venne portato via il 23 novembre 1993 da uomini travestiti da agenti della Dia. Giuseppe fu tenuto in ostaggio, tra vari covi, per oltre due anni, fino all’11 gennaio 1996 quando venne prima strangolato e poi sciolto nell’acido nell’ultima «prigione», nelle campagne di San Giuseppe Jato.

Si chiudeva nel modo più atroce una campagna di persecuzione dei pentiti e dei loro familiari.
Santino DI MATTEO era, tra tutti, il depositario dei segreti più ingombranti della cosca e aveva cominciato a svelarli al procuratore Giancarlo CASELLI e ai magistrati della Dda palermitana. Davanti alla prospettiva di trascorrere in carcere il resto della vita, qualche mese dopo l’arresto, BRUSCA ha così cominciato a rivelare i retroscena e il contesto di tanti delitti, a cominciare dagli attentati anti Stato a Roma e Firenze del 1993.
Brusca non nascondeva il tormento di ripassare in rassegna i suoi crimini più odiosi e quelli di cui era a conoscenza. Ma mise da parte ogni remora quando ebbe la certezza che ne avrebbe ricavato quei benefici che oggi, dopo un quarto di secolo, gli hanno ridato la libertà.
Dalle sue rivelazioni intanto presero subito l’avvio numerosi procedimenti con riscontri oggettivi che hanno effettivamente incrociato i percorsi dell’inchiesta sulla «trattativa» tra Stato e mafia.
Tra le prime a commentare la notizia, la vedova del caposcorta di FALCONE, Antonio MONTINARO: “Sono indignata, sono veramente indignata. Lo Stato ci rema contro. Noi dopo 29 anni – urla la propria rabbia Tina MONTINARO – non conosciamo ancora la verità sulle stragi e Giovanni BRUSCA, l’uomo che ha distrutto la mia famiglia, è ora un uomo libero!
Sa qual è la verità? Che questo Stato ci rema contro. Cosa racconterò al mio nipotino? Che l’uomo che ha ucciso il nonno gira liberamente?…
Dovrebbe indignarsi tutta l’Italia e non solo io che ho perso mio marito. Ma non succede. Queste persone vengono solo a commemorare il 23 maggio e si ricordano di “Giovanni e Paolo”. Ma non si indigna nessuno».
Per Tina Montinaro, oggi è in Polizia a girare per le scuole a raccontare chi era il marito, l’angelo custode di FALCONE, tutta la Sicilia «dovrebbe scendere in piazza».

«Sono davvero indignata e amareggiata” – lamenta ancora la vedova.
“Quando questi signori prendono queste decisioni, come la scarcerazione di BRUSCA, non pensano a noi familiari? Non pensano alle vittime? In questo modo lo Stato non sta fornendo un grande esempio” – esclama ancora la vedova.
“Abbiamo uno Stato che ha fatto memoria per finta. Mi mancano le parole. Cosa c’è sotto? A noi la verità non è stata detta e lui è fuori e loro continuano a dire perché ha collaborato… È incredibile. Oppure ha raccontato una verità che a noi familiari non è stata ancora raccontata».
Insomma, per Tina MONTINARO “c’è una giustizia che non è giustizia… è inutile cercare Matteo MESSINA DENARO… Noi continueremo a fare memoria, anche se c’è uno Stato che ci rema contro, una politica che ci rema contro…”.
Più pacata ma sostanzialmente sulla stessa linea anche la sorella Maria di Giovanni FALCONE: “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge… una legge (quella sui pentiti, NdR.) che peraltro ha voluto mio fratello; e quindi va rispettata.
Mi auguro solo che la magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che BRUSCA torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia, diciamo così, assai tortuoso. Ogni altro commento mi pare del tutto inopportuno».
Queste le scarne parole di Maria FALCONE alla notizia della scarcerazione per fine pena di Giovanni BRUSCA, l’ex capomafia, poi pentito, che ha premuto il telecomando che ha innescato l’esplosivo nella strage di Capaci.
Nell’attentato morirono il fratello Giovanni FALCONE, la cognata Francesca MORVILLO e gli agenti di scorta Antonio MONTINARO, Vito SCHIFANI e Rocco DICILLO.


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