5 SETTIMANE AL VOTO, IL POLSO DEI 7 PAPABILI
ATTESA PER 16 LISTE E UNA MAREA DI 384 CONSIGLIERI!

5 SETTIMANE AL VOTO, IL POLSO DEI 7 PAPABILI ATTESA PER 16 LISTE E UNA MAREA DI 384 CONSIGLIERI!

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Per la prima volta dalla nuova legge, Osimo sperimenta ben 5 “candidature a perdere”: Ginnetti, Monticelli, Mariani, Pasquinelli e Alessandrini


5 settimane al voto, vediamo candidato per candidato, la posizione di ciascun pretendente se, invece del 26 maggio e 9 giugno, si votasse oggi.
Iniziamo dall’ultimo arrivato, l’avvocato Fabio Pasquinelli, consigliere comunale uscente per Territorio e Comunità, autore pentitissimo del gemellaggio 2014 con Pugnaloni.
Dopo averci riflettuto a lungo, ovvero se dare una svolta positiva ad una carriera politica fin qui improntata al negativo, Pasquinelli ha deciso di non decidere fino in fondo e restare a metà del guado.
Non più portatore gratuito di voti decisivi per Pugnaloni… ma non ancora maturo abbastanza per comprendere che a Sinistra non c’è vita politica e – per un giovane, quale è, tutto oggi, Pasquinelli – neanche futuro.
L’adesione al movimento civico di un leader della base sinistrorsa, per quanto adesione solo sfiorata, avrebbe potuto costituire la grande novità della campagna elettorale in corso e dare il la per una vittoria di Latini fin dalla sera del 26 maggio.
In queste manovre a 180 gradi, però, se nel proprio Dna non si dispone di sufficiente coraggio, si rischia seriamente di bruciarsi e arrivare servito a tavola precotto, come capra e come cavolo.
L’aver accarezzato l’idea di voltare pagina, riconoscere i propri errori di gioventù e aprirsi all’ambizione di una politica concreta è già comunque molto. Non abbastanza ma qualcosa su cui poggiare nuove basi.
Per ora Pasquinelli si condanna ad un risultato di testimonianza che, se confortato dal successo di aver contribuito a far decadere Pugnaloni, potrà essere letto e premiato, in futuro, da un ulteriore avvicinamento alle civiche.
Votare Pasquinelli, dunque, equivarrà a mettersi nella giusta disposizione di animo di non votare Pugnaloni in un eventuale ballottaggio.

Tutto il contrario dell’elettore che darà fiducia Ginnetti e alla sua lista. Onestamente abbiamo scommesso forte, perdendo la bet, che sabato 27 aprile, ore mezzogiorno, l’ufficio elettorale non avrebbe registrato la causa ginnettiana.
Capita di sbagliare a chi, per comprendere meglio o prima, azzarda scenari, conseguenze, motivazioni o possibili risultati.
Ginnetti, dunque, vorrà certificare a se stesso, agli Osimani e soprattutto a Pugnaloni di essere, in qualche modo, titolare di 1.200 voti. Uno più, uno meno.



Per farne cosa? L’idea di fondo sarebbe quella di illudere l’attuale Sindaco di poter disporre a comando del consenso di maggio per utilizzarlo a giugno come merce di scambio elettorale per l’obiettivo vero del medico di Castorano: non certo un inutile seggio all’opposizione ad Osimo ma uno, molto meglio pagato, ad Ancona, da conquistare alle vicinissime Regionali 20020. Che poi sia di maggioranza o opposizione cambia poco: lo stipendio, come la legge, è uguale per tutti.
Il problema di Ginnetti, semmai, è convincere Pugnaloni di poter essere davvero considerato grande elettore dei 1.200 voti attribuibili all’ex civico.
Proprio da ex latiniano, infatti, è possibile che circa un terzo dell’intera torta di 1.200 consensi finirà col provenire a danno del serbatoio civico (un pò come fece, nel 2015, Sauro Mercuri strappando a Latini 449 voti); difficile che uno solo di questi, dopo aver votato Ginnetti al primo turno, completi la frittata votando Pugnaloni, contro Latini, al ballottaggio.
Difficile lo facciano anche i circa 400 fedeli mutuati o lionisti a cui Ginnetti chiede abitualmente il consenso elettorale da sempre.
Possibile, invece, sia disponibile parte dell’ultimo terzo di elettori, ovvero quelli “rubati” fin dalla prima ora a Pugnaloni.
In ogni caso poca roba, tale non giustificare un apparentamento ufficiale. Salvo diverso responso delle urne. Se fosse più basso di 1.200 parleremmo di nulla; se fosse più alto occorrerebbe conoscerne i confini. Raggiungibile quota 1.500? Molto difficile.

Se Sparta piange, Atene non ha nulla da ridere. E’ il caso della Mariani, unica donna in ballo, una che avendo ben speso il proprio nome nell’arco del quinquennio – iniziato in maggioranza come Pasquinelli e conclusosi all’opposizione più dura – avrebbe avuto, a buon diritto, pretendere di più dalla politica.
Purtroppo i cattivi consiglieri, umanamente e politicamente troppo vicini per consentire all’impiegata della Corte dei Conti di sganciarsi e compiere scelte autonome – leggasi marito Giovanni Strologo (latiniano ed anti a giorni alterni) e coordinatore regionale di Alleanza Nazionale Carlo Ciccioli (anti osimano dai tempi di Radio Mantakas e preistorico della politica) – hanno avuto l’inevitabile meglio, relegando la pur non stupida Mariani ad accontentarsi del consenso del Conte Gallo Perozzi e di una masnada molto limitata di affiliati a Casa Pound.
Pur sommando a questo un 300 voti personali, molto difficilmente la Mariani riuscirà a centrare quota 1.000 e superare il penultimo posto di arrivo.
Conseguenze per il ballottaggio? Nessuna. A parte il ricordato nobile (alla fine con Pugnaloni) la stragrande maggioranza dei votanti la Mariani il 9 giugno andranno al mare, in campagna o in montagna. In ogni caso ben lontani da un seggio che – Latini o Pugnaloni – che non appassiona.
E la Mariani? Rischia seriamente di restare fuori dalla Sala Gialla, cosa che le auguriamo umanamente in modo da potersi finalmente godere, senza rotture, tutto il tempo per le proprie amate vacanze con Giovannino, fuori stagione.

E veniamo rapidamente a Monticelli a ai 5 Stelle. La grossa scoppola in arrivo alle Europee sarà nulla rispetto alla stangata segnalata da tutti i meteo sul cielo osimano grillino. Gli 8.000 consensi di un anno fa si dimezzeranno (4.000) e dimezzeranno ancora (2.000) alle Comunali.
Frutto della debacle la sommatoria delle colpe nazionali maturate dal movimento e l’incapacità locale di far breccia e penetrare nell’elettorato grillino (questo sconosciuto) nella speranza di interpretarne i bisogni.
Arroccati su se stessi e dimezzati per le scelte non condivise con Di Maio i grilli di Osimo eleggeranno il solo Monticelli in Consiglio. Forse un inutile secondo.
Al ballottaggio? Se Pugnaloni saprà parlare al cuore dell’elettorato meglio di quanto non riesca a fare l’attuale classe dirigente, potrà contare su qualche centinaio di voti, massimo 500, da trasbordare alla causa PD. Brutta roba.

E veniamo alla Lega. Sui leghisti analisti politici qualificati potrebbero scrivere libri e libri prendendo il “caso Osimo” ad esempio di cosa non dovrebbe fare un partito intenzionato a governare, vivere sano e felice e moltiplicare il consenso.
Arrigoni e la Magnalardo, incredibilmente per il solo Arrigoni che si pensava più decisamente più stratega, hanno invece fatto a gara a colpirsi gli zebedei con grossi martelli da cantiere, al punto di finire fuori gioco per Osimo (pazienza) e mettere a serio rischio anche la conquista di Regione Marche la prossima primavera.
Detto che il puro masochismo e il gusto sfrenato per farsi più male possibile non dovrebbe essere il male sofferto ufficialmente dal Carroccio e volendo sperare che alla fine il “caso Osimo” possa essere sufficientemente analizzato da Salvini e riposto alla voce, meno grave, di “fisiologica mancanza di personale sufficiente per governare, dalla sera alla mattina, Governo centrale, Comuni e Regioni partendo dallo 0,”, non resta che stare ai fatti.
Il candidato Alberto Maria ecc… è uno dei più deboli, oltretutto, rappresentanti a cui la Lega del 30 e passa % avrebbe potuto aspirare. Giovane ma triste, studioso ma bocciato come impiegato, intraprendente ma… fintanto mamma vuole, Alberto Maria con il suo 15% massimo possibile dovrebbe rappresentare una jattura. Ma per la sola Lega.
Quanto al ballottaggio è ovvio che i leghisti potranno votare finalmente Latini o andarsene – con grillini, marianisti, ginnettiani e pasquilenniani – tranquillamente altrove.
Peccato, invece, è il retro gusto che rimane, comunque, di questa operazione. tanti progetti sarebbero potuti nascere, per Osimo e le Marche, da una leale collaborazione sottoscritta e confermata solo fino al tempo pre 4 marzo 2018.
L’auspicio è che, smaltita la sbornia, si torni presto sul pianeta Terra. A ragionare e governare.

E veniamo a Simone Pugnaloni. Cinque anni di mal governo con tanto di ciliegina di ospedale fuori dai conti Asur (!) in cambio di un solo posto di lavoro, toccato oltretutto a lady Pugnaloni e non ad una osimana qualsiasi, sono più che sufficienti per rimandare a casa non un Sindaco ma almeno quattro o cinque in sequela.
Ogni altro discorso rischierebbe di sottovalutare la grave magagna commessa con l’affaire siglato non a caso con Ceriscioli (vedi di nuovo il 46° posto in graduatoria trasformato in un contratto indeterminato); non ci allontaniamo, dunque, da via Leopardi, certi che per i prossimi 25 anni rappresentanti Pd continueranno, in luogo di Pugnaloni, a pagare per colpe mica tanto così altrui…
Vergogna e la damnatio memoriae, ideata non a caso dai padri romani, scenda su questa persona fino alla cancellazione di qualsiasi traccia; come non fosse mai esistito.

Dal 1995 esiste, eccome, il movimento civico ideato, fondato e fatto grande da Dino Latini. Tra alti (molti) e bassi inevitabili (qualcuno), Su la Testa e le altre si apprestano a festeggiare il quarto di secolo godendo di invidiabile salute politica.
Certo l’aria che si respira non è più quella, sicura di se, dei primi anni, quando per arrivare a comunicare con i capi occorreva farsi largo, a forza, difesi fisicamente da una marea di latiniani convinti.
L’esperienza subdola del 2014, con la stanza del potere saltata per due soli voti, se è un bene l’ha avuto è stati tutto nel resettare molti latiniani della prima, seconda e terza ora per costruire una macchina meno potente ma più adatta a muoversi nei meandri posti in gioco dalla politica 2.0
L’aver permesso – visti i fatti del ballottaggio – che molti traditori si siano manifestati togliendosi ogni maschera circa il proprio reale interesse, ha consentito alle civiche di fare piazza pulita e ripartire da ideali forse riposti per troppa sicurezza.
Un bel bagno di umiltà, a partire dal proprio padre-padrone, per tornare a affrontare con idee nuove, strategie calzanti, soluzioni pensate per Osimo, il bene comune del Millennio appena cominciato.
L’avvento della lista di Monica Santoni e soprattutto l’appoggio di Romeo Antonelli, passati dal sostegno a Pugnaloni a quello per Latini, potrebbe ancora riservare una sorpresa in termini di risultato colto al primo tentativo.
Non dovesse essere così, considerato anche i presidi ai 32 seggi annunciati per la prima volta dai civici, il ballottaggio dovrebbe risolversi a pura formalità istituzionale.
Vedremo.


 

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