57 ANNI DI CARCERE, NIENTE “VACANZA PREMIO” PER DON RAFAE’!
DISATTESO IN EXTREMIS L’ACCORDO DELLO STATO CON LA MAFIA

57 ANNI DI CARCERE, NIENTE “VACANZA PREMIO” PER DON RAFAE’! DISATTESO IN EXTREMIS L’ACCORDO DELLO STATO CON LA MAFIA

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Il Governo, dopo aver liberato 374 boss, riesce a fare “brutta figura” pure con la delinquenza organizzata. Cutolo in galera dal 1963!



Fra i pochissimi boss stoppati in carcere, nonostante la ratifica dell’accordo siglato dallo Stato e sottoscritto dalla mafia e dalle altre “industrie” criminali operanti in Italia, il caso umano più inquietante è forse quello di don Rafaè Cutolo, O prufessore, da 57 anni – diconsi 57 – sepolto vivo in carcere e gravato dal 41 bis.

Giusto, non giusto? Per noi giusto così anche se, riconosciamo, 57 anni di detenzione corrispondono pari pari a ben due ergastoli scontati.

Diciamo che vecchio e malato, all’alba dei suoi 80 anni, un bel pentimento, con annessa richiesta di Grazia al capo dello Stato, meriterebbe essere contemplata e probabilmente sottoscritta.

In mancanza dei presupposti minimi per un gesto umanitario verso l’inventore della nuova camorra organizzata, riteniamo fuori rotta persino un dialogo pubblico sulla questione.


Per Raffaele CUTOLO, 80 anni, non vale l’accordo LIBERI TUTTI Stato-Mafia

Non tutti la pensano così. I colleghi de “Il dubbio”, in onore alla propria testata, hanno di recente sollevato il… dubbio sul da farsi.

Chi ha paura di Raffaele Cutolo? – si chiede Damiano Aliprandi in una corrispondenza di febbraio, appena precedente il propagarsi del virus.

“Il fondatore della Nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo è stato ricoverato urgentemente, mercoledì sera 19 febbraio, nel reparto detentivo per i reclusi al 41 bis dell’ospedale di Parma. 

Il garante del Comune di Parma dei diritti dei detenuti Roberto Cavalieri ha spiegato che, su sollecitazione dei familiari, è andato a far visita all’ex boss. L’ha fatto sia per verificare le sue condizioni e sia per chiedere all’amministrazione penitenziaria di anticipare i colloqui con i familiari che erano già fissati per sabato 22 febbraio, come prevede il regolamento per chi è recluso nel carcere duro.

Quella di Raffaele Cutolo è stata l’ennesima crisi respiratoria, già verificatasi nel recente passato, ma nel frattempo le sue condizioni fisiche si sono aggravate a causa della lunga detenzione. Ha quasi 80 anni, detenuto da 57 anni, fin dagli anni ‘90 sepolto vivo, ininterrottamente, al 41 bis. 

Assume 14 pillole al giorno, ha problemi di diabete, quasi cieco e, come non bastasse, è affetto da una seria prostatite; ’artrite, poi, non gli dà quasi più la possibilità di muovere le mani. 

Lo scorso settembre, anche in seguito alla sentenza della Corte costituzionale in merito ai reati ostativi che vietano – in assenza di collaborazione della giustizia – i benefici penitenziari, il legale ha impugnato il regime di 41 bis ed è in attesa che il Tribunale di Sorveglianza di Roma fissi una udienza. 

Ha senso tenere recluso, in regime duro, una persona anziana che di fatto non ha più nessun legame con l’organizzazione criminale da lui fondata e disciolta da tempo immemore?

Raffaele Cutolo nasce nel 1941 a pochi passi dal castello mediceo di Ottaviano (Napoli), da genitori contadini. A soli 22 anni commette il suo primo omicidio per una questione d’onore. Dopo tre anni entra in carcere. 

Qui, con brevi periodi di latitanza, passerà l’intera vita e da qui inizierà a lavorare al suo progetto criminale. E’ proprio dall’interno del carcere napoletano di Poggioreale che formò un’associazione criminale sul modello di quella calabrese e siciliana. Tutto questo ha una precisa data di fondazione: 24 ottobre del 1970. 

I simboli, i rituali, le cerimonie erano fondamentali per ricostruire la “vera camorra”, ovvero una organizzazione che, secondo Cutolo, si sarebbe dovuta presentare come non individualistica ma come una grande famiglia, rispettata e temuta, capace di aiutare e mantenere tutti i suoi affiliati.

Insomma trasformare una impresa a delinquere individuale in una temuta macchina criminale organizzata. 

Così la camorra riorganizzata venne formalmente ricostituita, ad oltre 70 anni dalla sua decretata fine di inizio ‘900. Era anche la camorra-massa: disoccupati e giovani sottoproletari, detenuti in carcere per piccole rapine o furti isolati, pronti a fare il salto di qualità nel crimine organizzato.

“La Nuova camorra organizzata (Nco) di Cutolo rappresentò il loro senso di identità sociale” – scrive Gigi Di Fiore nel suo libro “La camorra e le sue storie.

Le vecchie famiglie giù presenti sul territorio napoletano reagirono e si riunirono sotto il nome di Nuova famiglia. 

Lo scontro tra le due organizzazioni criminali fu spietato, con morti a centinaia. Si concluse nei primi anni ‘80 proprio con la sconfitta della Nuova camorra di Cutolo. 

In compenso anche il clan de la Nuova famiglia smise di esistere. 

Nel 1992 a riprovarci fu il boss Carmine Alfieri, efficace nel dare alla malavita organizzata campana una struttura piramidale creando la cosiddetta Nuova mafia campana, anch’essa scomparsa dopo poco tempo. 


Per O Prufessore no all’ultimo minuto del Tribunale di Sorveglianza

Attualmente la camorra si presenta come un’organizzazione di tipo orizzontale, (con varie bande territoriali più o meno in lotta tra loro) non più verticistica. Il suo potere le consente il controllo delle più rilevanti attività economiche locali, in particolare modo nella provincia di Napoli.

Raffaele Cutolo avrebbe anche avuto un ruolo importante pure nella liberazione di Ciro Cirillo, Assessore regionale democristiano rapito nel 1981 da un commando di cinque appartenenti alle Brigate rosse, a Torre del Greco (Napoli). 

Una storia ancora non chiarita del tutto. Durante il sequestro, il commando delle Br apre il fuoco, uccidendo il maresciallo della Polizia Luigi Carbone e l’autista Mario Cancello (facenti parte della scorta di Cirillo) mentre il suo assistente, tal Ciro Fiorillo, viene invece gambizzato. 

La politica e i servizi segreti – a differenza di quanto avvenuto in precedenza (1978) con il rapimento di Aldo Moro – intavolò subito una trattativa (a cui avrebbe partecipato anche la Nuova camorra organizzata di Cutolo) per liberare l’Assessore Dc dopo il pagamento del riscatto di 1 miliardo e 450 milioni di lire, dopo 89 giorni di prigionia, il 24 luglio 1981.

Al riguardo esiste un verbale di un interrogatorio reso da Cutolo nel 2016. 

“Aiutai – ha spiegato l’ex boss – l’Assessore Cirillo. Potevo fare lo stesso con Moro ma i politici mi dissero di non intromettermi”. 

Nella primavera ’78 Cutolo era latitante; si era già fatto avanti pure per cercare, sostiene = O prufessore – di salvare Moro. 

“Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno. Per il Presidente della Dc i politici mi dissero di fermarmi… che a loro Moro non interessava” – ha detto durante un interrogatorio. 

In seguito Cutolo fu recluso anche nel carcere speciale dell’Asinara, 1982. Fu mandato in Sardegna su sollecitazione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini e porre fine a quello che allora veniva definito “il soggiorno” del boss nel penitenziario di Ascoli Piceno; dove si dice potesse contare su una camera elegantemente arredata, un segretario e un tuttofare. 

Un anno più tardi Cutolo si sposò all’Asinara – riaperto soprattutto per contenere i brigatisti rossi – luogo che ha segnato duramente la sua esistenza: arrivò infatti da boss temuto e rispettato; se ne andò dall’isola poeta, dopo aver scritto il suo primo libro di poesie. 

Era il maggio 1983 quando Cutolo, detenuto nel bunker del carcere sull’isolotto sardo (quello dove fu poi recluso Totò Riina), convola a nozze con una giovane donna di Ottaviano, conosciuta da detenuto.

Lei è Immacolata Iacone e rimarrà per sempre a fianco al boss. Grazie all’inseminazione artificiale, autorizzata dalla magistratura di sorveglianza, dodici anni fa hanno avuto una figlia, Denyse. 



Ora, per il 41 bis, a 12 anni, è come fosse maggiorenne e non può più abbracciare il padre ma solo salutarlo tramite un vetro divisorio. Davvero una ragazzina di 12 anni è giù adulta? Davvero può rinunciare, senza traumi, all’idea di toccare un genitore in carcere e tenergli la mano… anche se quel genitore si chiama “O Prufessore” e a suo tempo muoveva eserciti di guappi armati e dava ordini a gente che mangiava il cuore dei nemici? 

Ma questa è un’altra vicenda e riguarda tutte quelle misure afflittive contemplate dal 41 bis, tuttora argomento di discussione.

Resta il dato oggettivo che “Don Raffaè”, reso famoso da Fabrizio De Andrè in una canzone a lui dedicata, e da Giuseppe Tornatore nel film “Il camorrista” – interpretato da Ben Gazzara e ispirato al libro di Joe Marrazzo – ora è vecchio, malato e attualmente ricoverato in ospedale o al 41 bis, pensato un tempo per evitare che un boss mandi messaggi al proprio gruppo di appartenenza criminale.


PALAMARA: “QUELLA MER... DI SALVINI”. MA POI SI SCUSA
LA TOGA ROSSA SOSPESA DALLE FUNZIONI E DALLO STIPENDIO
E DOPO BONAFEDE... MATTEO SALVA ANCHE L’ALTRO MATTEO
IMMUNITÀ, NO DELLA GIUNTA AL PROCESSO OPEN ARMS

2 Comments

  1. Lasciare un qualsiasi commento su “Don Raffae'” sarebbe solo tempo sprecato e forse non tutte le persone che leggono lo potranno capire fino in fondo……
    Lo chiamavano Oh Professore di Ottaviano, da miserabile che era figlio di braccianti agricoli nella tenuta storica, divenne ben presto il proprietario dell’intero Castello che si vocifera abbia pagato ammalapena 250 Milioni di Lire……
    Singolare come offerta non trovate????
    Speriamo che a Don Raffae’ la salute non manchi e speriamo che Dio lo faccia morire dopo 100 anni di vita, almeno avrà più tempo da passare in galera

  2. Ecco precisamente qual è la domanda da porsi: chi ha paura di Raffaele Cutolo? Forse qualche attuale novantenne, ma vivo e pensante, anzi ispiratore di Università da seguire con attenzione?
    Cutolo oggi non è più pericoloso.
    I vari Medda Mesina Andraus Vallanzasca, non certo bravi ragazzi, hanno ricevuto un diverso trattamento. Perché?

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