76 VITTIME COVID, APRIAMO GLI STADI ALLE FAMIGLIE UNDER 60!
SCANNER, MASCHERINA E SPAZIO; POI UN ALTRO NUCLEO FAMILIARE

76 VITTIME COVID, APRIAMO GLI STADI ALLE FAMIGLIE UNDER 60! SCANNER, MASCHERINA E SPAZIO; POI UN ALTRO NUCLEO FAMILIARE

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Almeno fino a settembre. L’alternativa desolante delle porte chiuse consente la pratica del prezzo politico e magari la nascita di un nuovo modo, meno da arena e più da salotto, di vivere il calcio.


Nella settimana della riapertura dello sport al solo calcio professionistico e in attesa, a giorni, della ripartenza dei campionati di Serie A e B, non possiamo sottacere lo squallore degli stadi senza pubblico! Spettacolo indecente se c’è uno!

In attesa che qualcuno al Governo si accorga dell’ennesima incapacità a governare una Nazione… che banalmente, non essendo morta di virus, vorrebbe continuare a ricoprire il proprio ruolo di leader mondiale, proponiamo la nostra soluzione per riportare le cose a normalità; reintroducendo il pubblico, da subito, negli stadi.

Partiamo dai numeri, gli unici a fare fede. Sapete quanti italiani da 0 a 60 anni, si sono infettati e poi – ahi noi – sono morti a causa del mal cinese?

La risposta è offerta quotidianamente dalla statistica che, aggiornata a ieri, presenta un conto, macabro, di 1.508 giovani vite umane: per l’esattezza 1.144 dai 50 ai 59 anni, 281 dai 40 ai 49 anni, 64 dai 30 ai 39 anni, 15 dai 20 ai 29 anni, nessuno tra i 10 e i 19 anni e infine 4 bimbi fino a 9 nove anni.

Bene. Ora sapete quante di queste 1.508 persone, secondo la percentuale ricavata dall’istituto superiore di Sanità, sarebbero comunque purtroppo morte entro l’anno, o prima o subito dopo, essendo certamente positive al Covid ma anche affette da una o più patalogie serie? 

Dice il Ministero che le morti attribuibili al Virus solo come concausa, essendo i pazienti già seriamente minati dai più diffusi e disparati handicap, ammontano alla stratosferica percentuale del 94.90 su 100!

Cioè i decessi da imputare esclusivamente allo sviluppare e al deflagrare del Corona virus sono stati, per differenza, poco più di 5 ogni 100 lutti.

Ora, dato che la matematica non può essere obiettata, riportiamo il dato percentuale di 94.90% al dato assoluto di 1.508 malati.

Il dato che scaturisce è drammaticamente sconcertante: a conti fatti la pandemia, terribile perchè al momento curabile quasi solo col plasma ma non ancora anticipabile col vaccino, ha preteso la vita di 76 persone in tutta Italia. Diconsi 76.

Ovvero 57 italiani tra i 50 e i 59 anni, 14 persone tra i 40 e i 49 anni, 3 persone tra i 30 e i 39 anni, 1 persona tra i 20 e 29, nessun ragazzo tra 10 e i 19 anni e un bimbo fino a 9 anni.

Pagato il tributo di sangue con la morte di 76 cittadini, ora a rischio impellente di vita è l’economia, il benessere, forse persino la libertà stessa di continuare fieramente ad essere e sentirci italiani.

Il calcio, i concerti, le attività estive al grande pubblico (pensiamo all’Arena di Verona, al Palio di Siena e alle mille attrattive offerte dal Bel Paese), la normalità dell’estate potrebbero, anzi dovrebbero consigliare, a governanti appena normali, la strada da seguire: riprendere velocemente, a partire da fin da… ieri, la routine interrotta bruscamente a fine febbraio.

Come? Seguendo le regole che il virus ci ha insegnato, a quale prezzo, essere fondamentali per venirne a capo con danni limitati, senza intaccare l’economia e la qualità di vita di un popolo intero. Regole che – vedo l’inspiegabile non ripresa della scuola – non solo il Covid ci ha dettato; ma anche gli altri popoli.

Prima cosa, ce ne faremo una ragione noi 60enni costretti a pagare il conto, abilitando l’Italia a tutti gli under 60, fascia di età di cui ormai ben conosciamo la “sostanziale immunità” al virus e la relativa capacità dei giovani a reazione.

Hai più di 60 anni? Resterai fuori dagli stadi, non potrai andare in spiaggia o partecipare a concerti anche se ti chiami… Vasco Rossi! Almeno fino a settembre.

Per quanti hanno già soffiato sulla maxi candelina dei 60 anni e più si tratterà di avere ancora pazienza, evitando di esporsi ai maggiori rischi dell’età, prima alleata del Covid.

A fronte del surplus di relativo sacrificio, richiesto ad un terzo della popolazione (non dovrebbero essere poi moltissimi gli 80enni e i 90enni patiti dello stadio, della spiaggia e dei maxi concerti) l’Italia e la sua economia godrebbe di un sostanziale “liberi tutti” per tutti gli altri cittadini. Con sole piccole regole da seguire.

Unica eccezione: la Lombardia i cui dati sul virus, continuando a restare su limiti di attenzione, non consentono uno scatto in avanti. Per questa regione, anche se la più importante d’Italia, dovrebbero pertanto restare validi gli attuali limiti.

Ma il resto del Paese? Immaginiamo intere famiglie allo stadio (luogo oltretutto all’aperto), favorite da prezzi politici (in questo momento possibili contro l’incasso zero delle porte chiuse) con babbo, mamma e figli assembrati insieme a tifare per la propria squadra protetti dalla sola mascherina! 

Controllo scanner della temperatura all’ingresso (come si usa negli aeroporti) e mascherina d’ordinanza. Dopodichè, separati da uno spazio vuoto (il famoso metro di ordinanza) ecco prender posto un’altra famigliola. E così via fino al tutto esaurito. Altro che il degrado di giocare davanti a spettatori zero.

E poi visto mai che la soluzione anti virus, oltre a funzionare, possa piacere e risultare utile per trasformare – anche – l’arena del pallone in un più moderno salotto per famiglie?

N.B. La soluzione è venduta a costo zero al Governo; sperando rinsavisca e ne faccia buon uso.



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