Gli effetti del terremoto lasciano “ferite” nell’ala contigua al torrione
TORRE CIVICA E PALAZZO COMUNALE
MERITANO QUALCHE PREOCCUPAZIONE
Urge un check up della situazione e investire in prevenzione

Gli effetti del terremoto lasciano “ferite” nell’ala contigua al torrione TORRE CIVICA E PALAZZO COMUNALE MERITANO QUALCHE PREOCCUPAZIONE Urge un check up della situazione e investire in prevenzione

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Chi scrive ebbe la ventura di temere per davvero per se stesso e per Osimo. Erano circa le 21 del 14 giugno 1972, anno di terremoti iniziati a febbraio con scosse notturne del 7° grado della scala Mercalli.

Quella sera di inizio estate, però, nessuno riuscirà a dimenticarla. La terra incominciò a tremare in senso ondulatorio come mai nessuno poteva ricordare. L’indomani fummo informati di aver fatto la conoscenza, per 15 interminabili secondi, con terremoto vero, misurato al valore 10 della scala che – prima dell’avvento della americano Richter – andava in uso portando il nome del sismologo italiano.

Non a caso al grado 12 – si legge nelle note Mercalli – è prevista la distruzione totale di ogni opera umana.

Ebbene quella sera a cena il terremoto non poteva non sorprendere quasi tutti in casa; la mia famiglia abitava all’ora in super centro, all’ultimo piano del palazzo seicentesco antistante l’ingresso laterale alla basilica di San Francesco.

E per ultimo piano intendo un appartamento sotto tetto, dopo 120 e più scale, che quando tirava il vento, cioè spesso, c’era da non dormire la notte… ma anche 120 scalini, fatti i quali, potevi (e puoi ancora) godere di un panoramica unico su tutto il centro storico di Osimo.

Ricordo tutto questo per tornare alla memoria a quei sobbalzi che sembravano come quelli di un cavallo imbizzarrito… testardo a voler disarcionare il proprio cavaliere.

Stavo appunto girando per casa con i miei 14 anni quando la terra iniziò a tremare, sempre più paurosamente. Ricordo come oggi le grida di paura in casa e ricordo i movimenti della Torre civica, quasi a toccarla dalle finestre di casa, staccarsi paurosamente dal Palazzo comunale per poi tornare verticale e tornare ancora ondulare lasciando tra se il palazzo stesso ampi vuoti.

Temetti per la Torre e temetti ovviamente anche per me e la mia famiglia, conscio che 120 scale e tutto il resto, stavolta, non ci avrebbero dato scampo.

Quindici secondi dopo la Torre tornò immobile come la conosciamo, “Terry”, come gli osimani avevano ribattezzato il fenomeno, si fece sentire fino a novembre senza peraltro procurare danni particolari ad una Osimo che, per la prima volta, iniziò a guadagnare terreno e abitanti su una Ancona in fuga.

Mi è piaciuto ricordare tutto questo perchè nel frattempo Terry, sia pur con epicentri lontani, è più volte tornato a farsi sentire e presentarsi ai nuovi nati, la Torre ha messo sulle spalle un altro mezzo secolo in più e – insomma – la vecchiaia mostra sulla facciata qualche nuova apparente ruga.

Tanto più che anche gli spazi di Palazzo comunale attigui alla Torre mostrano qualche segno del tempo, accentuato dalle ultime scosse di agosto e ottobre. Gli spazi a pian terreno del Dirigente Corvini sono stati da tempo trasferiti sul lato opposto ex uffici Vigili Urbani mentre anche sulla soprastante sede occupata fino a dicembre dall’ex vice segretario Lucia Magi, risultano inagibili a pubblico e dipendenti.

Ci mancherebbe – come si sussurra in giro – mettere a tacere l’orologio e il battito delle ore (misura precauzionale di cui non siamo, per ora, riusciti scovare la paternità certa) per ricavare un quadro di un qualche allarme da non sottovalutare.

Sperando ulteriormente che i recenti sbancamenti di terreno sotto il loggiato, ergo gli scavi che da tempo ostruiscono la circolazione pedonale, non abbiano fatto suonare campanelli d’allarme su una struttura intaccata dagli anni e dal terremoto.

Insomma gli Osimani siamo certi gradirebbero veder investiti sulla messa in sicurezza dei simboli stessi della città, la pioggia di milioni in arrivo con la svendita di Astea Energia.

Meno buche “chiudille” sparse qua e la, come si diceva un tempo non lontano a Palazzo, dunque minori lavori effimeri che lasciano il tempo che trovano…  e maggior spesa negli interventi preventivi e/o di consolidamento.

Magari – aggiungiamo noi – senza aspettare di toccare con mano gli effetti di altri terremoti.

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