STRONCATO IL GATTO E LA LUNA, CAPOLAVORO TRASH
LA CRITICA ELEGGE IL FILM A ESEMPIO DA NON SEGUIRE

STRONCATO IL GATTO E LA LUNA, CAPOLAVORO TRASH LA CRITICA ELEGGE IL FILM A ESEMPIO DA NON SEGUIRE

 52,827 total views,  2 views today

Un travaglio lungo troppi anni per una gestazione decisamente casareccia, al limite del dilettantismo. L’opera prima del duo Lippolis & Storico (oggi cittadino meno bemerito del solito) paragonata per sceneggiatura, dialoghi, doppiaggio e fotografia ad una telenovela mal riuscita. Al di la della bellezza del territorio, Osimo esce dalla vicenda con le ossa rotte, territorio della provincia italiana da colonizzare


Abbiamo affidato la visione de “Il gatto e la luna” al commento tecnico di critici d’arte di professione, sperando in una illuminazione del prodotto vietata ai comuni mortali. Purtroppo anche il resoconto di chi ci capisce ha confermato la stroncatura dell’opera cineasta, aggravandone, se possibile, le risultanze di un’opera ideata e portata a compimento grazie al decisivo contributo pubblico della Regione Marche a guida Ceriscioli e al sostegno dell’Amministrazione Pugnaloni


“Gli scorci meravigliosi del territorio marchigiano, sono l’unica nota positiva di una produzione cinematografica degna della fustigazione e che farebbe rivoltare nella tomba i fratelli Lumiere.
“Il gatto e la luna”, rivisto a mente fredda per una seconda visione più approfondita, conferma tutte le impressioni negative che ne hanno accompagnato la lunga, travagliata e casareccia gestazione.
Figlio di generosi finanziamenti pubblici e di soldi, pochi, ottenuti da coraggiosi sponsor locali, il lungometraggio (contenuto a un’ora e quindici di produzione) è un’infinita sequenza di dialoghi a due, interpretati con imbarazzante dilettantismo. Un batti ribatti stanco e ritrito che nemmeno nella peggior telenovela brasiliana riusciremmo a trovare.
Sceneggiatura raccapricciante, sguardi languidi buttati a caso, doppiaggio al limite del ridicolo, storia senza capo ne coda e un montaggio finale eseguito come si dovrebbe non far vedere mai nelle scuole di cinema.
Qualcuno, anche noi ad esempio, ha azzardato complimenti alla fotografia, firmata da una figura d’esperienza del cinema italiano, Nino Celeste. In realtà di “fotografato”, tecnicamente parlando, non c’è nulla.
Ci sono invece, in alcune scene di interni, al Commissariato per esempio, delle misere ombre lunghe sulla parete alle spalle degli attori che strappano sorrisi agli addetti ai lavori. Come quando si fa il filmino tra ragazzi e si mette un faro in faccia agli interpreti.

Enzo GARINEI attorniato dal Sindaco PUGNALONI e dal Presidente del Consiglio comunale

Dopo essere riusciti ad arrivare fino in fondo con coraggio, gli esperti radunati da OSIMO OGGI per la recensione al “Gatto”, si sono guardati negli occhi con imbarazzo, confessando di non capacitarsi che tanta bruttezza tecnica, attoriale e autoriale possa essere stata condensata in un’unico prodotto.
Addirittura caricato su Amazon prime. Ma la piattaforma, si sa, dona questa possibilità a chiunque; basta avere un minimo di requisito tecnico. Ovviamente A gratis.
Calato un velo pietoso pure sulla presenza, nel cast, di nomi che in passato hanno pur dato lustro al cinema italiano. Gli anni passano per tutti, ma potrebbero passare con maggiore dignità.
Alla fine, per assurdo che possa sembrare dopo tal premessa, “Il gatto e la luna” può dirsi film da consigliare a tutti. Consigliare a tutti per comprendere come operazioni di questo tipo, nate spesso o esclusivamente per solleticare la voglia di ribalta di Amministrazioni locali poco attente e/o Film Commission di campagna rispetto a Roma o comunque troppo poco scaltre, rappresentino il male assoluto per questo settore in crisi da tempo.

Regione (dirigente ORSETTI e Confartigiato attorniano LIPPOLIS e STORICO

Tanto di capello all’allegra “armata Brancaleone”, ci si consenta l’irriverente accostamento, capeggiata dal duo inossidabile LIPPOLIS & STORICO, che dal cilindro hanno tirato fuori una pellicola che nemmeno la ex bella e meno brava Lory DEL SANTO, per fare un nome a caso, sarebbe stata in grado di concepire.
Un capolavoro trash che rimarrà di certo negli annali dei film dimenticare.
Persino l’inquadratura finale, che immortala il 96enne Enzo GARINEI (debuttante nel ’46 nel film Totò le Mokò) pronto a sorridere in favore di camera senza motivo, con alle spalle la sagoma del tipico capannone marchigiano delle nostre zone industriali, suscita la domanda che ci ha accompagnato per tutta la visione: “Perchè?”

Il trio LIPPOLIS, CUCINOTTA e STORICO


ADDIO ALLA CARRIERA PER L'ARBITRO DI OSIMANA-FERMIGNANESE
SUL RIGORE SARNARI HA AMMESSO DI AVER PERSO LA TESTA
LA PRIMA VOLTA DELLA UGL TRA I DIPENDENTI COMUNALI DI OSIMO
DOPO 70 ANNI IL SINDACATO DI DESTRA CONQUISTA RAPPRESENTANZA