DA MELONI L'AUTOGOL DELLE FALSE PREFERENZE, VANNACCI RINGRAZIA E PORTA A CASA
Mentre Palazzo Chigi blinda lo Stabilicum alla Camera con la tripla fiducia per evitare imboscate sul voto segreto, il leader di Futuro Nazionale capitalizza il tradimento storico di Fratelli d’Italia sulle liste bloccate. Così il movimento di VANNACCI vola verso l'8,8% nei sondaggi, mentre la coalizione di Governo tocca con mano di non poter fare a meno dei voti della Destra per far scattare il premio di maggioranza
Di Sandro Pangrazi
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03-ott-2026
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5 min di lettura


di Sandro PANGRAZI
Il voto del 10 settembre scorso. al Senato, ha segnato un punto di non ritorno per la maggioranza di governo.
La bocciatura del sub-emendamento delle opposizioni a prima firma Dario PARRINI (Pd) – respinto con 99 No e 68 Sì – ha evitato il ritorno alle preferenze pure, ma ha aperto una faglia profonda nel Centro-Destra.
Il generale Roberto VANNACCI, leader di Futuro Nazionale, ha cavalcato il malcontento dell'elettorato postando i vecchi manifesti di Fratelli d’Italia contrari ai listini bloccati.
Mentre Matteo RENZI ha accusato la maggioranza di essere "terrorizzata" dal giudizio dei cittadini, Giorgia MELONI ha scelto la strada della stabilità interna, approvando un meccanismo, cosiddetto a preferenze "attenuate", con capilista blindati.
Ora la partita si sposta alla Camera dei Deputati per il passaggio decisivo dello Stabilicum.
La mossa delle opposizioni e il caso PARRINI
Il testo dello Stabilicum è uscito modificato da Palazzo Madama a causa di una precisa trappola politica orchestrata dal Centro-Sinistra.
Il sub-emendamento PARRINI mirava a scardinare l'accordo di maggioranza proponendo l'abolizione totale dei capilista bloccati. La votazione ha costretto Fratelli d'Italia a scegliere tra la fedeltà alle promesse agli italiani e la propria storia o la più spicciola ma decisiva tenuta dell'esecutivo.
Per evitare il collasso della coalizione, i senatori Meloniani hanno dovuto votare contro il ritorno delle preferenze pure anni '90, motivando la scelta con il mantenimento degli accordi interni.
L'affondo social di VANNACCI e la crisi di coerenza
Roberto VANNACCI ha colto l'occasione per sferrare un attacco frontale agli "alleati" di Governo.
Attraverso i suoi canali social, il Generale ha accusato Maurizio LUPI (Noi moderati), Antonio TAJANI (Forza Italia) e Matteo SALVINI (Lega) di avere paura della democrazia vera per tutelare le proprie poltrone e quelle indicate dalle segreterie di partito. Questo posizionamento anti-sistema ha trasformato la discussione tecnica sulla legge elettorale in uno scontro politico sulla rappresentanza, offrendo a VANNACCI l'opportunità di presentarsi come l'unico difensore della sovranità popolare a Destra.
I sondaggi di ottobre: il peso di Futuro Nazionale
I dati demoscopici dei primi giorni di ottobre 2026 dimostrano che la strategia di VANNACCI sta pagando.
La Supermedia Youtrend attesta il movimento attorno al 7,7%, mentre IPSOS registra un picco dell'8,8%.
Si tratta di percentuali che consolidano Futuro Nazionale come quarta forza politica del Paese.
Secondo le simulazioni dell'istituto IZI, questo pacchetto di voti risulterà vitale: senza l'apporto di VANNACCI, il Centro-Destra si fermerebbe al 41,5%, fallendo l'obiettivo di superare la soglia del 42% necessaria per far scattare il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge.
In questo modo VANNACCI cresce nella percezione pubblica, dove il suo nome diventa sinonimo di coerenza, di coraggio, di quello che la Destra di Governo avrebbe dovuto essere negli ultimi 4 anni; e non è stata.
E il bello è che Futuro Nazionale, per allungare nei gradimenti, non ha neanche bisogno di fare nulla di particolare.
Gli basta esistere. Gli basta parlare. Gli basta ricordare alla MELONI che lei, un tempo, la pensava allo stesso modo.
Che lei, un tempo, diceva le stesse cose. Che lei, un tempo, era dalla parte del popolo e non delle segreterie di partito.
E che oggi, invece, è diventata esattamente quello che prometteva di combattere. Una capa.
Una che decide chi sta in Parlamento. Una che ha tradito la sua stessa battaglia per non perdere la poltrona 2027.
La blindatura alla Camera con la fiducia
L'iter alla Camera è iniziato il 28 settembre 2026 in un clima di forte ostruzionismo.
Dopo aver respinto le pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni il 1° ottobre, il Governo ha deciso di azzerare il dibattito parlamentare.
Per evitare i rischi del voto segreto sui singoli articoli — dove i parlamentari potrebbero votare a favore delle preferenze pure — l'esecutivo ha annunciato la posizione di tre fiducie distinte a partire da lunedì 5 ottobre.
Una scelta che di fatto congela il testo approvato al Senato su indicazione del capogruppo Lucio MALAN.
Il calendario del voto finale e la nascita della legge
Il voto finale e definitivo alla Camera è atteso tra mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre 2026.
Se i Deputati approveranno il testo senza apportare modifiche rispetto alla versione del Senato, la riforma diventerà legge dello Stato dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica Sergio MATTARELLA e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Qualora dovesse passare anche un solo emendamento modificativo, il testo sarebbe invece costretto a tornare al Senato, prolungando una trattativa logorante per la stessa maggioranza.
Il dilemma di Palazzo Chigi e la democrazia sotto chiave
Al di là delle fibrillazioni di coalizione, il vero nodo politico si stringe attorno alla figura di Giorgia MELONI e al silenzio istituzionale mantenuto da Palazzo Chigi proprio sui contenuti, mantenuti nascosti all'opinione pubblica, delle false preferenze, di fatto.
Per una leadership che ha sempre rivendicato il contatto diretto con il popolo e la rottura con i vecchi schemi, la scelta di blindare per legge i capilista segna una vistosa transizione: dalla logica del consenso a quella della pura conservazione del potere.
La paura delle preferenze "pure" solleva interrogativi profondi sulla natura del sistema istituzionale che la maggioranza sta disegnando: preferire il controllo centralizzato dei Deputati da eleggere da parte delle segreterie e quindi negare spazio alla sovranità imprevedibile dei cittadini?
Un passaggio di pura sostanza che ha in se più di una certezza: ridurre la democrazia a un mero esercizio di ratifica di scelte prese dall'alto, prima ancora di aprire i seggi.
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