lunedì, 15 giugno 2026

"DENTRO CI SONO GLI ALTRI", IN QUEL MOMENTO HO SMESSO DI PENSARE E HO AFFRONTATO LE FIAMME

Il maresciallo dei Baschi Verdi Vincenzo Russo racconta i venti minuti d'inferno all'Aspio: dall'urlo disperato ai residenti per un estintore fino allo scasso della portiera per strappare alle fiamme il 19enne Pietro Borsini. Il giovane calciatore viaggiava con la comitiva di amici di ritorno dalla discoteca La Plaza a bordo della Opel Corsa, dove ha perso la vita il 21enne Davide Paglialunga. "Non sono un eroe – precisa il finanziere –, ho fatto solo quello in cui credo"

Di Sandro Pangrazi | 15-Jun-2026 6 min di lettura
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"DENTRO CI SONO GLI ALTRI", IN QUEL MOMENTO HO SMESSO DI PENSARE E HO AFFRONTATO LE FIAMME

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Un'alba di fuoco e lamiere arroventate
Ci sono mattine in cui il destino decide di venirti incontro prima ancora che tu possa timbrare il cartellino. 
Per il maresciallo Vincenzo RUSSO, 36 anni compiuti proprio tra le lamiere della Baraccola, l’alba di ieri doveva essere solo l'inizio di un normale turno di pattuglia nei Baschi Verdi della Guardia di Finanza. 
Per i quattro giovani amici e calciatori a bordo della Opel Corsa, invece, doveva essere il rientro a casa dopo una spensierata serata trascorsa a La Plaza, discoteca sulla Cameranense. 
Ma lungo la strada che porta ad Ancona, superato l'Aspio, la routine si è frantumata in un secondo. 
Un impatto frontale devastante contro una Fiat Punto condotta da un 31enne osimano, uscito miracolosamente illeso dal terribile scontro. 
Poi il fumo nero, l'odore di gomma bruciata e quel sesto senso tipico di chi indossa una divisa che ti dice di scendere, correre e non guardare indietro.
"Attorno alle 5.30, lungo la strada per Ancona, ho visto che s’era creata una colonna di auto", racconta il Maresciallo con la voce ancora rotta dall'emozione. 
"Così sono sceso per vedere che fosse successo a quell’ora. Ho subito visto del fumo e sono corso". 
La scena che gli si è palesata davanti agli occhi era da brividi. 
"La Punto aveva la parte anteriore completamente schiacciata, mentre la Opel era cappottata sul guardrail. 
C’erano due ragazzi stesi a terra, feriti".

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La scelta giusta in un secondo
I due giovani calciatori dorici, seppur doloranti, erano riusciti a trascinarsi fuori dall'abitacolo. 
RUSSO li ha subito messi in sicurezza. 
"Gli ho detto subito di allontanarsi perché si vedevano, oltre al fumo, anche le prime fiamme", ricorda l'ufficiale. 
Ma è stato il grido disperato di uno di loro a cambiare tutto: "Dentro ci sono gli altri".
In quel momento il tempo si è dilatato. Nell'abitacolo anteriore il corpo di Davide PAGLIALUNGA, 21 anni, era già immobile. 
"Non dava segni di vita purtroppo, non si muoveva", sussurra con profondo dolore il finanziere. 
Poi, lo sguardo si è spostato dietro: "Nella parte posteriore, incastrato tra i sedili ho scorso un altro ragazzo". 
Era Pietro BORSINI, 19 anni, respirava a fatica in un groviglio di metallo deformato. La portiera posteriore era saldata e incastrata. 
"Ho dovuto aprire la portiera con tutta la forza che avevo perché si era incastrata". Per fare leva e vincere la resistenza delle lamiere, RUSSO ha dovuto chiedere aiuto a un altro automobilista di passaggio.

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L'urlo nel silenzio dei vicini assonnati
Le fiamme intanto avanzavano rapide, riscaldando l'aria e minacciando l'abitacolo. 
Il Maresciallo ha alzato lo sguardo verso le finestre dei palazzi, dove i residenti assistevano impotenti, richiamati dal boato, e ha urlato con quanto fiato aveva in gola: "Un estintore! Qualcuno ha un estintore?". 
Nessuna risposta, solo sguardi vuoti. 
"Ho chiesto a chiunque, compresi i residenti che si erano affacciati alle finestre, se avessero un estintore per spegnere le fiamme che stavano divorando le due auto, ma non l’ho trovato".
Senza più strumenti, con il fuoco a pochi centimetri dal ragazzo, RUSSO allora ha smesso di cercare aiuto e ha agito. 
"Alla fine ce l’abbiamo fatta, prendendolo da sotto le braccia. Era vivo". 
Lo ha letteralmente strappato alla Opel un istante prima che il rogo la avvolgesse completamente. 
Sull'asfalto ha subito applicato i protocolli di primo soccorso: "Ricordandomi delle nozioni di primo soccorso imparate grazie al mio lavoro e ai corsi che seguiamo costantemente, l’ho steso su un fianco, in una posizione di sicurezza". 
Poi ha atteso i sanitari "che sono arrivati tempestivamente. Non ho mai perso contatto con la mia sala operativa". 
Un intervento durato poco più di venti minuti. 
"Ma sembravano non finire mai".

Al vaglio la dinamica dello schianto
Mentre la macchina dei soccorsi si avvicinava a sirene spiegate, i Carabinieri di Ancona avviavano i primi rilievi planimetrici per fare luce sulla traiettoria dei due veicoli ed esaminare le cause di un impatto tanto violento da proiettare la Opel sopra la barriera metallica. 
Trattandosi di un tratto stradale caratterizzato da alcune curve insidiose, verso destra, l'attenzione degli investigatori si starebbe concentrando sulla potenziale invasione della carreggiata opposta da parte di una delle due vetture. 
Data l'ora dell'incidente, le indagini starebbero valutando a tutto campo sia l'ipotesi di un possibile colpo di sonno o di una distrazione, sia quella di un improvviso malore o di una perdita di aderenza sull'asfalto. 
Al vaglio, a 360 gradi, anche lo studio di un eventuale sorpasso a rischio, considerato il tratto interessato.
Saranno le perizie tecniche e gli accertamenti tossicologici di rito a stabilire i fattori determinanti e le concause della tragedia.

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Oltre la divisa, la speranza di riabbracciare Pietro
Oggi Pietro BORSINI, 19 anni, sanbiagese doc, si trova ricoverato in condizioni critiche e gravissime nel reparto di Rianimazione dell'ospedale regionale di Torrette. Il ragazzo lotta per la vita a causa dei pesanti traumi riportati nello schianto, e i medici mantengono la massima riservatezza sulla prognosi.
Mentre l'intera comunità sportiva si stringe attorno alla famiglia, il Maresciallo RUSSO rifiuta con fermezza la retorica dell'eroe per caso. 
"Mi ha guidato la fermezza e non ho perso la calma in una situazione emergenziale", sottolinea, ribadendo di "aver fatto tesoro di quanto appreso nel mio lavoro in tema di soccorso e sicurezza". 
Di coraggio, però, non vuole sentir parlare: "L’ho fatto per quello in cui credo e che mi ha spinto ad entrare nei Baschi verdi, un percorso che rifarei altre migliaia di volte. 
Così come rifarei quello che ho fatto ieri mattina. Non ci ho pensato due volte, dovevo dare una mano".
La sua mente, ora, è fissa sul display del suo telefonino, in attesa di uno squillo preannunciante un miracolo: 
"Sto pregando per lui, la felicità più grande sarebbe ricevere una chiamata e sentirmi dire che Pietro sta bene. Il mio sogno più grande è di poterlo abbracciare; spero con tutto il cuore che riesca a riprendersi".

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