OSIMO SENZA CULLE, LA CITTA' "RESPIRA" SOLO GRAZIE AGLI STRANIERI
Il bilancio 2025 è un allarme rosso: i decessi superano le nascite di quasi il 70%. Per ogni under 14 ben due over 65. Se la popolazione regge a quota 34.770, il merito non è dei residenti storici, ma dei quasi mille nuovi arrivati che compensano la fuga e il calo demografico

Il dato che gela ogni ottimismo è il divario tra la vita e la morte. Con appena 220 nuovi nati a fronte di 364 decessi (una media spietata di uno al giorno), Osimo registra un deficit naturale spaventoso. Senza l'innesto di forze esterne, la città perderebbe ogni anno un intero isolato. La stabilità demografica (34.770 residenti contro i 34.792 dell'anno scorso) è dunque un’illusione statistica prodotta dal "travaso" migratorio.
Tragico anche l’indice di vecchiaia, per quanto in linea con la media nazionale: a fronte di 163 anziani ogni 100 giovani dell’anno 2000, oggi il dato parla di ben 185 anziani. Allarmante la conseguenza: due over 65 osimani ogni under 14!
Chi "salva" la città?
Mentre 853 persone hanno fatto le valigie lasciando il comune, ben 975 nuovi residenti sono entrati a far parte della comunità osimana. È qui, in questo saldo migratorio positivo, che risiede l'unico polmone che permette alla città di non sgonfiarsi.
La presenza straniera è in crescita costante: 2.399 presenze, oltre 50 in più rispetto all'anno precedente. Non è più un fenomeno passeggero, ma una sostituzione silenziosa e necessaria.
L’Europa (UE ed Extra) e l'Africa guidano la classifica con oltre 1.200 residenti, seguiti da una crescente comunità asiatica e sudamericana.
È una mappa del mondo che ridisegna i quartieri e i servizi, dai banchi di scuola ai posti di lavoro.
Un futuro "rosa" e multiculturale
Il censimento finale ci dice anche altro: Osimo è sempre più donna (17.470 femmine contro 17.300 maschi). Ma la domanda che i numeri pongono alla politica e alla società civile è un'altra: come tamponare questa lenta ma costante emorragia delle culle?
Se il trend dei nati non si inverte, la Osimo di domani non sarà dei figli dei residenti attuali, ma di quei 975 che ogni anno decidono di scommettere su un territorio che, paradossalmente, sembra aver smesso di generare il proprio futuro.
Ne sono conferma il numero dei matrimoni passati dai 110/130 l’anno nel decennio 2000/2010 (con prevalenza per le unioni religiose), ai 90/100 l’anno del decennio successivo (2011-2019) che ha visto i riti civili prevalere su quelli in chiesa.
Attualmente il dato 2022-2023 si pone in quota intermedia di 105 celebrazioni annue, con età media del primo figlio sempre più in la per la donna, passata in un quarto di secolo da 30 anni a 34.
La domanda si impone: fino a quando l’immigrazione potrà tamponare il vuoto lasciato dalle famiglie osimane?
