MELONI, A TORINO CONSUMATA NON LA PROTESTA MA TENTATO OMICIDIO FUORI DAL CAOS CON LEGGI FASCISTISSIME, ARRIVA FERMO PREVENZIONE?

Governo al lavoro per ritoccare il Decreto sicurezza su clandestini e tamarri, scuole e cortei. Invocata e attesa una risposta durissima ai fatti di Torino con il ritorno del “fermo di prevenzione di 12 ore” dei sospetti agitatori. Sul fronte opposto, intanto, Ricci e il Pd riescono a farla fuori del vaso un’altra volta, liquidando Torino a routine di ordinaria amministrazione
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di Sandro PANGRAZI
E sull’ordine pubblico nelle città, Matteo RICCI, a nome di tutti i Dem, non perde occasione per fare brutta figura, rilanciando – a caldo dopo la vicenda Torino – l’ennesima castroneria non richiesta:
“Quello che successo a Torino è agghiacciante – scrive in un comunicato a caldo l’europarlamentare Pd.
La mia solidarietà va al poliziotto aggredito e alle forze di Polizia; insieme ad una totale condanna per i Black block e per l’aggressione di una persona che faceva il suo dovere: garantire l’ordine pubblico.
La violenza va sempre condannata”.

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Non granchè come condanna da parte della politica di Sinistra, diremmo discretamente moscia come presa di posizione per un tentato omicidio, ma pur sempre meglio di nulla o del solito disco rotto “dagli al poliziotto” di moda, chissà perché, a Sinistra.
Sarebbe potuto bastare e pure avanzare se RICCI, dichiarando senza freni a La 7, avesse saputo fermarsi in tempo.
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Eccolo partire un istante dop in una intemerata fuori tema che, finisce, come da copione, col “congratularsi di fatto (di sicuro idealmente) con i brutali picchiatori rossi in azione in Piemonte.
Ed eccolo, chissà perché e chissà per come, comparire puntualmente il solito fantasma della MELONI.
“Il Governo però, più che condannare Torino, pensa ad attaccare la magistratura; e sarà così fino al referendum. Tutto sarà colpa dei magistrati.

In questo caso MELONI vuole mettere in contrapposizione il potere esecutivo con quello giudiziario.
In momenti così si deve avere unità Istituzionale nel condannare la violenza e nel prendere il prima possibile i responsabili – detta la linea RICCI – non sfruttare l’episodio per fare propaganda.
L’obiettivo del Governo non è riformare la giustizia – afferma RICCI sforzandosi di crederci veramente . ma attaccare un potere dello Stato.
Tutto ciò è democraticamente pericoloso; per questo anche i garantisti come me voteranno no”.
Detto che non si comprende come in un Paese leader mondiale, la politica possa dividersi sulla ricetta per la gestione dell’ordine pubblico (forse gli elettori del Pd e dintorni non subiscono lo stesso stato d’ assedio lamentato dagli italiani di opposta visione?), archiviamo RICCI alle proprie fantasie per prendere atto delle ricette allo studio, dopo Torino.
Per questa mattina la Premier ha convocato a Roma una riunione di politici e tecnici, per discutere delle ulteriori misure urgenti di sicurezza che si impongono allo stato, drammatico, delle cose.
“Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione”.
Così domenica mattina Giorgia MELONI nel visitare, all’ospedale Le Molinette di Torino, i due poliziotti feriti negli scontri bestiali.

“A loro, a nome dell’Italia, la solidarietà del nostro popolo. Ma oggi sarò più chiara del solito. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi.
Non è stata una protesta, non ci sono stati scontri. Abbiamo vissuto un tentato omicidio che va chiamato col proprio nome”.
E ancora, forse rispondendo a RICCI: “Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo.
Affinchè non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua il nulla, come purtroppo accaduto troppe volte.
Se i poliziotti aggrediti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati… e probabilmente ci sarebbe già qualche misura cautelare a loro carico.
Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende – ha concluso il primo Ministro – non esiste lo Stato di diritto”.
Già da settimane il Governo sta lavorando a un nuovo Decreto sicurezza che dovrebbe svilupparsi attraverso tre diverse direttrici: istituzione zone rosse nelle città, vicenda migranti non in regola e contrasto al fenomeno dei tamarri (le seconde generazioni di migranti) spesso parte integrante delle baby gang.
Negli ultimi giorni si è parlato soprattutto della eventualità di installare metal detector nelle scuole, al fine di arginare zuffe tra studenti (che sempre più spesso portano in aula in aula, il libro e moschetto del 2.0, ovvero affilatissimi fatti passare per normali taglia unghie!
Al vaglio anche le sanzioni per chi ama girare armato, magari responsabilizzando i genitori al controllo attraverso l’istituzione di multe tanto specifiche quanto salate.

Si dovrebbe andare anche verso un ampliamento del “catalogo dei reati” per i quali si può applicare la norma dell’ammonimento da parte del Questore, nei confronti dei ragazzini minori di 14 anni.
Non fermarsi all’alt delle forze polizia diventerà, si spera, illecito penale.
E potrebbe essere punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni, oltre che la sospensione della patente, la confisca del veicolo, fino all’arresto in flagranza differita.
Secondo le bozze filtrate per la stampa, nel Decreto troverebbero spazio norme che consentiranno ai Prefetti di istituire “zone rosse” (intendo per zona rossa un’area caratterizzata da gravi e ripetuti episodi di illegalità) possibilità oggi prevista solo in casi eccezionali e urgenti”.
Nel testo, poi, dovrebbero trovare spazio anche misure anti-migranti con una stretta sull’accoglienza dei minori non accompagnati e lo stop ai ricongiungimenti familiari.

Il Viminale, inoltre, starebbe ragionando su alcune misure per rendere “più rapide ed efficaci le espulsioni” a carico dei soggetti ritenuti pericolosi, introducendo procedure semplificate e tempi ridotti e norme semplificate per portare i clandestini nei centri in Albania, da sempre semi vuoti., introducendo anche una nuova norma per portare i clandestini nei centri in Albania, ora semi vuoti.
E infine la vicenda delle manifestazioni dopo i gravi fatti di Torino.
E’ plausibile l’arrivo di una “cauzione”, a carico degli organizzatori, per gli amanti dello sport fatto in piazza, oltre all’incremento delle misure contro le violenze nri cortei rossi.
Tra le ipotesi interessanti allo studio il ritorno di una vecchia procedura di ordine pubblico, in auge nel Ventennio fascista, che diede ottimi frutti: il “fermo di prevenzione” da far scattare, prima della annunciata manifestazione, attraverso la possibilità di trattenere in Questura, a pranzo e cena e comunque per “non oltre 12 ore” i manifestanti sospettati di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento del corteo, nonche misura atta a garantire la perduta sicurezza dei cittadini e della incolumità pubblica.
Si tratterebbe di un già visto, con i Tulps del1926 e del 1931 che introducevano la misura preventiva dell’ammonizione da parte del Questore e soprattutto recepivano le cosiddette “leggi fascistissime” grazie agli enormi poteri discrezionali affidati alla Polizia, autorizzata ad agire, un secolo fa, contro chiunque fosse designato dalla “pubblica voce”.
Infine, sul versante delle forze di Polizia, il pacchetto sicurezza allo studio potrebbe contenere interventi organizzativi e correttivi interni.
Riprende quota, ad esempio, una vecchia proposta di Fratelli d’Italia sulla “procedibilità” nei casi di uso legittimo della forza.
Non sarebbe uno “scudo penale” ma un meccanismo utile ad evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi interviene legittimamente.
La norma, che riguarderebbe non solo gli agenti ma anche, ad esempio, un gioielliere vittima di rapina o un Vigile impegnato in un’operazione di servizio, servirebbe a garantire un “tempo tecnico di valutazione dei fatti” prima dell’apertura formale di una eventuale indagine che, essendo appunto eventuale, potrebbe sperabilmente non aprirsi mai.
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