venerdì, 14 agosto 2026

BELLI RIDERELLI "LICENZIATO" DA DEA, L'INGEGNERE PERDE LO STATUS DI MISTER 220.000 EURO L'ANNO

Il terremoto societario del 7 agosto ha cancellato la "codatorialità" e tagliato al Direttore generale 60.000 euro di compenso "gentile omaggio". Le funzioni passano in capo ad Antonio Osimani, mentre Belli viene rispedito in Astea con le briciole residue di "appena" 160.000 annuali + benefit. Tipo Dirigente Rai!

Di Sandro Pangrazi | 14-ago-2026 10 min di lettura
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Inchiesta di Sandro PANGRAZI

L'incastro delle poltrone, all'interno delle partecipate osimane, sta registrando in queste ore un terremoto senza precedenti, tale da ridisegnare i confini del potere gestionale locale. 
L'assemblea degli azionisti di Dea Spa, riunitasi venerdì scorso 7 agosto, ha infatti ratificato, con effetto immediato, lo scioglimento del Contratto di Rete e la fine della "codatorialità" con Astea e Osimo Illumina. 
Una decisione drastica, che non nasce dal nulla: l'atto appena ratificato è infatti il figlio diretto del nuovo assetto societario e politico formulato dal Consiglio il precedente 29 giugno.
La conseguenza politica e operativa più pesante di questo nuovo corso è la revoca immediata, della funzione di Direttore generale di Dea, all'ingegner Massimiliano BELLI (all'anagrafe RIDERELLI BELLI). 
Nessun vuoto di potere, però: le sue funzioni sono state prontamente assorbite dall'attuale Amministratore delegato di Dea, Antonio OSIMANI, che già deteneva tutte le deleghe operative e che ora accentra su di sé il controllo totale della società elettrica. 
Per il manager BELLI si tratta di un netto ridimensionamento: viene rispedito indietro a svolgere esclusivamente il ruolo di Dg in Astea, la "casa madre" che lo aveva messo a disposizione nell'ambito di una rete societaria ora andata in frantumi.

A chiare note: il linguaggio bizantino del potere pubblico
Per comprendere a fondo questo incastro nelle partecipate osimane, è necessario decifrare il linguaggio bizantino della burocrazia aziendale, troppo spesso utilizzato come paravento per giustificare concentrazioni di potere e super-stipendi a buon mercato.
Il Contratto di Rete: è un accordo nato per permettere a più aziende di collaborare su obiettivi comuni. 
Nel settore pubblico locale, tuttavia, rischia di trasformarsi in un escamotage per "scambiarsi" i dirigenti d'oro e giustificare doppie poltrone senza passare per selezioni trasparenti.
La Codatorialità: è il vero capolavoro burocratico. 
Si tratta di un meccanismo in base al quale un dipendente (in questo caso il manager BELLI) si ritrova ad avere, in maniera lecita, contemporaneamente, più datori di lavoro. 
Questo consente a più società di spartirsi i costi della busta paga e, soprattutto, permette al dirigente di esercitare il potere di comando e di firma su più aziende distinte, creando un cortocircuito in cui il controllore e il controllato finiscono per coincidere.

Il risvolto economico: la perdita dello status di "Mister 220mila euro" + benefit
Con questa retrocessione subita direttamente sul campo, lo scacco per il manager osimano non è soltanto politico, ma assume contorni finanziari pesantissimi. 
BELLI perde infatti l’invidiabile status di "Mister 220.000 euro lordi" all'anno, una cifra complessiva che oltretutto – nello stile opaco delle partecipate – non è mai stata chiarita al centesimo nei bilanci ufficiali.
Per l'ingegnere osimano si trattava, insomma, di un compenso stratosferico, molto vicino a quello di un Direttore di Rete Rai o di un telegiornale nazionale ma, in questo caso, senza informare nessuno.
Lo scioglimento del contratto di rete, figlio delle linee guida del 29 giugno, comporta ora il taglio netto di quel corrispettivo aggiuntivo di circa 60.000 euro che l'ingegnere incassava da Dea quale "gentile omaggio", seppur formalmente dovuto. 
Il manager si ritrova così, da questo mese, bruscamente ridimensionato a cifre più "modeste", se così si possono definire: 140.000 euro fissi bonificati da Astea, a cui si sommano auto aziendali, benefit non immaginabili e circa 20.000 euro aggiuntivi di "premio produzione" erogati solo a risultato effettivamente conseguito. 
Un brutto colpo per il portafoglio del vertice societario, che vede sgonfiarsi un flusso di denaro pubblico, precedentemente equiparato a quello dei grandi papaveri della televisione di Stato.

La genesi nel 2000 e la furbesca scalata del 2015 sotto l'asse Marchetti-Pugnaloni
Ma da dove parte questa lunga scalata ai vertici dei servizi pubblici? 
Per capirlo bisogna fare un salto indietro nella storia, fino all'inizio del Millennio. Massimiliano BELLI – nato l'11 marzo 1967 – mette piede all'Astea nel novembre del 2000 in una veste politica ben precisa: quella di "neo-latiniano", fedelissimo della linea dell'allora sindaco Dino LATINI. 
L'ingresso avviene superando un concorso pubblico rimasto celebre nelle cronache politiche locali per i nomi dei candidati sconfitti: tra le fila di chi partecipò c'erano infatti anche figure destinate a segnare il futuro amministrativo osimano, come Sandro ANTONELLI e Danilo SALVI. 
Ad aggiudicarsi il posto fu proprio BELLI, che iniziò come responsabile tecnico per poi blindare per ben dieci anni la poltrona di Dirigente dell'Area Igiene Ambientale e Patrimonio.
La vera e propria scalata al potere in Astea si concretizza però nel novembre 2015, in un momento di totale e delicatissima transizione politica per la città. 
Osimo stava faticosamente uscendo dall'era delle Liste Civiche di Dino LATINI per entrare in quella del nuovo Sindaco di Centro-Sinistra, Simone PUGNALONI. 
Un cambio di guardia avvenuto in un clima infuocato: PUGNALONI aveva infatti vinto le elezioni del 2014 per un'incredibile e millimetrica forbice di soli 2 voti di differenza, certificata definitivamente dal Consiglio di Stato che andò a ribaltare la precedente sentenza del Tar.
In questo limbo di forte riassestamento dei poteri cittadini, BELLI muove la pedina decisiva. 
Con l'arrivo di PUGNALONI alla guida del Comune, l'Astea viene strategicamente affidata al neo nominato Presidente Fabio MARCHETTI, insediatosi il 31 ottobre 2015. 
Sarà proprio sotto questa nuova egida che BELLI riuscirà a svincolarsi abilmente dal suo vecchio posizionamento politico "latiniano" per agguantare la poltrona blindata di Direttore generale del Gruppo. 
Quel tandem operativo si consoliderà definitivamente pochi mesi dopo, quando a partire dal 22 luglio 2016 il ruolo di Fabio MARCHETTI verrà convertito e rafforzato in quello di amministratore Delegato. 
Una diarchia blindata, quella tra MARCHETTI e il Dg BELLI, capace di attraversare indenne le successive burrasche politiche e di restare saldamente in sella fino ai giorni nostri.

Il camaleonte della politica: talento da top manager per tutte le stagioni: attualmente col duo Antonelli & Pirani
Insomma, se a Massimiliano BELLI RIDERELLI, oltre alle critiche, va riconosciuto un merito particolare, valevole appunto l’ex faraonico compenso da prima serata televisiva, è la straordinaria, quasi supersonica capacità di cambiare casacca e mutare pelle a seconda del vento e dei nuovi "padroni" del Palazzo, veri o supposti tali. 
Un camaleontismo politico fuori dal comune che ha permesso all'ingegnere, nell'arco di oltre un ventennio, di farsi andare bene e farsi piacere ogni colore amministrativo approdato a Palazzo: prima organico alle Liste Civiche, poi pilastro insostituibile del Centro-Sinistra per quindi, da ultimo, approdare verso la nuova sponda Civica, stavolta però targata ANTONELLI & PIRANI, segno di una capacità di riciclo meritevole da studiare.
Una dote di sopravvivenza e galleggiamento istituzionale, non può essere un caso, che ricalca alla perfezione lo stile del vecchio democristiano d’altri tempi; peccato solo che il padre biologico, il professor Tito BELLI, per ragioni anagrafiche, abbia potuto assaporare il successo in stile Scudo Crociato per troppo poco tempo, non potendo assistere a come il figlio abbia saputo persino superare i maestri della Prima Repubblica nell'arte del pragmatismo e del compromesso.

Il Focus critico e la Genealogia: il peso del nome e il sistema osimano
Dietro i tecnicismi delle delibere, dei compensi sfumati e della sua specifica progressione interna si nasconde lo scricchiolio di un sistema che a Osimo ha radici profonde. 
Sebbene per le vie brevi l'opinione pubblica chiami l'ingegnere semplicemente "il Direttore BELLI", la burocrazia aziendale e i registri delle partecipate lo inchiodano al suo intero e pesante blocco anagrafico: ingegner Massimiliano RIDERELLI BELLI. 
Un doppio cognome che a Osimo, da mezzo secolo e oltre, non è certo un dettaglio casuale o una nota a margine, ma rappresenta il compendio storico di una precisa e influente dinastia istituzionale. 
Il manager si muove così come un vero e proprio "figlio d'arte" della macchina pubblica locale, erede di un nome storicamente legato alle istituzioni e a quel perimetro democristiano d'altri tempi che in Astea ha sempre mantenuto solide radici. 
Un cordone ombelicale con la governance osimana che oggi, sotto i colpi della drastica svolta in Dea Spa, si trova davanti a un terremoto gestionale senza precedenti.

Il mistero normativo: lo scudo della privacy sui compensi
Ma come è possibile che le cifre esatte intascate dal Direttore Generale restino avvolte nel mistero per i cittadini che pagano le bollette? 
Qui si consuma il secondo, formidabile "mistero" della vicenda, tutto giocato sui confini del diritto societario. 
Il Direttore Generale, infatti, non è un amministratore politico nominato, ma un lavoratore dipendente con inquadramento da dirigente privato. 
Una distinzione tecnica cruciale, che permette alla società di alzare un vero e proprio scudo legale sulla trasparenza dei suoi redditi. 
Nella sezione ufficiale di "Amministrazione Trasparente" di Astea viene specificato, nero su bianco che, sulla base degli orientamenti interpretativi e dell'Atto Anac 3918/2022, per i dirigenti e per lo stesso Direttore Generale in servizio non sussiste l'obbligo di pubblicazione dei dati patrimoniali e del compenso specifico previsto invece per la pubblica amministrazione dal 2013. 
Insomma, un'azienda totalmente pubblica per funzioni e capitali che però, quando si tratta di stipendi del vertice, si trincera dietro le regole del segreto privato.

In confronto, le briciole ai "due Simoni" della governance
Il paradosso del "sistema Astea" emerge con virulenza plastica quando si confrontano i compensi e le indennità del Direttore generale con quelli dei vertici della stessa governance aziendale nominati dalla politica. 
Al cospetto della corazzata retributiva di BELLI, i bonus e i compensi delle figure apicali del Consiglio d'amministrazione appaiono quasi ridicoli, ridotti a semplici briciole.
Parliamo dei due "Simoni" che siedono sulla plancia di comando della multiutility di via Guazzatore. 
Il Presidente Simone MARCONI viaggia appena sui 18.000 euro annui. 
Va persino peggio all’amministratore Delegato ed ex Primo cittadino, Simone PUGNALONI, il cui compenso base è fermo ad appena 8.000 euro, integrato da un massimale di ulteriori 36.000 euro strettamente vincolato al raggiungimento di utili di esercizio. In confronto cifre minime che, per intenderci, ricalcano esattamente quanto percepito da Antonio OSIMANI con DEA, ovvero la stessa identica casella remunerativa da cui tutta questa intricata vicenda estiva è partita. 
Un cortocircuito macroscopico: chi risponde politicamente e legalmente dell'azienda prende una frazione infinitesimale rispetto al lavoratore dipendente privato che ne tiene in mano le chiavi operative.
Può essere?

L'affondo storico e l'auspicio per il futuro
Per capire la portata del cortocircuito etico ed economico, bisogna fare un ultimo salto all'indietro nell'altro secolo. 
Negli anni '80 a guidare la vecchia municipalizzata Aspmo (dalla cui metamorfosi e fusione è nata l'attuale Astea) c'era proprio il padre biologico del manager, il professor Tito BELLI (1927–1996), uomo forte e assessore della Democrazia Cristiana osimana dell'era CARTUCCIA. 
A distanza di quarant'anni, mentre le sigle societarie si sono modernizzate e privatizzate solo di facciata per stare sul mercato, l'ufficio più importante della più grande azienda di servizi primari osimana (acqua, gas e rifiuti) è rimasto saldamente un affare di famiglia.
Lo stop imposto lo scorso 7 agosto dall'assemblea di Dea, con il subentro totale di Antonio OSIMANI nelle funzioni operative e il pesante ridimensionamento economico della busta paga del manager, rappresenta un'incrinatura formale in quel feudo che da troppo tempo blindava il ricambio, le casse pubbliche e la trasparenza tra le mura di Osimo. Qual è dunque l'auspicio per la nostra città? 
La speranza forte è che la politica torni a riprendere le redini della vicenda Astea, ristabilendo la giusta trasparenza e dando a ciascuno il suo, senza regalie o corsie preferenziali dinastiche. 
E il primo passo per dimostrare questa reale volontà di cambiamento non può che essere uno solo: la pubblicazione immediata e senza scudi burocratici dei compensi reali corrisposti ai propri manager.
E magari dal varo di una sforbiciata ulteriore, almeno sotto i 100.000 euro annui, suggerita dalla fine di antichi privilegi, oggi senza più senso.

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