TREMANO I CLIENTI DELL'AGENDA DI SCOSSICCI, VIA ALLE CONVOCAZIONI IN CASERMA: CACCIATORI A RISCHIO LICENZA E PORTO D'ARMI
"Perché il suo cane risulta all'Anagrafe ma non è nel recinto?": questa da oggi la domanda per i 54 proprietari in agenda convocati dai Forestali. Mentre il rinvio a giudizio per il 53enne di Villa Costantina appare ormai scontato, restano da vagliare le pesanti responsabilità dei proprietari come mandanti dello smaltimento illecito. Per i cacciatori coinvolti la scure della Legge Brambilla 2025 significa una condanna certa in partenza: l'addio definitivo a licenza e porto d'armi


di Sandro PANGRAZI
Il silenzio del cavalcavia di Scossicci sta per essere interrotto dal viavai nelle stanze della Caserma dei Carabinieri Forestali, in teoria fino a 54 ex proprietari.
Chiuso il cerchio sul killer presunto, l’inchiesta sul cimitero clandestino di cani sull'A14, che ha portato al rinvenimento di almeno 54 carcasse, entra ora nella fase cruciale degli interrogatori dei possibili fiancheggiatori.
Al centro dell’attenzione degli inquirenti ci sono i due "tesori" sequestrati al 53enne indagato di Villa Costantina: un’agenda cartacea fitta di nomi e lo smartphone, vera scatola nera del sistema.
La trappola dell'Anagrafe: "Dov'è il suo cane?"
Nelle pagine dell’agenda l’indagato annotava nomi, numeri e somme di denaro. Una rubrica conservata in casa, neanche occultata, nonostante quasi due mesi di pressione mediatica lasciassero intendere a chiunque, in primis al responsabile, di essere stabilmente nel mirino dei Forestali.
Per chi compare in quell’elenco, la convocazione è imminente.
La domanda degli inquirenti sarà semplice e diretta: "Perché il suo cane risulta vivo all'Anagrafe ma non è nel suo recinto?". Senza un certificato di morte ufficiale, la presenza del suo nome nell’agenda diventa la prova regina di una consegna finalizzata allo smaltimento abusivo o, peggio, all'uccisione dell'animale.
Basterà una sola ammissione di responsabilità per chiudere il cerchio e andare al rinvio a giudizio e quindi al processo per il 53enne di Villa Costantina. Una possibilità, ormai, data quasi per certa, non foss'altro per il gran numero di casi e l'elenco dei nominativi alla voce "clienti".
https://www.dottromaldini.com/
Lo spettro della revoca del porto d'armi: un addio definitivo
Per i molti cacciatori della zona i cui nomi compaiono, appunto, nell'agenda dell'indagato, il rischio va ben oltre la sanzione penale.
La vera "condanna" consisterebbe nella revoca immediata e definitiva del porto d'armi.
Secondo il Tulps (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), la licenza di caccia richiede il requisito dell'impeccabile condotta morale.
La giurisprudenza è ormai inflessibile: non serve una condanna definitiva per perdere il titolo; basta il solo coinvolgimento in un'inchiesta per maltrattamento o uccisione di animali (reati aggravati dalla Legge Brambilla 2025) per far scattare il provvedimento prefettizio di "divieto di detenzione armi".
Chi ha consegnato il proprio ausiliario al "servizio" del 53enne lauretano per risparmiare poche decine di euro sui costi di eutanasia o cremazione legale, si trova ora in un vicolo cieco:
A) la perdita di affidabilità: ammettere di aver smaltito illecitamente una carcassa o di averne causato la morte senza l'intervento di un veterinario è una macchia indelebile.
La Questura procede al ritiro cautelativo dei fucili non appena riceve la notizia di reato con impossibilità di riottenerlo.
Una volta revocata per motivi legati alla crudeltà verso gli animali, rientrare in possesso della licenza di caccia è quasi impossibile.
Il "risparmio" di un tempo si trasformerebbe così nel prezzo più alto: la radiazione definitiva dal mondo venatorio.
Il cellulare e la verità digitale
Mentre l'agenda fornisce i nomi, lo smartphone dell'indagato sta rivelando le modalità.
I messaggi WhatsApp e le coordinate Gps dei viaggi verso il cavalcavia, potrebbero incrociare i contatti con i proprietari, ricostruendo un puzzle di omertà e illegalità.
Se dovesse emergere che anche un solo cane è stato consegnato vivo per essere "soppresso" clandestinamente, per il proprietario scatterebbe il concorso in uccisione di animale: un delitto che sbarra le porte di qualunque poligono o riserva di caccia per il resto della vita.
Moltiplicando il rischio per tutti i cacciatori potenzialmente coinvolti, impossibile poter sperare di uscirne fuori raccontando alla Procura maceratese qualsiasi altro tipo di verità possibile.
L'ultima parola, poi, spetterà all'istituto zooprofilattico di Tolentino a cui gli inquirenti potranno fornire, una volta esaurito l'ascolto di tutti i sospettati, l'interrogativo finale chiamato a chiudere un drammatico cerchio di morte: come sono stati liquidati i 54 cani transitati per Villa Costantina e finiti a Scossicci?




