martedì, 28 luglio 2026

MALAGÒ E MANCINI, IL PATTO DELLA VERGOGNA: COSÌ IL PALAZZO UCCIDE DEFINITIVAMENTE LA PASSIONE AZZURRA

Il 24 marzo 2022 si consumava allo stadio Barbera di Palermo la clamorosa sconfitta nei playoff per i Mondiali contro la Macedonia del Nord (0-1). Poco più di un anno dopo, la sera del 12 agosto 2023, Roberto Mancini inviava la sua Pec di dimissioni dall'Italia, prima che il 27 agosto 2023 arrivasse l'ufficialità del suo ingaggio faraonico da CT dell'Arabia Saudita. Oggi il triste ritorno sul luogo del delitto

Di Sandro Pangrazi | 28-lug-2026 5 min di lettura
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MALAGÒ E MANCINI, IL PATTO DELLA VERGOGNA: COSÌ IL PALAZZO UCCIDE DEFINITIVAMENTE LA PASSIONE AZZURRA

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Editoriale di Sandro PANGRAZI

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A 3 anni dal tradimento, torna Roberto MANCINI sul luogo del delitto dopo Italia-Macedonia e dopo l'abbandono per l'Arabia. 
Quel disastroso collasso contro i macedoni a Palermo (che ci ha estromessi dai Mondiali 2022 per la seconda volta consecutiva) pesava già come un macigno insuperabile. 
La successiva fuga, prima di Ferragosto del 2023, verso i milioni di Riad, orchestrata a colpi di comunicazioni digitali fredde e calcolate, ha invece spalancato le porte al baratro successivo e definitivo: la terza, consecutiva e storica mancata qualificazione mondiale dell'Italia pure ai Mondiali 2026, appena conclusi. 
Sulle spalle dello jesino MANCINI gravano oggi quasi due flop mondiali consecutivi, con l'aggravante imperdonabile della fuga per i milioni arabi e del tradimento totale dei colori azzurri; comportamenti che nel Calcio italiano (che non c'è più) non sarebbero stati minimamente pensabili. 
Il calcio italiano è ufficialmente sprofondato nel punto più basso della sua storia morale, trascinato in una farsa senza fine dai signori del Palazzo per salvaguardare le proprie poltrone, calpestando la dignità della maglia e l'intelligenza di milioni di tifosi traditi.
Se lo jesino MANCINI porterà nella tomba la colpa sportiva di aver collezionato macerie tecniche e fallimenti umani senza precedenti, Giovanni MALAGO' ha invece la colpa politica assoluta, ben più pesante, se possibile, di aver coperto, gestito e infine cavalcato questo scempio pur di mantenere intatto il proprio sistema di potere. 
Il verdetto degli appassionati è uno solo, chiaro e senza sconti: vanno cacciati entrambi, subito, senza se e senza ma.
Ma da chi?
Il tragicomico teatrino andato in scena nelle ultime ore ha svelato un sistema di potere arroccato e privo di pudore. 
Per giustificare la restaurazione più indigesta, i vertici dello sport italiano non hanno esitato a usare e bruciare due icone indiscusse come Paolo MALDINI e LEONARDO, sacrificati sull'altare della convenienza per apparecchiare il ritorno "per disperazione" del tecnico marchigiano. 
Una gestione scellerata che sta producendo il danno più grave: l'allontanamento definitivo della gente dalla Nazionale, costretta o all'indifferenza verso il destino dei colori nazionali (per rifugiarsi nel porto sicuro del proprio club di riferimento) o a un paradossale tifo contro!
Ecco i 5 passi del disastro che fotografano il fallimento totale del nostro calcio:

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1. La regia di MALAGO' e l'arroccamento sulle poltrone
L'ex Presidente del Coni Giovanni MALAGO', eletto appena il 22 giugno col 68.58% dei voti in sostituzione di "sciagura" Gabriele GRAVINA, si conferma il simbolo supremo di una governance fallimentare. 
Più attento agli equilibri politici dei salotti romani che alla salute del movimento calcistico, è il principale responsabile politico di un sistema che rifiuta qualsiasi reale rinnovamento per auto conservarsi.

2. Lo scudo umano: MALDINI e LEONARDO bruciati in due settimane
L'ingaggio lampo e il fulmineo addio di Paolo MALDINI e LEONARDO, uomini con attributi importanti e non i signorsì necessari a MALAGO', non sono stati un caso ma un'operazione scientifica, utili al ritorno "per disperazione" del Traditore marchigiano. 
Due figure di enorme credibilità internazionale sono state usate come paravento e poi bruciate in soli sedici giorni, creando ad arte il pretesto dello "stato di emergenza" per poter invocare l'uomo della provvidenza.

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3. Il ritorno del fuggiasco plurifallimentare
Sfruttando il caos creato a tavolino, viene richiamato Roberto MANCINI.
L'ex Ct viene spacciato come l'unico salvatore possibile, pur essendo lo stesso uomo che ha collezionato macerie tecniche e che ha voltato le spalle all'Italia per correre dietro ai petrodollari arabi. 
Una minestra riscaldata che cancella il merito e premia l'opportunismo, ignorando che la ferita del Barbera, l'incubo del secondo mondiale perso e il tradimento dell'agosto 2023, col presupposto del terzo fallimento tecnico consecutivo, non si cancellano con un colpo di spugna.

4. La fabbrica dei gufi: spenta la passione popolare
Questo teatrino indegno sta provocando una crisi di rigetto mai vista prima. 
Gli italiani sono messi davanti a un bivio atroce: restare indifferenti di fronte all'azzurro o sperare nelle prossime, inevitabili sventure sul campo come unico mezzo per vedere crollare questo castello di carte e fare finalmente pulizia.

5. L'appello per la terra bruciata: azzerare immediatamente vertici, se serve anche per via politica
Il calcio italiano non si rifonda cambiando modulo, ma cambiando gli uomini al comando. 
È necessario un intervento istituzionale immediato che commissari il sistema e cacci i signori delle poltrone. 
Se si vuole salvare l'Italia pallonara, MALAGO' e i suoi sodali devono svuotare gli uffici domani mattina.
L'onore ferito vale troppo più di qualsiasi risultato dovesse pur arrivare.

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