sabato, 31 ottobre 2026

IL CAMPANA, OLTRE LA SCONFITTA, REGALA LE PRIME SCORIE TRA FDI E PIRANIANI: L'ALLEANZA 2030 SCRICCHIOLA ALLA PRIMA CURVA

La fallimentare partita delle nomine svela le fragilità dell'asse tra i 3 Meloniani e i 6 Piraniani: un vertice-fiume a porte chiuse non è bastato a salvare la faccia. E per il 2030 i segnali sono già da bollino rosso

Di Sandro Pangrazi | 31-ott-2026 5 min di lettura
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IL CAMPANA, OLTRE LA SCONFITTA, REGALA LE PRIME SCORIE TRA FDI E PIRANIANI: L'ALLEANZA 2030 SCRICCHIOLA ALLA PRIMA CURVA

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di Sandro PANGRAZI

Matrimonio con i fichi secchi e primi nervi a fior di pelle tra Piraniani e il drappello di FdI.

Nell'opposizione anti-GLORIO, l'amore - si sa - non è mai sbocciato; ma è bastato mettere in dubbio il patto sulla casella del Campana per portare allo scoperto i soliti disastri tattici di una allenza nata sull'unico punto fermo dell'ostracismo a LATINI e ai voti pesanti di Su la Testa.

Tra le ambizioni premature per il 2030 (con Matteo SABBATINI candidato a Sindaco di se stesso e pochi altri) e il patto del 50% su Bambozzi e Campana finito in fumo, il fronte dei 3 Consiglieri della Fiamma e dei 6 Civici si sfascia alla prima vera curva... con oltre tre anni di strada in salita davanti.

Il matrimonio d'interessi, il collante anti Latini e l'ombra lontanissima del 2030

Va detto, non è ancora rottura aperta, di quelle - quando sarà - che fanno tremare le vetrate di Piazza del Comune o scatenano i soliti comunicati al curaro della domenica mattina.

Ma la luna di miele tra i tre consiglieri della Fiamma e il "gruppone" dei sei piraniani è già finita, ammesso che sia mai iniziata nel nome del comune anti Latinismo.

Nei corridoi di Palazzo Municipale, però, dei distinguo sempre più frequenti, ne sono a conoscenza anche i muri: tra i banchi dell'opposizione, dopo appena un anno e mezzo, l'aria si è fatta pesante o forse sarebbe meglio dire meno leggera dell'apocalittico post disastro elettorale.

L'intesa a lungo termine — un matrimonio d'interessi celebrato in fretta e furia all'indomani del cocente tracollo del 25 e 26 maggio 2025 per fare massa critica e spianare la strada alla candidatura a Sindaco di Matteo SABBATINI nel 2030 — mostra le prime crepe vistose.

E' la cronaca di una nottata consiliare per 54 minuti a porte chiuse; un evento mai accaduto che restituisce l'immagine di una minoranza con i nervi a fior di pelle, dove i patti rischiano di valere quanto il tempo di una votazione.

Il patto del 50% e il record dei 54 minuti di caos

A far scricchiolare l'intesa è stata una nomina che, in teoria, avrebbe dovuto scivolare via come ordinaria amministrazione: la casella spettante alle minoranze nel CdA del Campana.

Carta canta, gli accordi prevedevano un patto di mutuo soccorso al 50%: FdI compatta sul candidato Piraniano per la casa di riposo Bambozzi, e reciprocamente i sei civici compatti sul nome indicato dalla Fiamma per l'istituto Campana.

Meccanismo perfetto sulla carta, che in aula è sbandato paurosamente producendo uno spettacolo da record: ben 54 minuti di sospensione dei lavori, spalmati su due pause tiratissime chieste a gran voce. Di fatto un'ora fiume senza precedenti nelle cronache consiliari recenti, fatta di vertici improvvisati, capannelli nei corridoi e soprattutto molti sguardi di traverso, invisibili alle telecamere ma non agli addetti ai lavori.

L'illusione Morichi e il no alla mossa della disperazione

Cos'è successo in quei cinquantaquattro minuti a porte chiuse?

Consapevoli che il proprio candidato di punta — Gianlorenzo PANGRAZI — non avrebbe mai incassato il via libera degli avversari del Centro-Sinistra, Fratelli d'Italia ha tentato la mossa tattica sostituendolo con un apparente gesto di buona volontà e l'individuazione del "gemello" politico Manuel MORICHI, nell'illusione che la maggioranza guidata da Michela GLORIO, padrona dei numeri in aula, concedesse il proprio "nulla osta".

Compreso al volo l'aria che tirava ovvero che anche MORICHI avrebbe fatto la stessa fine, i Piraniani hanno provato a suggerire e giocare la carta della disperazione:

"Perso per perso", la proposta avanzata nel caos è stata quella di scaricare MORICHI per tentare la sorte su un terzo profilo, stavolta di matrice più moderatamente civica, rilanciando i nomi noti di Carla VALENTINI, Rosalia ALOCCO o Federica FANTASIA, peraltro annunciati già da OSIMO OGGI 24 ore prima.

Confermato il "no" della Staffolani per un pugno di mosche

Di fronte all'ennesimo passo indietro, avanzato stavolta persino dagli alleati — gli stessi con cui è in corso il precocissimo patto politico per le amministrative del 2030, soli contro tutti — la Capogruppo di FdI Michela STAFFOLANI ha alzato il muro opponendo un secco "no": meglio affondare in aula mantenendo la barra dritta su MORICHI anziché cedere a tentativi dell'ultimo minuto.

Il finale ha visto scorrere i titoli di coda già scritti: a spuntarla per la seconda volta in Consiglio è stata Liana CHIAPPA (spinta dal Misto di GABBANELLI e blindata dalla maggioranza).

Le minoranze, per aver voluto tirare troppo la corda e aver gestito malissimo la partita, non hanno invece incassato nulla (polemiche a parte) se non l'opzione per un nuovo tentativo al Tar.

Un esordio dell'alleanza monca che non promette nulla di buono

Oltre a mettere a nudo una prima vistosa spaccatura nei rapporti d'aula, la nottata della Sala Gialla ha lasciato in eredità un primo segnale politico pesantissimo: a distanza di oltre tre anni dall'appuntamento con le urne e dalla futura candidatura, se mai ci sarà, di Matteo SABBATINI — in politica un'era biblica — questo esordio di consiliatura non lascia presagire nulla di buono per Osimo dove, pure, il sentimento Civico, con orientamento Centro-Destra, figurerebbe e figura nel Dna della città. 

Se per una singola casella di rappresentanza al Campana bastano meno di sessanta minuti per far saltare i nervi dell'opposizione, la traversata in solitario nel deserto, verso l'oasi del 2030, si preannuncia decisamente tempestosa.

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