DA FEBBRAIO 2026 FUORILEGGE GLI IMPIANTI INSALUBRI, MA SULLA CREMAZIONE LEGAMBIENTE RESTA FERMA AL 1934
Il Cigno Verde evoca ancora lo spettro dell’“alto impatto sanitario” rispolverando un Regio Decreto vecchio di 81 anni, peraltro appena cancellato dalla nuova Legge 50. Intanto sul confine dell’Aspio le Liste Civiche Latiniane battono tutti sul tempo e spulciano i faldoni a Palazzo del Popolo con Silvetti e Tombolini

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Sul progetto del nuovo tempio crematorio che il Comune di Ancona vuole piazzare, dal cimitero di Tavernelle, quattro chilometri e mezzo più a sud, a Bolignano, proprio nel fazzoletto di terra tra Candia e l'Aspio (ovvero a ridosso due passi dal confine osimano) scoppia la guerra dei comunicati.
Ma una domanda sorge spontanea e bruciante tra le stanze dei verdi osimani: ma gli ambientalisti lo sanno che la legge è cambiata, già dal 19 febbraio scorso?
Perché, dovrebbe essere risaputo, la legge non ammette l'ignoranza.
Mentre i Circoli di Legambiente di Ancona e Osimo escono allo scoperto gridando alla catastrofe e chiedendo di bloccare tutto, la realtà dei codici attuali li ha già asfaltati da un pezzo, esattamente da 5 mesi...
Il Cigno Verde continua però a vendere fumo e disinformazione alzando barricate ideologiche degne, se non nel Medio Evo, di certo basandosi su slogan e norme vecchie di venticinque anni, ignorando del tutto la realtà dello Stato.
Una fuffa ideologica che si scontra frontalmente con il pragmatismo di chi, invece, difende il territorio con i fatti e con i codici alla mano, come ad esempio le Liste Civiche Latiniane.
L'attacco di Legambiente: «Impianto insalubre, serve il Piano Regionale»
Nel loro comunicato, i vertici del Cigno Verde, Emiliano STAZIO e Leonardo PULITI, non usano mezzi termini per agitare la popolazione dell'Aspio e delle frazioni limitrofe: «Gli impianti crematori – scrivono testualmente da Legambiente – sono classificati come industrie insalubri di prima classe e considerati impianti ad alto impatto ambientale e sanitario.
I processi di combustione possono generare emissioni in atmosfera contenenti polveri sottili, mercurio, ossidi di azoto e diossine».
Per frenare i camini di Bolignano, gli ambientalisti tirano fuori dal cilindro la Legge Nazionale 130 del 2001, accusando la Regione Marche di un vuoto normativo:
«Manca una pianificazione strategica sovracomunale.
Questo vuoto espone il territorio ad autorizzazioni parcellizzate e rischiose per la salute pubblica.
Legambiente consiglia di rimandare ogni decisione e attendere un quadro programmatorio regionale definitivo».
Secondo il Cigno Verde, senza un Piano d'area si "rischia" un impianto sovradimensionato che «dovrà attirare salme da fuori provincia o fuori regione».
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Il corto circuito del Cigno Verde: la Legge 50 cancella i vecchi slogan
Gli slogan sulla "industria insalubre di prima classe" fanno sicuramente presa sui social e sugli ignoranti, ma si scontrano duramente con i testi della Gazzetta Ufficiale.
A Legambiente è clamorosamente sfuggito che la Legge 50/2026 ha riscritto totalmente le regole del gioco.
La nuova norma parla chiaro: gli impianti che ottengono i moderni permessi ambientali (norma non a caso chiamata Autorizzazione unica ambientale) sono espressamente esclusi dalla vecchia classificazione di industria insalubre del 1934, definizione inserita in un Regio decreto, noto come testo unico delle leggi sanitarie, rimasto in vita 81 anni.
Il progetto di Bolignano, nascendo oggi, per entrare in funzione dovrà semplicemente attenersi alla legge e applicare, fin dal primo giorno, i filtri di ultima generazione imposti dal Testo Unico Ambientale.
L'impianto, insomma, sarà legalmente e tecnicamente inattaccabile.
Continuare a urlare alla "catastrofe", ignorando che la tecnologia e i decreti del 2026 hanno già superato i vecchi vincoli sanitari, significa fare disinformazione pura sulla pelle dei cittadini, specie di coloro che tifano per restare ignoranti.
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Le Liste Civiche Latiniane: prime, uniche e sul pezzo
Mentre Legambiente si perde in chiacchiere e recita il solito copione dei "professionisti del No", c’è chi sul territorio osimano fa politica seria.
Le Liste Civiche Latiniane si confermano, sui grandi temi, l’unica vera forza pragmatica, capace di anticipare tutti sul tempo.
Mentre gli altri inseguivano i fantasmi normativi, la delegazione civica latiniana – composta da Gilberta GIACCHETTI, Federica SECCHIAROLI e Gino COLA – si è mossa con un tempismo perfetto.
Sono stati i primi, e finora gli unici, a chiedere e ottenere un tavolo tecnico direttamente a Palazzo del Popolo con il Sindaco di Ancona Daniele SILVETTI e l'Assessore Stefano TOMBOLINI per visionare le carte reali del progetto.
Niente slogan scaduti, ma studio approfondito dei documenti.
I Latiniani sono andati a vedere da vicino i grafici, le planimetrie e le garanzie tecniche dell'impianto, dimostrando come si difendono davvero gli interessi dei residenti dell'Aspio e di San Biagio: non con i sit-in ideologici, ma controllando che i filtri e le distanze previste dalla nuova legge del 2026 siano rispettati al millimetro.
La realtà dei fatti contro i rinvii ideologici
Mentre Legambiente spera in un rinvio infinito in attesa di un Piano Regionale che la burocrazia marchigiana potrebbe non partorire mai, l'iter corre sui binari della regolarità nazionale.
Se il progetto di Bolignano rispetterà (come non potrebbe?) i limiti delle emissioni imposti dallo Stato, l'opera andrà avanti di diritto per bruciare la salma inaugurale con il 2028.
Le crociate di chi si aggrappa al 2001 ignorando le riforme del 2026 servono solo a guadagnare mezza pagina sui giornali copia e incolla.
La realtà dice che il nuovo forno nascerà in regola con le leggi dello Stato; e se oggi Osimo può monitorare con cognizione di causa quello che succede al confine lo deve solo alla prontezza delle Liste Civiche Latiniane, uniche, ad oggi, ad aver preteso e studiato i faldoni del progetto.
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