DA MONTEFANO UN CERO A PARCAROLI: LA CONFERMA A SINDACO UNICA VIA DI USCITA PER SCONGIURARE LA DISCARICA
La politica nel labirinto del paradosso: per salvare le colline di Montefano dal blitz d'aula dell'Ata 3, Destra e Sinistra devono sperare, insieme, nella vittoria del Centro-Destra nel capoluogo. Dovesse prevalere Tittarelli la ritorsione geopolitica sarebbe confermata e senza sconti. Stasera intanto infuocata assemblea a Passatempo


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di Sandro PANGRAZI
L’unica ma concreta speranza di salvezza per i cittadini incazzati di Montefano, così come per i residenti infuriati di Passatempo ad Osimo e di San Biagio a Filottrano, è appesa a un paradosso elettorale: sperare fortissimamente tutti in coro, Destra e Sinistra, che questa domenica e lunedì Sandro PARCAROLI rivinca le elezioni Comunali e si confermi Sindaco di Macerata.
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Solo se il Centro-Destra incasserà la vittoria nel capoluogo, blindando la poltrona proprio grazie al "bonus" della discarica evitata in extremis in contrada Botonto e/o Colleverde, l'asse politico provinciale disinnescherà la bomba atomica lanciata contro la Val Musone, avendo esaurito lo scopo protettivo della manovra.
Se al contrario le urne dovessero invece premiare lo sfidante di Centro-Sinistra Gianluca TITTARELLI, la ritorsione politica sui territori di confine sarebbe confermata e in quanto tale immediata e spietata.
- Il verdetto tradito della scienza: i numeri originari della Politecnica
Il cuore tecnico del problema risiede nel voto dell'assemblea Ata 3 del 6 maggio, decisione che a sorpresa ha ribaltato anni di studi scientifici commissionati all'Università Politecnica delle Marche, ben pagati con i soldi dei contribuenti (si parla di 200.000 e più euro gettati dalla finestra).
La graduatoria oggettiva sull'idoneità dei siti vedeva infatti il Comune di Macerata al 1° posto assoluto con la località Botonto (sul crinale verso Montelupone) ed anche al 5° posto con Colleverde/Carrareccia (vicino a Piediripa).
Montefano invece, con i siti di via Frattesi e/o Beldiletto si trovava in fondo alla classifica, in totale sicurezza, diremmo a prova di bomba, tranne politica, rispettivamente al 9° e 15° posto.
Questo piano è stato, come è noto, stracciato in una sola seduta d'aula per pure esigenze di consenso immediato a ridosso delle urne e addomesticato con il più classico dei "cappotti" su misura.
2. La staffetta lampo alla presidenza della Provincia
Questo repentino cambio di rotta coincide, oltretutto, con la staffetta alla guida della Provincia di Macerata, avvenuta il 15 marzo scorso, che ha visto il Sindaco di Pieve Torina, Alessandro GENTILUCCI (Civica di ispirazione Centro-destra), succedere proprio a Sandro PARCAROLI.
Dal punto di vista della buona amministrazione e della gestione dei fondi pubblici, l'operazione firmata dalla nuova governance confermata al potere rappresenta un precedente gravissimo: azzerare con un colpo di spugna politico anni di rilievi tecnici per proteggere la campagna elettorale del capoluogo, scaricando oltretutto il carico ambientale sui borghi più piccoli dell'entroterra di segno opposto.
Per altro nulla di nuovo. In un tema falsamente ambientale, dominato dallo slogan "no nel mio giardino ma ottimo nel tuo" si tratta di cose già viste e riviste. Ora a danno di una parte, ora dell'altra.
3. Il bivio cinico delle urne maceratesi
Il destino della Val Musone si decide quindi nei seggi del capoluogo, un territorio peraltro storicamente favorevole al Centro-Destra, come già certificato dal clamoroso "quasi cappotto" alle ultime Regionali, capaci di esprimere un netto 5 a 1 nel computo dei Consiglieri eletti a favore della coalizione di governo.
Di fronte al voto di domenica e lunedì si aprono dunque due scenari opposti:
A (Conferma di PARCAROLI): con il capoluogo blindato e il risultato politico incassato, il Governatore Francesco ACQUAROLI — mosso nella coscienza dalle proteste ringhianti del territorio — potrebbe decidere di muoversi d'astuzia.
Certo di aver salvato la roccaforte, dovrebbe insabbiare abilmente la vicenda Montefano, congelando le carte e farla tornare nel dimenticatoio per qualche anno e magari ergersi persino a "salvatore" del territorio.
B (Vittoria di TITTARELLI): se a prevalere sarà invece il candidato di Centro-Sinistra Gianluca TITTARELLI, lo scontro si trasformerà in una resa dei conti totale.
La "rossa" Montefano e la ancor più "rossa" Osimo (tramite il peso politico di Passatempo, tanto più fuori provincia e appartenente al territorio già tradito due volte dal voltafaccia di PIRANI) si troveranno a pagare interamente e a caro prezzo il conto politico.
Un verdetto delle urne che i Maceratesi vivrebbero come un tradimento.
A quel punto la Provincia di Centro-Destra non avrebbe più alcun freno inibitore alla vendetta immediata e la repressione non farebbe prigionieri, scaricando la discarica quasi oltre confine quale immediata e ben visibile ritorsione geopolitica.
4. Il silenzio assordante e ipocrita del capoluogo beneficiato
C'è un dettaglio che rende l’intera operazione ancora più paradossale e, per certi versi, grottesca: il silenzio assoluto che regna a Macerata-città su entrambi i fronti politici.
In questa guerra di trincea che sta infiammando esclusivamente la Val Musone, l'unico vero e certo danneggiato teorico della classifica originaria — il capoluogo — non ha proferito parola!
Se la mappa della Politecnica delle Marche indicava Botonto e Colleverde come i siti ideali, la firma del 6 maggio ha rappresentato per Macerata un colossale regalo politico a costo zero.
L'Amministrazione uscente, però, si guarda bene dal rivendicare il salvataggio del proprio territorio per non riaccendere i riflettori su quelle colline.
Allo stesso modo, il silenzio dello sfidante Gianluca TITTARELLI è una scelta altrettanto ipocrita.
Pur sapendo che questa manovra danneggia soprattutto le proprie possibilità e indirettamente i Comuni limitrofi della sua stessa area politica come la rossa Montefano "protetta dall'ex On. MORGONI, TITTARELLI tace per consentire ai cittadini maceratesi di assimilare e godere appieno dei vantaggi del "no" a Botonto.
Una mossa strategica a fin di bene maceratese, a dimostrazione di come, davanti all'interesse elettorale immediato, la solidarietà di partito svanisca per lasciare spazio al più puro opportunismo locale.
Gianluca TITTARELLI vittima sacrificale per il bene comune?
5. La spinta di Civitanova e l'asse identitario
Tornando indietro al 6 maggio, occorre poi sottolineare come la manovra d'aula abbia risposto a precisi equilibri interni delle segreterie provinciali.
Oltre alla firma del neo presidente GENTILUCCI, l'asse politico dell'operazione fa infatti capo a Fabrizio CIARAPICA, Sindaco di Civitanova Marche recentemente transitato da Forza Italia al movimento politico di Roberto VANANCCI.
Questo asse ha saldato la costa e il capoluogo, a discapito delle aree agricole interne.
Per una dottrina conservatrice sana, che fa della tutela della proprietà privata e dell'equità territoriale i suoi pilastri, l'uso del bilancino elettorale per colpire o proteggere i Comuni a seconda del colore politico è l'esatta negazione del buon governo.
Giusto ricordarlo anche se l'osservazione serve meno che a poco.
6. Il vicolo cieco regionale e la trincea del Tar
A livello superiore, la vicenda svela la totale assenza di una programmazione strutturale da parte della Regione Marche, sotto la regia del Governatore Francesco ACQUAROLI.
Il Piano regionale dei Rifiuti è di fatto un binario morto, privo di soluzioni industriali di lungo termine, pur nell'unica certezza biblica che, anche una volta avviato l'iter, a partire dal nodo della localizzazione del termovalorizzatore delle Marche, passeranno non meno di 8-10-12 anni o più (e nel mezzo diversi Governatori) prima di coglierne i frutti.
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La mancanza di una linea ferma sul termovalorizzatore regionale costringe infatti le Province a gestire l'emergenza scavando buche nei territori e scatenando guerre intestine tra campanili, anziché puntare sull'autosufficienza impiantistica moderna.
In attesa del verdetto delle urne, la resistenza si sposta sul piano legale: stasera l'assemblea indetta a Passatempo potrebbe rivelarsi un ring infuocato più adatto a Mohamed ALI' che alla politica.
E quanto ad un quarto ricorso al Tar (stavolta di Montefano, appoggiata dalle delibere contrarie di Osimo e Filottrano) il destino pare già scritto.
Un palliativo da malato terminale per lenire il dolore del territorio; un argine burocratico contro un blitz che ha trasformato la tutela ambientale in una pura fiche elettorale.
Ma intanto, da stasera, le campagne di Montefano, Passatempo e San Biagio saranno almeno rischiarate da un bel cero a PARCAROLI, proclamato neo Santo degli impossibili.
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