lunedì, 24 agosto 2026

DOPO IL TAR ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO UMILIA LA LINEA GLORIO: L'ANTENNA ILIAD RESTI IN VIA TONNINI

Il 19 giugno (ma si è risaputo solo oggi, a pubblicazione della sentenza) il Consiglio di Stato ha ribadito il giudizio del Tar contro la decisione del Comune di Osimo di smantellare il programmato ponte radio. Si azzera così ogni polemica contro un'infrastruttura bene primario dei cittadini. Battuto, si spera per sempre, l'effetto Nimby dei vari comitati. Ora restano solo le pesanti parcelle degli avvocati e le spese legali da pagare

Di Sandro Pangrazi | 24-ago-2026 6 min di lettura
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DOPO IL TAR ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO UMILIA LA LINEA GLORIO: L'ANTENNA ILIAD RESTI IN VIA TONNINI

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di Sandro PANGRAZI

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Il Consiglio di Stato ha definitivamente smantellato le barricate del Comune di Osimo contro l'antenna Iliad di via Tonnini, respingendo l'appello dell'Amministrazione GLORIO con la sentenza numero 4913 pubblicata il 19 giugno scorso. 
I giudici di Palazzo Spada hanno ristabilito un principio fondamentale: le telecomunicazioni sono un bene primario e quindi un'infrastruttura di pubblica utilità tutelata dallo Stato. 
I veti dei vari comitati locali e i regolamenti comunali, per quanto "creativi", non possono bloccare il progresso tecnologico e neanche il diritto alla connettività dei cittadini ovunque residenti, pure in via Tonnini e dintorni. 
Una sberla giudiziaria totale di cui l'Amministrazione di Centro-Sinistra, stranamente si fa per dire, si è ben guardata dal realizzare il solito video informativo, con tanto di mancate grafiche animate e toni trionfali sui social rimasti muti.

"Perchè non mettete l'antenna su un terreno comunale?"
La storia ha il sapore del déjà-vu calcistico: entri in campo convinto di fare catenaccio e finisci per prendere tre gol in contropiede. 
Ricapitoliamo il match. 
Nel 2023 il colosso della telefonia chiede di montare la sua stazione radio base. 
Il Comune, preso dal panico da scheda elettorale del "comitato dei residenti", prova la mossa della disperazione: 
“Perché non la mettete su un terreno comunale?”. 
Iliad fa due calcoli tecnici e risponde, con cortesia sabauda: “No grazie, lì non c’è campo e le vostre strutture sono già sature di emissioni”.
A quel punto, mentre gli uffici comunali probabilmente meditavano sul da farsi o si godevano la mancanza di notizie, è scattato il micidiale "silenzio-assenso". 
Ottenuto il parere favorevole dell’Arpam e l'autorizzazione sismica, Iliad ha acceso le ruspe. 
E qui scatta il capolavoro della burocrazia osimana: a lavori iniziati, il Comune si sveglia dal torpore, ordina la sospensione, tira fuori dal cilindro il Regolamento comunale e annulla tutto in autotutela perché l'operatore non avrebbe presentato una "perizia asseverata". 
Come se non bastasse, ordina pure la demolizione.

Inverno-primavera 2024, aria di elezioni: scatta l'effetto Nimby

La farsa del sito alternativo proposto: già saturo
Ripetiamo il concetto affinché entri bene in testa, a monito futuro.
Tutto ebbe inizio quando il Comune, spaventato dalle prime proteste in piena campagna elettorale (a Osimo peraltro permanente), tentò la carta acchiappa-voti, ovvero l'ultima carta, va o spacca: proporre a Iliad di spostare l'impianto su un terreno comunale diverso dal sito tecnologicamente prescelto in quanto ideale. 
Peccato che l'operatore telefonico, conti tecnici alla mano, abbia dimostrato subito l'ipocrisia della proposta ricevuta. 
Il sito alternativo non solo non copriva il segnale che interessava e interessa Iliad ma convive con strutture preesistenti; ovvero rende lo spazio già saturo e al limite delle emissioni elettromagnetiche consentite per legge. 
Tradotto: il Comune voleva solo realizzare l'effetto Nimby, vale a dire spostare il problema un pò più in là e soprattutto uscire dalla campagna elettorale avendo qualcosa da raccontare nelle varie assemblee... non certo risolvere una questione che sapeva benissimo impossibile da risolvere, pur investendo soldi pubblici in avvocati.

Iliad 2 Comune 0: Tar e Consiglio di Stato chiudono la partita... più antenne per tutti.

Il sonno profondo degli uffici e il silenzio-assenso
Così, mentre la burocrazia di Palazzo comunale meditava e prendeva tempo, è scattata però anche la trappola del "silenzio-assenso" previsto dalla legge. 
Con il parere favorevole di Arpam e l'autorizzazione sismica da tempo in tasca, Iliad ha semplicemente fatto valere i propri diritti e avviato i cantieri. 
La tardiva reazione del Comune è così giunta fuori tempo massimo, come un difensore che fa fallo quando l'attaccante sta per metterla in rete a porta: a lavori iniziati ha ordinato la sospensione del titolo e la demolizione dell'antenna.

La vicenda cavalcata, marginalmente, anche dalle Liste civiche

Il bluff della perizia inventata
Quindi, per giustificare il colpo di spugna in autotutela, il Comune si è appigliato all'articolo 2 del proprio regolamento interno, pretendendo da Iliad una "perizia asseverata". 
Ovvero una richiesta che i giudici del Tar prima, e del Consiglio di Stato poi, hanno definito un illegittimo aggravio burocratico. 
Come dovrebbe essere noto a chi spende i soldi di tutti, i regolamenti comunali non possono inventarsi requisiti extra rispetto alla legge nazionale (vedi il Codice delle comunicazioni) solo per compiacere l'elettorato.

Le comunicazioni sono un bene primario, non un optional
La sentenza mette i punti sulle "i": la rete mobile e il 5G non sono un lusso o un fastidio visivo, ma costituiscono servizi essenziali per la collettività, parificati alle opere di urbanizzazione primaria come l'acqua o la luce. 
Bloccare un'antenna significa privare i cittadini di un diritto fondamentale alla connessione, alla sicurezza e al lavoro, un interesse generale che prevale di gran lunga sulle lamentele di quartiere, pur dovesse in massa smettere di votare GLORIO.

La fine del comitatismo "Nimby"
L'esito di questa causa è una batosta, si spera memorabile, per la filosofia del Nimby (Not In My Back Yard – "Non nel mio giardino"). 
Troppo comodo volere i telefoni che prendono a cinque tacche e poi protestare se l'antenna viene installata a cento metri da casa, sperando che venga piazzata nel giardino del vicino. 
I giudici hanno chiarito che la tutela della salute è già garantita dai rigidi limiti dell'Arpam; tutto il resto sono solo pregiudizi medievali o di chi si ostina a non voler ragionare.

Il silenzio della Giunta e il conto della serva
L'ostinazione dell'Amministrazione GLORIO nel portare avanti un appello giudicato "infondato nel merito" si traduce nell'ennesimo spreco di soldi pubblici in parcelle legali. 
Di fronte a questo disastro, la macchina comunicativa di Palazzo si è però improvvisamente inceppata: nessun video esplicativo del Sindaco Michela GLORIO, nessun post di autocompiacimento, neanche un articolo della stampa di regime. 
Una rincorsa al consenso elettorale immediato che stavolta ha lasciato il Comune con le spalle al muro, i residenti delusi e tutti i contribuenti un pò più poveri, costretti a pagare il conto di una battaglia ideologica persa in partenza.

 

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(Causale: Per un giornalismo che non passa inosservato)

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