GIUNTA SPACCATA SUL CADAVERE GIALLOROSSO: TRA L'INCOMPETENZA DELLA GLORIO E I VETI DELLA ANDREONI, L'OSIMANA MUORE
Salvataggio gestito malissimo da una politica che ha trattato la vicenda quale nuova arena e ha visto gli amministratori trasformati in ultras da curva. Due "tifoserie" accanite e inconcludenti, quelle di Sindaco e vice Sindaco, che hanno utilizzato la crisi istituzionale del calcio per l'ennesima guerra interna, decretando il funerale giallorosso

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di Sandro PANGRAZI
Da Michela GLORIO a Paola ANDREONI, la crisi societaria dell'Osimana evidenzia, come non bastassero e avanzassero le pesanti frizioni tra CAMPANELLI e MARCHESINI, passa anche attraverso la gestione spicciola della politica, mostrando anche pesanti responsabilità istituzionali di una Giunta comunale colta dai fatti di fatto spaccata.
Spacca verticalmente a metà, come una mela, tra l'incapacità politica ad operare dei suoi vertici (leggi Michela GLORIO) e la contrarietà pregiudiziale a spendersi (nel dare perfino una mano!) da parte di chi gestisce la delega allo sport (si legge Paola ANDREONI).
Se il collasso del calcio cittadino assume, ogni ora di più, i contorni di una farsa grottesca, le responsabilità più gravi non vanno cercate solo tra i debiti della ultra decennale Presidenza CAMPANELLI o tra i veti incrociati di imprenditori troppo poco generosi.
Il vero, imperdonabile disastro si sta consumando nelle stanze ovattate della politica osimana.
L'Amministrazione comunale, anziché agire da arbitro autorevole e istituzionale per salvare 104 anni di storia sportiva, ha preferito da subito trasformarsi in una clamorosa e imbarazzante succursale dello stadio "Diana", spaccandosi scientemente in due fazioni interne; due vere e proprie "curve" tanto accanite quanto inconcludenti.
L'inesperienza in passerella del Sindaco GLORIO
Nel manuale della perfetta inadeguatezza politica, l’ultimo capitolo porta purtroppo la firma prestigiosa del Sindaco Michela GLORIO.
Di fronte al collasso della principale istituzione sportiva e sociale della città, la Prima cittadina ha offerto uno spettacolo di disarmante inesperienza, muovendosi con la goffaggine di chi viene catapultato in un gioco di cui ignora completamente persino le regole principali.
Spiazzata, confusa e palesemente priva della minima nozione su quali siano i giusti pulsanti istituzionali da azionare per gestire una crisi di questa portata, la GLORIO è rimasta a guardare mentre la barca affondava, incapace di produrre un solo atto di vera regia politica.
Il capolavoro del tempismo si è consumato lo scorso 8 luglio: è solo in quella data che il Sindaco ha deciso di "scendere in campo", convocando i primi, tardivi tavoli di facciata a Palazzo Comunale.
Un intervento arrivato a funerale sportivo ampiamente annunciato da mesi e con le lancette della clessidra federale ormai ridotte agli sgoccioli per tentare di lavarsi la coscienza mediatica.
L'ostruzionismo e la montagna insuperabile dei 600mila euro
A fare da drammatico e spietato contraltare nel teatrino di Palazzo Comunale ci ha pensato la sua vice, Paola ANDREONI.
La numero due del Comune, pur blindata dietro la pesante e strategica delega alla gestione dello Sport osimano, non ha perso tempo a indossare i panni del pompiere, principale ostacolo a qualsiasi soluzione, alzando un muro ideologico di "no" preventivi e paralizzando l'Assessorato nel momento più critico del club.
Forte di una maggiore consapevolezza, rispetto alla GLORIO, sulla reale profondità economica del cratere GialloRosso, il vice-Sindaco ha deciso di giocare a carte scoperte. Nei corridoi della politica (e non solo) le cifre ufficiose fanno tremare i polsi: si parla di un buco complessivo che sfiora i 600.000 euro, una voragine spaventosa divisa tra il pesante insoluto Iva accumulato negli anni e le macerie del residuo della gestione sportiva appena conclusa.
Forte di questo spauracchio contabile, la ANDREONI ha attivamente suggerito al Sindaco la via del disimpegno formale e dell'astensione istituzionale, congelando sul nascere qualsiasi velleità di intervento pubblico e trasformando di fatto il Palazzo nel principale liquidatore della società.
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L'ombra antica della vendetta familiare
Ma dietro la comoda e fredda facciata dei numeri di bilancio sventolati ai quattro venti, batte un cuore fatto di vecchi rancori e sassolini nelle scarpe mai rimossi.
Il primo, vero motivo di fondo che ha mosso i fili del boicottaggio firmato da Paola ANDREONI affonda le radici nel terreno fangoso della rivalsa personale.
Una vicenda privata che si è trasformata, per proprietà transitiva, in una micidiale linea politica destinata a far pagare all'intera città un conto salatissimo.
Bisogna riavvolgere il nastro del tempo e tornare alla storica, ormai remota ma evidentemente mai digerita, "cacciata" del marito dell'Assessore, Celestino STRONATI, dai quadri tecnici societari dell'Osimana.
Quell'allontanamento, vissuto all'epoca come un affronto intollerabile, è rimasto a covare sotto la cenere per anni.
Quella ferita sportiva mai rimarginata, ha trovato oggi l'occasione d'oro per essere vendicata, servendo freddo il piatto del risentimento familiare a costo di radere al suolo il calcio osimano.
Il calcolo elettorale sotto rete volley
Se il rancore familiare rappresenta il lato (poco nascosto) ed emotivo della vicenda, la seconda motivazione che ha mosso e muove i fili di Paola ANDREONI, risponde a una logica squisitamente cinica e pragmatica.
Un calcolo politico a sangue freddo che non guarda alle bandiere storiche della città, ma ai freddi numeri delle urne. L'Assessore allo Sport ha infatti da tempo "battezzato" un altro sport come prioritario e vincente: la pallavolo osimana.
Nei piani strategici del vice Sindaco, il volley ha da qualche tempo "ufficialmente" scalzato il calcio non solo per le circostanze private a cui abbiamo accennato ma soprattutto in chiave di banale nuovo bacino elettorale.
Un'area fresca e nuova tutta da coccolare e proteggere, individuata come una vera e propria cassaforte, una sorta di riserva indiana delle proprie preferenze politiche personali.
In quest'ottica distorta, la salvezza dell'Osimana non solo non avrebbe portato e non porta nuova visibilità e consenso alla ANDREONI, ma avrebbe finito per danneggiare o anestetizzare quell'umano spirito di rivalsa familiare che esigeva ed esige "giustizia" contro la gestione calcistica.
Il "Rien ne va plus" e lo scoglio del saldo e stralcio
E ora? Ora che i teatrini del Palazzo hanno consumato le ultime scorte di retorica, la realtà si riprende brutalmente la scena: mancano esattamente 24 ore in meno al rien ne va plus definitivo del 22 luglio. La situazione sul tavolo rimane tragica ed è destinata a rimanere tale anche alla luce delle richieste di messa in mora di quanti (giocatori e tecnici) vantano pesanti arretrati e sono già passati alle vie legali. In ogni caso, anche quanti si sono astenuti dall'atto formale ma non hanno firmato la necessaria liberatoria alla società, costituiscono un ostacolo insormontabile all'iscrizione.
Senza quelle firme che attestano l'assenza di pendenze, la Lnd respingerà i documenti.
La matematica federale non si commuove: senza almeno un accordo di minima, a saldo e stralcio, buttiamo li di almeno il 30% delle spettanze arretrate a favore dei tesserati, l'Osimana morirà inesorabilmente.
E questo avverrà indipendentemente da qualsiasi soluzione miracolistica o mossa disperata dell'ultimo secondo dovesse emergere, da qui alle ore 19 di mercoledì prossimo.
Con le casse societarie vuote e il tempo azzerato, Osimo si appresta ad assistere al funerale perfetto di un secolo e più di quella che fu l'antica passione giallorossa.
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