venerdì, 10 luglio 2026

"HO UCCISO TUA FIGLIA": IL CORTO CIRCUITO PATRIARCALE DIETRO LA MATTANZA PER UN CAMPO SCUOLA - LA PATERNITA'? TATUATA SUL PETTO E SPENTA NEL SANGUE

Tornato in libertà dopo la detenzione a Piacenza per il maxi spaccio in riviera e la fuga dai domiciliari, Sami Khemaies – convivente con Luigia ma separato di fatto – pretendeva di riprendere in mano le redini del nucleo familiare e imporre i dogmi culturali tunisini sulla crescita del piccolo, respingendo ogni modello educativo italiano proposto dalla ex compagna

Di Sandro Pangrazi | 10-lug-2026 6 min di lettura
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"HO UCCISO TUA FIGLIA": IL CORTO CIRCUITO PATRIARCALE DIETRO LA MATTANZA PER UN CAMPO SCUOLA - LA PATERNITA'? TATUATA SUL PETTO E SPENTA NEL SANGUE

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di Sandro PANGRAZI

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Una convivenza forzata trasformata in trappola mortale; un movente banale e la furia cieca di un uomo con un passato pesante alle spalle. 
Loreto e l'intera Val Musone si risvegliano sotto choc per il brutale femminicidio di Luigia FORTUNATO, per tutti "Gina", 33enne originaria di Cerignola ma da anni residente nella città mariana, impegnata come cameriera e operaia tra la riviera e Castelfidardo. 
A strapparla alla vita, all’ultimo piano del civico 194 di via Bramante, è stato l’ex compagno Sami KHEMAIES, tunisino di 40 anni. 
Dietro la tragedia emerge la figura inquietante dell'uomo, ben noto nel mondo del "super spaccio" di cocaina; e un ambiente domestico torbido, pesantemente condizionato da profonde differenze culturali, di usanze e di religione.

La voglia di paternità di Sami KHEMAIES tatuata perfino nel petto

La convivenza forzata e lo scontro sul come crescere figlio
I due, pratica, non sono mai stati insieme, causa le vicissitudini giudiziarie dell'uomo, confinato da ultimo nel carcere "Le Novate" di Piacenza. 
Dalla gravidanza e dai mesi di attesa per la nascita del loro figlio, nel 2018, non stavano più insieme che saltuariamente.
Con il fine pena e l'uscita dalla casa circondariale piacentina, però, l'inevitabile riavvicinamento di Sami e Luigia in nome del bambino, "battezzato" con identità araba dal padre, tanto da tatuarne l'identità sul petto.
Una vita da "separati in casa" in un appartamento preso in affitto, dividendo le spese. Una situazione di estremo sacrificio che la vittima aveva accettato per il bene del ragazzino e per non mancare la figura paterna, forzatamente assente nei primi anni.
Una scelta, quella di tutelare il benessere del bambino, pagata a caro prezzo. 
I dissidi tra i due erano continui e l'ultimo e definitivo scontro, stando ai vicini e ai familiari, andava avanti da ormai tre giorni, tanto da suggerire l'allontanamento del bambino presso i nonni.
Al centro della lite banali indirizzi europei non in linea con la visione patriarcale imposta dall'uomo.
In pratica a dividere la coppia persino la scelta se iscrivere o meno il bambino a un banale campo scuola estivo. 
Una decisione, in famiglie senza differenza di culture, decisamente normale; una quotidianità che ha a Loreto ha invece innescato il risentimento dell'uomo, incapace di accettare le scelte italiane della ex.

Il 40enne tunisino reo confesso dell'omicidio di Luigia FORTUNATO, la madre di suo figlio

La mattanza dopo cena: mirava alla pancia
La situazione è precipitata definitivamente ieri sera, subito dopo cena. 
Al culmine dell'ennesimo alterco, il 40enne ha afferrato un coltello da cucina e si è scagliato contro la donna, inseguendola nel corridoio dell'abitazione. 
La furia si è abbattuta per circa 20 volte sul corpo di "Gina". 
I fendenti si sono concentrati quasi tutti sulle gambe e sulla pancia; un dettaglio horror che per gli inquirenti assume un preciso valore simbolico, ovvero il distorto tentativo del killer di colpire il ventre materno come simbolo di quella paternità che l'uomo sentiva negata.

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Il messaggio shock e il delirio in strada
Subito dopo il delitto, l'uomo ha dimostrato una lucidità agghiacciante. 
Prima di uscire, ha preso il telefono e ha inviato un sms alla suocera, che in quel momento stava custodendo il bambino: "Ho ucciso tua figlia...". 
Poi è sceso in strada, in evidente stato di alterazione. 
Ha iniziato a vagare nei paraggi del condominio, in trance, con gli abiti ancora sporchi di sangue, urlando ai passanti: "L’ho uccisa! L’ho uccisa!". 
Le grida hanno gettato nel panico i residenti che hanno fatto scattare l'immediato allarme al 112. 
Subito dopo, il killer si è messo in macchina ed ha raggiunto, pochi chilometri dopo, la vicina caserma dei Carabinieri di Porto eRecanati, costituendosi spontaneamente davanti ai militari ancora sporco del sangue di Luigia.

Fine 2017, Sami KHEMAIES bacia il pancione di Luigia...

I soccorsi inutili e il gattino di casa a vegliare la padrona
Quando i sanitari del 118 sono riusciti a fare ingresso nell'appartamento, all'ultimo piano, la situazione era ormai disperata. 
Per Luigia FORTUNATO non c'era più nulla da fare: le profonde ferite all'addome le sono state fatali. 
In corridoio, in una pozza di sangue accanto al corpo della 33enne, i soccorritori hanno trovato solo l'amato gatto di casa, rimasto immobile a vegliare la padrona fino all'ultimo. 
L'animale è stato successivamente preso in cura e affidato alla madre della vittima. 
Le indagini dell'Arma proseguono ora per definire i dettagli legali del fermo, con un secondo sopralluogo scientifico effettuato, nel pomeriggio, sul teatro dell'omicidio.
La comunità loretana, da subito, ha preso ad interrogarsi, via social, sui contorni drammatici di una autentica tragedia, per troppi versi non evitabile.

Il muro delle differenze culturali e il passato torbido
Sullo sfondo di questo immane delitto resta la fotografia di un contesto quotidiano reso insostenibile da una profonda frattura relazionale e sociale. 
Da un lato, la figura dell'assassino legata a doppio filo agli ambienti della criminalità locale e dello spaccio di sostanze stupefacenti; dall'altro un muro fatto di tradizioni, nazionalità e visioni completamente opposte che hanno esasperato le tensioni domestiche. Luigia ha cercato fino all'ultimo di mediare e resistere per il solo bene del minore, rimanendo purtroppo schiacciata da un ambiente torbido da cui cercava faticosamente di preservare il futuro del figlio.

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