IL CAVALCAVIA 192 DELL'ORRORE DIVENTA "DELL'ARCOBALENO": UN CARTELLO ANTI OBLIO PER STANARE LE INDAGINI SUI 55 CANI UCCISI
Cerimonia mattutina a Scossicci dei volontari animalisti: affissa una targa sul cavalcavia dell'A14 dove a febbraio furono trovate 55 carcasse. Il gesto mira a rompere il silenzio stagnante della Procura di Macerata, mentre l'inchiesta sull'unico 53enne cacciatore indagato, si allarga all'inquinamento ambientale e al concorso dei proprietari

Il cartello della memoria sul ponte 192
Questa mattina le associazioni animaliste sono tornate a farsi vive a Scossicci installando un cartello commemorativo sul ponte 192 dell'A14, ribattezzando ufficialmente il sito del ritrovamento come "Il ponte dell'Arcobaleno di Scossicci".
Con questo gesto simbolico, la comunità e i volontari rispondono alla prolungata assenza di notizie da parte della Procura di Macerata, trasformando una ferita del territorio in un presidio permanente di memoria e denuncia.
La drammatica vicenda ha avuto inizio nel febbraio 2026, quando una passante osimana, a spasso per la campagna con un cagnolino in affidamento, ha scoperto casualmente i resti degli animali in un fossato nelle campagne di Porto Recanati, nei pressi di un cavalcavia dell'autostrada, poco distante dalla ditta GI.E.
La svolta investigativa e il cacciatore indagato
Circa due mesi fa, le indagini condotte dai Carabinieri Forestali portarono a una prima svolta significativa, con la formale iscrizione nel registro degli indagati di un cacciatore di 53 anni, residente a Villa Costantina, una frazione di Loreto.
Secondo l'ipotesi investigativa, l'uomo si sarebbe sbarazzato, su commissione di terzi, di animali (presumibilmente cani da caccia) non più ritenuti "utili" alle attività venatorie.
Nella sua abitazione i militari hanno sequestrato attrezzi, un telefono cellulare e un'agenda cartacea con nomi e numeri tuttora sotto analisi. Al momento il cacciatore (continuamente monitorato datti attivisti affinché nulla abbia a ripetersi) è solo indagato e non è sottoposto a misure cautelari, tanto che l'uomo risulta essersi recato al voto per il rinnovo dell'Amministrazione comunale di Loreto.
Al momento, dunque, non resta che armarsi di pazienza e attendere il passaggio cruciale dei risultati delle autopsie sulle 55 carcasse, tutte apparentemente private dei relativi microchip.
Lo spettro dei gravissimi reati ambientali
L'inchiesta della Procura di Macerata, affidata alla Pm Stefania CICCIOLI, non si limita ai reati contro gli animali, ma si estende anche al possibile impatto sul territorio, ipotizzando il reato ulteriore di creazione di discarica abusiva… ciò a causa dell'ingente numero di resti accumulati nel tempo.
L'abbandono di corpi in decomposizione, ancorché sigillati alla bell'è meglio in buste di plastica, può infatti causare il percolamento di sostanze contaminanti nel sottosuolo.
Se venisse accertata una compromissione significativa del suolo o delle acque, si configurerebbe così, in aggiunta, il più grave delitto di inquinamento ambientale.
A questo quadro si somma, a livello di ipotesi, il trasporto e lo smaltimento dei corpi senza alcuna autorizzazione, condotta che configura la gestione illecita di rifiuti, in aperta violazione dell'articolo 256 del Testo Unico Ambientale.
La rete dei proprietari tra concorso e frode
Un punto centrale dell'indagine riguarda infine la fitta rete di contatti emersa dall'agenda sequestrata all'indagato, con gli inquirenti impegnati a verificare le identità dei possibili "clienti" e i loro legami con il mondo venatorio.
Come spiega l'avvocato BERNARDI, sentito più volte dalle associazioni animaliste, i proprietari che hanno consegnato i propri cani allo smaltitore rischiano il concorso in uccisione di animale (ex articoli 110 e 544-bis penale).
La responsabilità penale potrebbe poi aggravarsi ulteriormente in favoreggiamento personale o frode processuale qualora si accertassero accordi, preventivi o successivi, volti a fornire versioni false agli inquirenti sulla sparizione dei cani; come la simulazione di smarrimenti durante le battute di caccia o morti naturali mai denunciate, ciò al fine di ostacolare le indagini.
Il testo del cartello come sentinella morale
Proprio per mantenere alta l'attenzione su questa complessa rete di responsabilità e contrastare il rischio dell'oblio, i volontari hanno affisso, questa mattina nel corso di una breve cerimonia, la targa sulle barriere metalliche del cavalcavia, che recita testualmente:
"In questo luogo, dove l'indifferenza ha cercato di spegnere la dignità, ora fiorisce la memoria.
Trasformiamo una ferita del territorio in un simbolo di denuncia.
Un gesto nobile per ribaltare l'orrore in amore e la cenere in pace.
A tutte le anime innocenti che qui sono state abbandonate: che possiate correre libere oltre le nuvole, dove l'uomo non può più ferirvi.
Questo cartello resta qui come una sentinella morale: per non dimenticare la crudeltà subita e celebrare l'amore che meritavate.
In memoria delle 55 anime di Scossicci ritrovate qui nel febbraio 2026." L'iniziativa supporta le forti pressioni di Enpa e Oipa, decise a non spegnere i riflettori finché non verrà fatta piena luce su esecutore, eventuali mandanti e molto probabili complici.



