NOMINE CAMPANA, IL "CAPPOTTO" DELL'UFFICIO SCOLASTICO SCOPERTO DALLA POLITICA REGIONALE A SCOPPIO RITARDATO
Tra il blitz burocratico dell'Ufficio Scolastico regionale che cancella una selezione con tre candidati e la tardiva interrogazione del consigliere Caporossi (Progetto Marche Vive), va in scena l'ennesimo gioco delle parti sulle chiaccherate nomine all'Istituto Campana. Un'opposizione felpata che si sveglia a giochi ormai ampiamente fatti, sparando a salve su decreti ministeriali blindati

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di Sandro PANGRAZI
C’era (un'altra volta) la politica del tempismo e della vigilanza attiva.
Oggi, a Osimo e in Regione, c’è la politica del giorno dopo, quella dei risvegli a scoppio ritardato quando i buoi hanno ormai abbattuto le stalle.
L’ultima uscita del Consigliere regionale di Progetto Marche Vive, Michele CAPOROSSI, rasenta il capolavoro della distrazione istituzionale: un’interrogazione urgente alla Giunta ACQUAROLI per chiedere cosa stia succedendo attorno alle procedure di nomina dell'Istituto Campana.
Il motivo di tanto sdegno? Uno strano valzer burocratico consumatosi tra marzo e aprile all'Ufficio Scolastico Regionale, con bandi annullati e criteri riscritti a graduatoria già pronta.
Una vicenda che certo solleva legittimi dubbi (sollevati almeno una mezza dozzina di volte da OSIMO OGGI), se non fosse che il Consigliere si sia accorto di tutto solo ieri, a giochi ormai ampiamente fatti e con la discussione già spostata sulle barricate del Consiglio comunale osimano.
Dietro i paroloni sulla trasparenza, si nasconde a Sinistra uno psicodramma politico in cinque atti, speculare e contrario a quello della Destra.
Atto I: il risveglio del giorno dopo
Dietro la finta tempestività dell'atto ispettivo, si nasconde un ritardo cronico che tutta la politica osimana osserva con un sorriso ironico.
Il Centro-Sinistra regionale, quando deve marcare l'opposizione, si conferma un corpaccione lento, sfibrato dai propri tempi interni e logorato da una clamorosa mancanza di riflessi.
La prima procedura dell'Ufficio Scolastico Regionale è infatti stata annullata con un decreto datato addirittura 19 aprile.
CAPOROSSI deposita la sua dura requisitoria solo a fine giugno.
Due mesi abbondanti di sonno profondo prima di accorgersi che sotto il tappeto del Campana qualcuno stava cambiando le carte in tavola.
Atto II: il mistero del bando "sartoriale"
La ricostruzione dei fatti offerta da CAPOROSSI svela comunque un pasticcio amministrativo che grida (o almeno griderebbe) vendetta.
Il 13 aprile viene nominata la Commissione, il 14 si chiudono i lavori con tanto di graduatoria pronta e sei giorni dopo il Direttore Generale dell'Usr Donatella D'AMICO azzera tutto in autotutela.
Attenzione: la graduatoria non viene mai resa pubblica, ma nei corridoi si sa che i partecipanti sono stati appena tre.
Così a maggio parte il secondo bando, ma stavolta con criteri e punteggi modificati in piena corsa, capaci di ribaltare l'esito e premiare un candidato diverso, Gabriella GRACIOTTI, per puro caso di area FdI, che al primo tentativo neanche aveva partecipato!
Strano? Strano!
Il sospetto politico di un bando "sartoriale", in gergo un cosiddetto "cappotto" cucito su misura per assecondare i desiderata del Centro-Destra e della Regione Marche, è molto più che legittimo. Diremmo palesemente evidente.
Ma lamentarsi quando la vincitrice della seconda passata ha già il decreto in tasca trasforma la denuncia in una sterile cronaca del passato.
Atto III: il cortocircuito del Centro-Sinistra
La reazione fintamente meravigliata di CAPOROSSI svela la classica sindrome del Centro-Sinistra: l'incapacità di fare opposizione in tempo reale.
Mentre Fratelli d'Italia "di Ancona" si muove con una fretta indiavolata e militarizza le istituzioni a colpi di esposti preventivi, il "campo avverso" risponde con la burocrazia del giorno dopo.
Si combatte una battaglia di trincea con le armi della carta bollata tardiva, dimostrando una totale disconnessione tra i tempi della politica reale sul territorio e quelli felpati delle stanze regionali.
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Atto IV: un'interrogazione sparata a salve
L’aspetto più grottesco di tutta la vicenda resta la totale inefficacia pratica di questa interrogazione, al pari degli esposti-fuffa dei Patrioti.
Quali poteri reali ha la Regione Marche per annullare un atto dell'Ufficio Scolastico Regionale, che è un'articolazione periferica del Ministero dell'Istruzione e quindi un Ente statale? Nessuno.
La Regione ha approvato lo Statuto del Campana e partecipa alla governance, ma non ha alcun potere gerarchico di annullamento sui decreti ministeriali.
L'atto ispettivo di Marche Vive non bloccherà le nomine di un solo millimetro: è solo l'ennesimo colpo a salve, sparato oltretutto contro un muro di gomma burocratico.
Atto V e finale: la bandierina del "ci sono anch'io"
Se l'atto non ha alcun valore pratico ed arriva fuori tempo massimo, perché depositarlo?
Semplice: siamo di fronte a un’azione mossa esclusivamente dal bisogno di piantare una bandierina e giustificare la propria esistenza in vita nel dibattito politico locale. L'interrogazione di CAPOROSSI è il tentativo disperato di Marche Vive di reclamare un briciolo di visibilità mediatica, inserendosi a forza nel caos del Campana per dire "Ci siamo anche noi".
Un modo per coprire il fatto che, mentre a Osimo la maggioranza GLORIO e l'opposizione si stanno prendendo a sportellate, la Sinistra in Regione stava guardando da un'altra parte.
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