PATROCINI PURE A BIRRA E SALSICCE: ECCO LA FABBRICA DEL CONSENSO
Sono ormai centinaia i "bollini" riconosciuti da un'Amministrazione vogliosa di assecondare qualunque spinta del territorio. E tra poco saremo sotto San Giuseppe col solito "marchettificio" copia e incolla per l'ennesima replica. Un sistema, quello del "riconoscimento morale", sempre esistito ma elevato a sistema dalla Giunta Glorio quale scorciatoia per non scontentare nessuno. Un automatismo che azzera il valore del merito e - mel caso delle sagre - crea disparità con i commercianti

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Se domani mattina un ristoratore del centro storico decidesse di organizzare una serata con musica dal vivo e menu speciale per far quadrare i conti, dovrebbe sobbarcarsi burocrazia, permessi e tasse, affidandosi unicamente al rischio d'impresa.
Giusto così: il mercato funziona così.
Se invece ti chiami, a titolo di esempio, “Associazione Festa della Birra” (con regolare Partita Iva) e organizzi una sagra a Campocavallo con vendita di cibo e spettacoli, la musica cambia: per te si muove direttamente la macchina amministrativa del Comune.
L’ultimo bollino è fresco di protocollo, il numero 23972, relativo alla 15° edizione della kermesse enogastronomica, programmata per settembre.
Sia chiaro: non è un caso specifico e tutt'altro che isolato; insomma non ci interessa il caso specifico quanto evidenziare l’ultimo estratto, in ordine di tempo, da una lista lunghissima, quasi quotidiana, che affolla l'Albo Pretorio del Comune.
Eppure, anche in questo Decreto fresco di stampa, le motivazioni dell'atto sono un capolavoro di equilibrismo burocratico: si specifica che il bollino comunale è un riconoscimento "meramente morale" e che non costa nulla alle casse pubbliche.

Ma qui casca l'asino, ed emergono due domande che un'Amministrazione seria dovrebbe porsi.
La prima: qual è lo spessore culturale o l'alto valore sociale di una pur legittima e divertente festa della birra, tale da meritare lo stemma ufficiale della città?
La seconda: perché l'Ente pubblico deve inventarsi sponsor morale di un'attività che vende specialità enogastronomiche, creando una disparità evidente con i commercianti locali che pagano le tasse tutto l'anno senza alcuna carezza istituzionale?
Applicando un regolamento comunale che risale nientemeno che al 2001 – un quarto di secolo fa – la politica di Michela GLORIO dimostra di aver scelto la via più comoda: il rubinetto aperto.
Della serie: concedere il patrocinio a tutti, indistintamente, per non scontentare nessuno.
Ma quando il massimo riconoscimento della città viene regalato (quasi) a chiunque ne faccia semplice richiesta, il suo valore si azzera.
Vedi l'esempio del "marchettificio" delle benemerenze per San Giuseppe, concesse a pioggia pur di accaparrare pubblicità a buon mercato.
Il meccanismo è identico: non è promozione del territorio ma solo l'ennesimo gettone infilato nella slot machine del consenso.
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