lunedì, 08 giugno 2026

2.200 ANNI DI STORIA PER LE MURA DIMENTICATE DI AUXIMUM

Nel 2027 il colosso in opera quadrata di epoca repubblicana taglierà un traguardo monumentale: da ventidue secoli a difesa di Osimo. Nessuna città nelle Marche (e poche anche in Italia) può vantare altrettanto prestigio architettonico e culturale. Ma in città l'Amministrazione sembra ignorare la ricorrenza, rischiando di sprecare una clamorosa occasione di rilancio turistico da pianificare lungo tutto l'arco del prossimo anno

Di Sandro Pangrazi | 08-Jun-2026 10 min di lettura
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2.200 ANNI DI STORIA PER LE MURA DIMENTICATE DI AUXIMUM

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di Sandro PANGRAZI

A super breve festeggeremo nel silenzio ventidue secoli, tondi tondi, per le nostre mura romane, nate prima di Cesare, prima di Augusto e prima di Cristo.
Una super torta di compleanno che gli osimani rischiano però di spegnere senza invitati. Infatti, mentre il tempo scorre a grandi passi, a Osimo tutto ancora tace. 
Ad oggi nessuno sembra rendersi conto dell’evento in arrivo, a partire da una Amministrazione comunale come addormentata. 
Il valore di questa fortificazione non è solo locale, ma continentale: in Italia esistono pochissimi termini di paragone per una struttura difensiva di età repubblicana in opera quadrata a secco (opus quadratum). 
Per trovare colossi simili bisogna scomodare i resti delle Mura Serviane a Roma (davanti alla Stazione Termini), l'Acropoli monumentale di Ferentino nel Lazio, o le gigantesche mura poligonali di Amelia in Umbria. 
Persino le celebri cinte murarie romane delle Marche, come le splendide mura imperiali di Fano o quelle di Urbisaglia, sono molto più "giovani" (età imperiale) e costruite con mattoni e cemento. 
Quelle di Osimo, invece, appartengono a un'epoca arcaica e gloriosa, ma rischiano di passare sotto silenzio a causa della incultura di una politica locale a dir poco distratta.

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Il silenzio intorno a un primato unico nel Piceno
Camminare oggi sotto il tratto di Via Fonte Magna significa toccare con mano blocchi di arenaria posati nel 174 a.C. 
Eppure, la percezione collettiva degli osimani ignora questo primato. 
Nessun'altra città dell'antico territorio Piceno conserva una fortificazione di questa epoca così vasta e intatta. 
Osimo ha tra le mani una miniera d'oro storica che altrove verrebbe celebrata con festival internazionali, e che qui invece viene trattata come semplice, invisibile arredo urbano.

Porta Musone a sud

I protagonisti e i motivi della costruzione: la geopolitica del 174 a.C.
La nascita delle mura si deve all'intuizione e alla determinazione di due grandi magistrati romani: i censori Quinto Fulvio FLACCO e Aulo Postumio ALBINO. 
Furono loro, nel 174 a.C., ad appaltare questa imponente opera pubblica stanziando i fondi direttamente dall'aerarium, il Tesoro di Stato di Roma.
I due magistrati rispondevano a una pressante necessità strategica: in quegli anni il mondo antico era scosso da tensioni geopolitiche enormi. 
Roma non era ancora l'Impero dei Cesari, ma una Repubblica aggressiva che lottava per il dominio assoluto del Mediterraneo. 
Mentre in Senato CATONE il Censore tuonava contro la corruzione dei costumi e in Oriente il re Perseo di Macedonia riorganizzava le sue falangi per scatenare la Terza guerra Macedonica, Roma doveva blindare l'Italia centrale. 
Il Piceno era una terra strategica, ma instabile. 
Era vitale disporre di una roccaforte inespugnabile come Auximum per prevenire le rivolte dei popoli italici sottomessi e per garantire il passaggio sicuro delle legioni verso il nord Italia.

Quando Ancona era solo "il porto di Osimo": la sottomissione strategica
La straordinaria importanza militare e politica di Osimo rispetto alle città costiere vicine è racchiusa in una delle testimonianze storiche più clamorose del mondo antico. Secoli dopo la costruzione delle mura, durante la drammatica guerra gotica nel VI secolo d.C., il celebre storico bizantino PROCOPIO di Cesarea descrisse le operazioni militari nella nostra regione.
Nette sue cronache, PROCOPIO non esitò a definire Auximum la vera capitale logistica del territorio, ribaltando completamente i rapporti di forza geografici che conosciamo oggi. Lo storico descrisse infatti la ricca città portuale di Ancona non come un centro autonomo, ma subordinato ai nostri avi, definendola testualmente come "porto di Osimo". Era la roccaforte osimana, difesa dalle sue mura repubblicane, a comandare e dettare legge sulle rotte commerciali del mare Adriatico. 
Un primato geopolitico immenso che l'archeologia e le fonti scritte ci confermano, e che oggi la politica locale sembra aver del tutto rimosso dalla propria memoria storica.

Il rito sacro della fondazione
Prima che venisse posata la prima pietra, Fulvio FLACCO e Postumio ALBINO ordinarono lo svolgimento di un rito economico, politico e soprattutto religioso antichissimo: la limitatio e l'inaugurazione del pomerium (il confine sacro). 
Guidati dagli Àuguri, i sacerdoti interpretarono il volo degli uccelli per assicurarsi il favore degli dei. 
Successivamente, un magistrato tracciò il perimetro delle mura guidando un aratro trainato da una vacca e un toro bianchi. 
Nei punti in cui dovevano sorgere le porte, l'aratro veniva sollevato a mano per interrompere il confine sacro e consentire il passaggio delle cose terrene. 
Da quel momento, per la legge romana, le mura diventavano sanctae: chiunque le avesse scavalcate o danneggiate avrebbe commesso un sacrilegio punibile con la morte.

Porta San Giacomo a nord

Un cantiere "lampo" a chilometri zero che ha creato la Osimo sotterranea
La realizzazione materiale dell'opera richiese un cantiere immenso e ferreamente organizzato che, grazie alla spinta strategica di Roma, si rivelò un vero e proprio cantiere lampo, completando l'opera in appena 3 o 4 anni di lavori continuativi. 
La manodopera più dura fu affidata a migliaia di schiavi e prigionieri di guerra, impiegati per scavare la roccia e trainare i pesanti carri. 
Tuttavia, per garantire la stabilità strutturale, i censori assunsero ingegneri liberi, geometri (mensores) e maestri scalpellini (lapidarii).
Fu applicato un principio di massima efficienza: la pietra fu estratta direttamente dai fianchi e dalle viscere della collina stessa. 
L'arenaria locale, friabile appena estratta, veniva squadrata geometricamente sul posto e posata interamente a secco, senza l'uso di malta o cemento. 
Sotto l'azione del sole e dell'aria, la roccia subiva un processo naturale di indurimento che l'ha resa indistruttibile così come ancora oggi ammiriamo. 
Questo colossale lavoro di scavo ha lasciato a Osimo un'eredità unica: le cave sotterranee utilizzate per estrarre la pietra, si trasformarono nel corso dei secoli in quel labirinto di gallerie, cisterne e passaggi segreti che oggi forma la celebre Osimo sotterranea (come le Grotte del Cantinone). 
Avvicinandosi alle mura, si possono ancora scorgere le "marche di cava" e i segni geometrici che gli scalpellini incidevano sui blocchi per calcolare la propria paga a cottimo.

Ritratto di vecchio osimano, una delle sculture più apprezzate a livello internazionale

Le dimensioni colossali e le tre porte strategiche
La cinta muraria fu progettata per cingere l'intero profilo collinare, dando vita a un anello difensivo dalle metriche impressionanti.
LUNGHEZZA: il perimetro originario si sviluppava per ben 2 chilometri (tra i 1.700 e i 2.000 metri). 
Oggi ne sopravvive a cielo aperto un tratto monumentale continuo di circa 200 metri.

ALTEZZA E SPESSORE: la cortina difensiva misurava ben 2 metri di larghezza e svettava fino all'incredibile altezza di 10 metri, rendendo la città inespugnabile a scale o torri d'assedio.

Il transito di merci e truppe era regolato da tre grandi porte strategiche collocate sugli assi viari principali:
Porta Musone (Porta a Sud): il varco più importante del versante meridionale. 
Da qui entrava la Via Nuceria (diramazione della Flaminia). 
Oggi conserva il pilastro laterale originale romano in arenaria alla base, sormontato da un torrione medievale in mattoni.
Porta San Giacomo (Porta a Nord): comunemente chiamata Porta Borgo, sorgeva all'estremità del Cardo Massimo. 
Era lo snodo cruciale per le truppe e le merci dirette a quella Ancona che Procopio definiva, appunto, semplice porto satellite di Osimo.
Porta Sant'Eustachio (Porta a Est): nota storicamente come "Portarella", si apriva sul versante orientale del colle (zona Santa Palazia) per collegare la città alle vallate interne. 
Venne demolita nel 1606 a seguito dell'espansione urbanistica.

Fonte Magna

La culla demografica di Auximum: quanti eravamo alla fondazione?
Diciassette anni dopo l'inizio del cantiere delle mura, nel 157 a.C., il Senato decretò la nascita ufficiale della colonia e quindi di Osimo. 
Ma quanti abitanti popolavano questa imponente fortezza? 
Gli storici stimano che alla fondazione Auximum contasse tra i 2.000 e i 3.000 abitanti totali, più quanti oggi…
Il nucleo originario era composto da un contingente compreso tra i 300 e i 600 coloni ufficiali: maschi adulti, in gran parte veterani delle legioni in pensione o cittadini romani meno abbienti a cui lo Stato assegnava lotti di terra da coltivare tramite il rigido sistema della centuriazione. 
Moltiplicando questa cifra per la media dei nuclei familiari (mogli e figli) e includendo la massiccia presenza di schiavi e liberti, la comunità romana vera e propria si attestava attorno alle 2.000 anime.
A queste si aggiunse una fetta fondamentale della popolazione locale: i Piceni. 
Auximum sorgeva infatti su un preesistente e popoloso centro fortificato (oppidum) piceno. 
I conquistatori romani non sterminarono i nativi, ma avviarono un processo di assimilazione culturale ed economica. 
I Piceni continuarono a vivere nelle campagne circostanti e nei quartieri sub-urbani, integrandosi con la nuova élite dominante e portando la demografia complessiva della neonata città verso i 3.000 residenti. 
Una comunità vibrante e multiculturale, racchiusa in una delle strutture difensive più formidabili dell'antichità.

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Il battesimo sulla pietra: l'iscrizione di Porta Borgo e il Gonfalone
C’è un ultimo elemento che sbatte in faccia all'attuale Giunta l'entità della propria ignoranza non giustificabile, ed è impresso sullo stemma e sul Gonfalone che accompagna il Sindaco nelle cerimonie ufficiali. 
Sotto lo scudo con le Cinque torri campeggia la scritta araldica "VETUS AUXIMUM".
L'origine di questa formula d'identità è scritta direttamente sulla pietra del centro storico, esente dalle storpiature linguistiche e filologiche della saggistica tardiva. Quando Porta San Giacomo (Porta Borgo) venne ricostruita tra il 1487 e il 1488, in pieno Umanesimo, gli architetti incisero chiaramente sui cunei bugnati dell'arco la rigorosa espressione latina VETUS AUXIMUM, ovvero Antica Osimo. 
Quell'iscrizione monumentale – ancora oggi perfettamente visibile a chiunque alzi lo sguardo, nacque come un orgoglioso manifesto politico per ricordare ai viaggiatori che non stavano entrando in un borgo medievale qualunque, ma nella gloriosa e nobilissima fortezza romana che aveva dominato il Piceno. 
Un battesimo storico e monumentale che la politica odierna ha purtroppo ridotto a un vuoto ghirigoro burocratico.

Grotte del Cantinone

Un appello per evitare l'ennesima occasione persa
Un anniversario di 22 secoli non si improvvisa all'ultimo minuto con qualche conferenza stampa in extremis e parole di facciata. 
Richiede, di contro, una macchina organizzativa che sappia dove mirare e soprattutto parta subito per recuperare il ritardo accumulato.
L’auspicio, che si trasforma in una pressante richiesta civica, è che la Giunta GLORIO esca dall'isolamento culturale e avvii una progettazione seria: servono sinergie con il Ministero, la Regione e a livello locale progetti con le scuole e pacchetti turistici mirati per Osimo e le Marche, oltre ad aperture straordinarie notturne delle grotte e delle mura e ad una campagna di comunicazione che ricordi a tutti che Osimo possiede una delle strutture difensive più antiche d'Italia. 
Le mura, ad oggi, hanno resistito ad assedi, guerre e terremoti per 2.200 anni di seguito; l'unica cosa a cui non potrebbero resistere è l'ulteriore indifferenza di chi dovrebbe celebrarle.

https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo

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