venerdì, 09 ottobre 2026

MACERATA LO ASSOLVE, LA PROCURA EUROPEA LO SBATTE IN CELLA CON L'ACCUSA DI MAXI FRODE IVA: ARRESTATO L'IMPRENDITORE FIDARDENSE MARCO BRUGLIA

Scagionato a maggio, il 58enne di Castelfidardo a ottobre finisce a Montacuto; arresti domiciliari per la "mente legale" l'avvocato Domenico BASILE, 67 anni, di Porto Recanati. Il blitz dell'Eppo di Torino svela un carosello da 100 milioni smistato tra 6 Paesi Ue. Sequestro da 25 milioni a copertura dell'imposta evasa

Di Sandro Pangrazi | 09-ott-2026 6 min di lettura
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MACERATA LO ASSOLVE, LA PROCURA EUROPEA LO SBATTE IN CELLA CON L'ACCUSA DI MAXI FRODE IVA: ARRESTATO L'IMPRENDITORE FIDARDENSE MARCO BRUGLIA
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di Sandro PANGRAZI
 
Una colossale tempesta giudiziaria di stampo transnazionale scuote l'imprenditoria e il mondo delle professioni locali, svelando un network criminale capace di far rimbalzare fatture e merci tra Italia, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria.
È questo lo scacchiere europeo smantellato in un blitz congiunto della Guardia di Finanza di Torino e Ancona, che ha portato all'esecuzione di 18 ordinanze di custodia cautelare in tutta Italia, colpendo duramente il cosiddetto "polo marchigiano".
L'iniziativa e l'indagine sono della Procura Europea (EPPO – European Public Prosecutor's Office), l'organismo indipendente dell'Unione Europea nato nel 2021 per tutelare i fondi comunitari e combattere le grandi evasioni fiscali internazionali.
L'inchiesta ha scardinato una gigantesca "frode carosello" nel settore del commercio di materie plastiche e polimeri con un giro di fatture false per oltre 100 milioni di euro e un maxisequestro da 25 milioni di euro.
Tra i cinque arrestati del "nucleo marchigiano" figurano due volti abbastanza noti del nostro circondario: l'imprenditore fidardense Marco BRUGLIA, 58 anni, e l'avvocato portorecanatese Domenico BASILE, 67 anni

 


Dietro le quinte della Giustizia: perché l'inchiesta parte da Torino?
Molti lettori si chiederanno come mai un'indagine che colpisce imprenditori delle Marche venga gestita da magistrati di Torino per conto di un organo dell'Unione Europea.
Si tratta di una dinamica complessa: la Procura Europea (EPPO) ha la sua sede centrale a Lussemburgo, ma per operare nei singoli Stati si articola in uffici territoriali.
In Italia ne esistono 9, e la sede di Torino ha la competenza sui grandi reati finanziari che toccano il Nord-Ovest o che lì hanno il proprio baricentro economico.
Poiché le aziende "filtro" principali usate per far rimbalzare i soldi all'estero erano collocate sotto la giurisdizione piemontese, i Procuratori Europei Delegati di Torino hanno preso in mano le redini del caso.
Non avendo però l'EPPO dei propri tribunali o dei propri giudici, i magistrati europei si sono dovuti rivolgere al Gip del Tribunale ordinario di Torino, l'unico che per legge ha il potere di firmare materialmente gli arresti e i sequestri eseguiti poi dalle Fiamme Gialle ad Ancona e Macerata.
 
L'avvocato Domenico BASILE, 67 anni, di Porto Recanati, finito ai domiciliari
 
Il paradosso fiscale: già giudicato e innocente, Bruglia finisce in cella
È proprio in questo intreccio burocratico che esplode la vera bomba mediatica ed etica dell'inchiesta, legata al principio del ne bis in idem, la colonna portante del diritto occidentale secondo cui nessuno può essere perseguito due volte per lo stesso identico fatto.
Solo pochi mesi fa, nel maggio scorso, l'imprenditore fidardense Marco BRUGLIA era stato assolto con formula piena dal Gup del Tribunale di Macerata dall'accusa di aver emesso un milione di euro di fatture false per la medesima ipotesi di evasione Iva.
Eppure, l'EPPO di Torino ha firmato un nuovo ordine di arresto, spedendolo direttamente dietro le sbarre della casa circondariale di Montacuto per le stesse identiche contestazioni da cui era già stato ufficialmente scagionato.
Una ferita profonda per i diritti civili, che mette in luce i drammatici "coni d'ombra" informativi tra i diversi uffici giudiziari italiani.
 
L'anomalia italiana: perché all'estero tutto questo non succede
Il caso BRUGLIA accende violentemente i riflettori su un'anomalia tutta italiana, inimmaginabile nei principali Paesi occidentali.
Nel mondo anglosassone (Stati Uniti e Regno Unito) o in Germania, l'uso della custodia cautelare al buio per reati di natura finanziaria è un evento rarissimo, limitato a casi di conclamata e immediata fuga all'estero.
Ma soprattutto, all'estero i sistemi informatici della magistratura sono centralizzati e trasparenti in tempo reale: se una persona viene assolta a Monaco, l'ufficio di Amburgo lo vede sul terminale un secondo dopo.
In Italia, invece, si consuma un metodo che molti giuristi non esitano a definire barbaro: la mano destra (l'EPPO a Torino) non sa cosa ha sentenziato la mano sinistra (Macerata) pochi mesi prima!
Lo Stato preferisce colpire subito con il carcere preventivo per bloccare i flussi economici, ribaltando l'onere della prova e costringendo il cittadino innocente a dimostrare l'errore burocratico da dietro le sbarre della cella, a danno già ampiamente consumato sulla propria vita e reputazione.
 
La matematica della frode: 100 milioni di finto giro, sequestro pari all'Iva
I numeri snocciolati dalla Guardia di Finanza rivelano la precisione economica della contestazione che si nasconde dietro l'architettura estera.
I 100 milioni di euro individuati dagli inquirenti non rappresentano il fatturato reale di aziende produttive, bensì la somma totale del fatturato fittizio lordo generato attraverso l'emissione di fatture false per operazioni inesistenti.
Di conseguenza, i 25 milioni di euro congelati preventivamente dalle Fiamme Gialle sui conti correnti e sui beni immobili degli indagati, corrispondono - al netto di sanzioni e aggravi transnazionali - all'ammontare complessivo dell'Iva ordinaria al 22% evasa e mai versata all'Erario.
Il profitto illecito del sodalizio si basava proprio su questo: intascare l'imposta pagata dai clienti italiani reali e farla sparire attraverso il carosello europeo.
 
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I ruoli d'accusa e la battaglia davanti al Riesame
Nello scacchiere tracciato dall'Eppo, i ruoli dei due indagati della Val Musone sono ben definiti: Marco BRUGLIA, arrestato, viene descritto come il perno gestionale, addetto alla movimentazione materiale delle cartiere della plastica sul territorio; mentre all'avvocato Domenico BASILE, finito ai domiciliari, viene contestato il ruolo di "mente legale" fiduciaria di Giuseppe CEROLINI (ex patron della Civitanovese) incaricato di pianificare e schermare giuridicamente lo schema societario dai controlli del fisco.
Durante l'interrogatorio di garanzia a Montacuto, BRUGLIA – assistito dall'avvocatessa Valentina ROMAGNOLI – si è avvalso della facoltà di non rispondere, una scelta tecnica dettata dal pochissimo tempo concesso alla difesa per visionare la mastodontica mole di atti inviati da Torino.
I legali hanno però subito depositato sul tavolo del Gip l'atto formale dell'assoluzione di maggio, sollevando il durissimo cortocircuito giurisprudenziale.
Le difese, inclusa quella dell'avvocato BASILE, sono già al lavoro sui ricorsi d'urgenza da presentare al Tribunale del Riesame per chiedere l'immediato annullamento delle ordinanze e sanare una stortura burocratica che ha trasformato la presunzione di innocenza in una prigionia preventiva.

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